BONJOUR, PHOTOGRAPHIE: LA MITOSI DELL’IMMAGINE

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di Roberto Pirruccio

Una fanciulla gravida che s’appresta a diventare una mamma bellissima: questo rappresenta, artisticamente, il periodo centrale di quell’Ottocento figurativo che fa capo a realismo, naturalismo e impressionismo. La fanciulla è, inevitabilmente, d’aspetto e d’emozione francese, intrisa di genuina sfrontatezza verso glorie e trionfalismi che nel mondo (collassante) attorno costituivano il “reale” imposto. E lei decide di danzare, sciogliendo i capelli e mostrando le proprie imperfette nudità, tra le penne senza eroi di Baudelaire, di Flaubert o di Zola e sulle tele di Courbet, di Millet o di Codot. Nient’affatto lusingata da quell’apparire “vera”, dal sentirsi vera perché specchio non-distorto del reale, la fanciulla prende spunto dalla voglia di costringere il presente dentro il campo dei suoi sensi e diventa impressionista. La cattura dell’immagine, seppur resa innovativa dal linguaggio, resta ferma e inamovibile nei suoi scopi basilari: presentare, rappresentare, aderire al quotidiano. È il pennello del pittore che dirige gli orchestrali mentre fanno colazione sull’erbetta.

Finché la nostra donzelletta non si accorge di aver maturato un bisogno fisiologico nel suo relazionarsi al mondo naturale, legato a fattori di tipo strettamente comunicativo: il mondo, adesso, si può vedere con tanti occhi diversi. Adesso, il calendario segna approssimativamente il 1850; sempre più ritrattisti cominciano a mettere in soffitta cavalletti, tavolozze e pennelli, cominciando ad accarezzare le succose novità tecnologiche messe a disposizione dal progresso scientifico. E’ il momento migliore, quello giusto, perché dal ventre materno prenda vita (e muova fin da subito i primi passi) quell’universo tascabile che è la fotografia.

Il contesto fotografico diventa, in brevissimo tempo, l’approccio insostituibile – l’unico possibile – all’oggettività per chiunque volesse riprodurre la realtà. La selezione dispendiosa e sudata che caratterizzava il “distacco interpretativo” del pittore non ha più ragione d’esistere. Le specificità d’intenti di pittura e fotografia cominciano a dirigersi verso strade diverse: è ad uno scatto che verrà assegnata la riproduzione; è ad una pennellata che verrà affidata la comunicazione.