Ce ne libereremo
mai?
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di Marialuisa Silvestro
Quanti sono gli studenti che per andare in facoltà utilizzano la
propria macchina (i più fortunati) o il motorino? Tanti, anzi
tantissimi. Purtroppo però ogni giorno questa comodità viene pagata
a caro prezzo: non si parla del caro benzina e neanche dei ripetuti
ritardi alle lezioni a causa del traffico cittadino che va sempre
più peggiorando, la vera piaga che uno studente “motorizzato” è
costretto a sopportare è la perenne tracotanza dei nostri cari
posteggiatori abusivi. Da qualche anno a questa parte la loro
presenza a Catania si è moltiplicata, in ogni zona centrale della
città è possibile scorgerne uno in lontananza, che come una
sanguisuga si avventa sul primo malcapitato che osa posteggiare la
propria macchina nella zona in suo possesso. La cosa curiosa è che
non si capisce come quella zona sia in loro possesso e su quali
basi, visto che la strada dovrebbe essere pubblica e quindi esente
da qualunque tipo di tassa di pedaggio o altro. Purtroppo anche
nella nostra facoltà dobbiamo avere a che fare con questi nuovi
lavoratori onesti, i quali non solo si possono trovare nei pressi di
Piazza Dante, ma anche di fronte il monastero per la salvaguardia
dei nostri motorini. La loro presenza potrebbe essere quanto mai
irrilevante, nel caso in cui con modestia ed educazione si
mostrassero grati della monetina offerta loro per questo oneroso
compito; il problema nasce quando ciò che dovrebbe essere un’offerta
facoltativa da parte degli studenti e non, diventa qualcosa di
dovuto a tutti i costi.
Ultimamente è veramente oltraggioso vedere come alcuni di loro si
rivolgono agli studenti, alcuni utilizzano un linguaggio colorito,
altri usano la tattica della minaccia velata. Tutto ciò è
scandaloso, in primis perché come ricordato sopra, il territorio su
cui noi passiamo e parcheggiamo i nostri veicoli è pubblico, secondo
poi perché questi eroi per le nostre vetture, non sono autorizzati a
chiedere proprio nulla, proprio perché abusivi e quindi senza un
documento che attesti il loro possesso su una determinata zona della
città.
Tornando per un momento al caso universitario, ci si chiede se sia
possibile fare qualcosa all’interno dell’Università stessa
(attraverso una raccolta firme ad esempio) per riuscire a cambiare
le cose e non dover negli anni futuri sopportare ad oltranza questa
loro ingombrante presenza, soprattutto visti gli innumerevoli
episodi, che la gran parte degli studenti non è più disposta a
sopportare.
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