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Keith Richards
- leggenda a sei corde
di Massimo Vinci
Dare una definizione di una delle leggende del Rock non è semplice,
forse il modo migliore è lasciare la parola al diretto interessato
<<Due dita, cinque corde e uno stronzo che le suona >> che in una
intervista rilasciata a Paolo Battigelli dichiarò :”Cosa potrebbe
fare un povero ragazzo, se non suonare in una rock’n’roll band?”.
Keith “the human riff” Richards è da sempre l’anima dei Rolling
Stone, tanto che le volte in cui il buon Jagger ha tentato di
intraprendere la strada dell’album solista per dimostrare chi fosse
la vera mente della band, i fans hanno risposto con un “Ricevuto
Mick, la mente è Keith adesso torna a casa “. Chitarrista di chiara
matrice blues, ammiratore di Scotty Moore (avete presente la
chitarra nei brani di Elvis? Era lui), non è certamente quel che si
può dire un fulmine di guerra né un mostro di tecnica, ma ha
indubbiamente segnato la storia del Rock con uno stile
personalissimo, dei riff taglienti, al vetriolo, uno per tutti "(I
can't get no) Satisfaction" del 1965 .
Quando ha inizio,
1962, la storia dei Rolling Stones Keith non ricopre il ruolo di
solista, bensì di chitarrista ritmico, successivamente con la
mutazione di Brian Jones in polistrumentista e la sua tragica
scomparsa, Richards diviene lead-guitar a tutti gli effetti, ma non
prima dell’uscita di scena di Mick Taylor, precedentemente chiamato
a rimpiazzare Jones.
Autore di capolavori, in coppia con Jagger, come la già citata “(I
can't get no) Satisfaction” e “Start Me Up”, “Angie”, “Brown Sugar”,
Keith è legato a doppio filo con la Fender, Fender Telecaster,
nonostante nel corso degli anni siano passate tra le sue mani Gibson
Les Paul Custom e una Gibson 335 nera con tremolo Bigsby.
Peculiarità di “The Human Riff” è quella suonare con solo cinque
corde e con una accordatura non standard, ma lasciamo a lui l’ultima
la parola <<Se mi considero un guitar hero? Non sono mai stato in
gara. Mi sono scordato di compilare l’apposito modulo
d’iscrizione>>.
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