Buon Viaggio Karol

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di Salvo Tomarchio

 

 Aggiungere altro alla valanga di parole con cui è stata sepolta la povera salma di un grande Pontefice forse potrebbe sembrare un esercizio sterile. Decine di definizioni hanno cercato di disegnare i contorni di un lungo pontificato e di un Papa così grande da rendere a forza ogni ritratto parziale.

Forse è anche inutile spingersi in giudizi e retrospettive  premature e davvero complesse. Non è il momento. L’emozione, la possibilità di vivere da protagonisti un evento storico, ci farebbe cadere nel luogo comune e nella retorica, nell’acritica analisi di una figura che ha rappresentato per tutti, credenti e non, un punto di riferimento, una volta tanto, davvero significativo.

Tutti però in questi giorni abbiamo avuto la necessità di scrivere qualcosa, di fermarci e pensare un momento. Molti hanno sentito la necessità di partire e raggiungere Roma. Ognuno di noi ha fatto un poco i conti con se stesso, con il ricordo personale di Wojtyla, e con il bisogno di infinito che ci portiamo dentro, a volte ben camuffato.

E’ stato il Papa dei giovani, delle masse, dei poveri del mondo. E’ stato l’operaio, lo sciatore, il filosofo, il poeta, il viaggiatore e il grande comunicatore. Tutte immagini che tentano di rendere la grande complessità e la grande ricchezza di un Pontefice che ha condotto la Chiesa e ha cavalcato l’ultimo quarto del Novecento senza sottrarsi a nessuna delle grandi sfide della Storia. Uscendone spesso vincitore e sempre a testa alta .

Una cosa, però, ci piace sottolineare. Forse la vera chiave del successo del “miglior frontman della Chiesa” ,come lo ricorda il leader degli U2,  è stata la sua profonda umanità. La capacità di mostrarsi sempre vicino alla gente, Uomo prima di tutto, in ogni istante della sua vita.

La sua debolezza fisica è stata la sua forza maggiore. Il suo coraggio e la dignità della sua sofferenza è stata la sua più grande testimonianza. La sua migliore lezione per tutti, credenti e non.

 Forse è questa la ragione principale per cui  Roma e  tutte le piazze del mondo si riempiono di milioni di fedeli che danno vita ad un evento religioso di massa davvero difficile da immaginare in un Europa secolarizzata e portatrice distratta di un cattolicesimo che troppo spesso sembra essere soltanto tradizione.

“Se sarete quello che dovete essere metterete a fuoco il mondo”. Potrebbero essere le parole di un rivoluzionario, di un guerrigliero o di una rockstar . Invece è il messaggio universale che con il sorriso sulle labbra e il cuore pieno di gioia Giovanni Paolo II lasciò ai giovani di tutto il mondo in occasione del Giubileo. Ognuno lo interpreti al meglio. Noi intanto vogliamo ringraziarlo. Buon viaggio Karol!