Scienze della Comunicazione quattro anni dopo. Facciamo il punto della situazione

“Non dobbiamo diventare gli immigrati del 2004!”

di Daniela Seggi

 

Nell’ottobre 2001 è nato “a costo zero”, ovvero senza oneri aggiuntivi per la Facoltà, il corso di Laurea in Scienze della Comunicazione, che ha registrato un boom di iscrizioni e continua a riscuotere successi tra i diplomati della Sicilia Orientale. Gli iniziali disagi non hanno fermato la Facoltà di Lettere e Filosofia, che ha tentato di assestare la situazione. Dopo 4 anni di lavori, ci chiediamo quali obiettivi siano stati raggiunti, interpellando Massimo Caponetto, Rappresentante degli Studenti del Corso di Laurea. Il pensiero comune a tutti gli studenti è che il taglio dei fondi e la riforma dell’ordinamento del “3+2” hanno abbassato la qualità della formazione e del bagaglio culturale degli studenti.
Diversi problemi sono ancora da risolvere, dalle difficoltà dello studente catanese ad approdare nei lidi delle specializzazioni degli atenei del Nord, alle difficoltà di conciliare la propria laurea con le offerte di lavoro proposte dal territorio.
Un dato significativo sui primi laureati in Scienze della Comunicazione a Catania è che undici studenti su tredici sono stati costretti a trasferirsi al Nord per prendere una laurea di secondo livello. “Non dobbiamo diventare gli immigrati del 2004”, dichiara con fermezza Massimo Caponetto “con la riforma del 3+2 la qualità dell’insegnamento non è migliorata. Questo ha provocato la fuga degli studenti dall’ateneo catanese che, però, anche al Nord rischiano di restare con una laurea di primo livello per le difficoltà d’accesso alle specializzazioni, a causa del numero chiuso, istituito in alcune facoltà come Bologna, o dell’esoso costo delle tasse e degli affitti”.Uno degli obiettivi della riforma era quello di ridurre il numero di ritiri da parte degli studenti, ma questo non è successo.Gli studenti si trovano di frontead innumerevoli ostacoli che li demoralizzano e li inducono ad abbandonare l’Università. L’aumento delle tasse universitarie, l’aumento del tetto dei crediti da raggiungere per passare all’anno successivo, l’aumento degli affitti degli alloggi: tutto questo contribuisce, di fatto, a negare il diritto allo studio ai fuorisede, ai lavoratori o a coloro che hanno un reddito economico basso.
I fuorisede sono penalizzati per quel che riguarda gli alloggi. Nel 2004 sono state inoltrate più di tremila richieste per soli ottocento posti letto.
La riforma del 3+2 è nata per produrre laureati giovani da immettere nel mondo del lavoro, nei confronti del quale, però, risultano impreparati a causa dello scollamento tra laureato e territorio.
In realtà, uno studente in Scienze della Comunicazione che volesse diventare giornalista, si trova di fronte ad un bivio: fare una lunga gavetta all’interno delle testate locali, oppure seguire una scuola di giornalismo, fuori dalla Sicilia, e entrare a far parte dell’Ordine dei Giornalisti, il quale nega la libertà di studio non accordando agli atenei italiani la nascita di una laurea in giornalismo.
“Per risolvere tutti i problemi – aveva affermato il dott. Pioletti, Preside della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere in occasione di un’assemblea studentesca dello scorso ottobre – è necessario calare la realtà esterna all’interno dell’ateneo, aprendo un confronto con gli organi universitari, che devono anche ammettere i propri errori”. Per questo è stato organizzato dagli studenti uno movimento che si pone come interlocutore del Consiglio di Facoltà, per collaborare alla risoluzione dei problemi ancora in sospeso ed evitare un futuro ricco di laureati non qualificati e disoccupati.

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