Esportare il jazz siculo nei più importanti e rinomati festival italiani e internazionali, questo l’obiettivo della Catania Jazz Marathon, rassegna tenutasi giorno 4 e 5 maggio all’auditorium dell’ex monastero dei Benedettini di Catania.
L’iniziativa, organizzata dall’associazione Catania Jazz, l’assessorato ai beni culturali e l’università di Catania, ha contato l’esibizione di 10 band - nell’arco dei due giorni della rassegna - riscuotendo molti consensi da parte del pubblico, che ha fatto registrare il tutto esaurito in entrambe le serate.
Unica piccola nota di demerito: non è ben chiaro il motivo per cui questa iniziativa (a differenza della rimanente parte della rassegna Circuiti Culturali) sia stata organizzata prevedendo il pagamento di un biglietto d’ingresso anche per gli studenti universitari, seppur a prezzo ridotto (quasi simbolico considerata la riduzione di un solo euro).
Serata del 4 Maggio (recensione di Daniele Melarancio):
Di grande fattura il duetto proposto da Antonio Ferlito (chitarra) e Antonella Leotta (voce). La cantante si è liberamente ispirata alle celebri voci del jazz quali Sarah Vaughan e Meredith D’Ambrosio. Calda e sensuale, Antonella guida con classe e delicatezza le note della chitarra che la accompagna, ottenendo una mescolanza di ragguardevole profondità.
E’ il turno poi del Cristiano Giardini Quintet che onora Steve Swallow (celeberrimo contrabbassista e bassista dagli anni ’60 in poi), affidandosi alla pluriennale esperienza dei suoi componenti. Citiamo: Nello Toscano (contrabbasso), Claudio Cusmano (chitarra) e Pucci Nicosia (batteria), la cui ritmica si mostra coinvolgente ed efficace.
Ma si è dato spazio anche al cantautorato, con l’esibizione della giovane voce Gabriella Grasso, coadiuvata dall’ Ivan Cammarata Quartet. Chitarra alla spalla, la talentuosa cantautrice richiama liriche ricercate, con evidente flessione alla bossa nova e saudade, significativo l’apporto della tromba di Cammarata.
La più innovativa tra le band proposte, Ensemble Est Ovest chiude la serata, consegnando al pubblico un ottimo missaggio di sonorità che richiamano ad un jazz con chiare influenze di stampo etnico. Di notevole talento il contrabbassista, Pier Paolo Alberghino, che riesce a dare corposità e qualità all’insieme.
Ospite di lusso, infine, Rosalba Bentivoglio, compositrice e cantante ormai affermata da anni in campo internazionale, che accompagna nel finale la Enzo Pafumi Band.
Serata del 5 Maggio (recensione di Giorgio Romeo):
Si inizia con il Trio Amato. La band propone un jazz a tratti apparentemente poco orecchiabile, ma sicuramente di qualità elevata. Protagonista sarà Elio Amato, che si alternerà tra pianoforte, filicorno e contralto, mostrando comunque maggiore sicurezza sul primo strumento. Gli accordi si succedono veloci, coinvolgendo lo spettatore con una musica che si mostra allo stesso tempo “Tradizionale” e “Moderna”. Da citare infine il largo uso di bicordi del il contrabbassista Alberto Amato.
La seconda band ad esibirsi in questa serata sarà il Dino Rubino Quartet, che tuttavia forse sarebbe più opportuno chiamare “Trio”, considerata l’assenza del batterista Fabrizio Giambanco. La ritmica sarà dunque scandita dalle sole note del contrabbasso di Nello Toscano, e i dolci accordi del pianoforte elettrico creeranno una atmosfera dove la melodia fa da padrona. Il gruppo esegue degli standard, sia italiani che internazionali, l’ultimo brano, “Arrivederci”, porterà alcuni spettatori a canticchiarne il motivo, riconoscendolo come “Canzone” cantata da Nicola Arigliano.
Pieno entusiasmo per l’esibizione del Giuseppe Finocchiaro Trio. Il jazz di questo gruppo è cupo (personalmente azzarderei a definirei alcuni brani come: “Ballate dissonanti), viene lasciato molto spazio a Finocchiaro (Pianoforte), che impegna la scena da solo in alcuni brani. Interessante l’uso della batteria di Antonio Moncada, che sperimenta sonorità nuove senza limitarsi a fare dei “Pattern” ritmici. Al contrabbasso ancora Nello Toscano, che tuttavia appare meno “Sciolto” rispetto agli standard eseguiti con la band precedente. Il musicista farà comunque una buona esecuzione, dimostrandosi molto versatile.
Sarà invece un jazz giovane quello del gruppo "Portrait en Jazz Mediterraneen". Il trio -formato da chitarra, batteria e basso - sfiora a tratti il fusion, trascinando la platea con sonorità piene e coinvolgenti. La maggior parte dei brani eseguiti sono composizioni del chitarrista Osvaldo di Dio, che si dimostra molto promettente, nonostante la giovane età. Verranno eseguiti successivamente uno standard di Chick Corea e “Lucy in the Sky with Diamonds”, facendo un tributo ai Beatles in in occasione del 40° anniversario dalla pubblicazione di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”. Entrambi i pezzi sono stati riarrangiati con maestria.
Gran finale con il Gaetano Cristofaro ensemble, quartetto che ha visto il leader della band alternarsi tra sax e clarinetto, coadiuvato dal pianoforte di Alberto Alibrandi, la batteria di Antonio Moncada (già esibitosi con il Giuseppe Finocchiaro Trio) ed il contrabbasso di Albero Amato (del Trio Amato).
Articolo di Daniele Melarancio e Giorgio Romeo inserito il 07/05/2007