L'editoriale di "Sapevatelo"

Una settimana da ricordare, ma non per tutti
                                                                                                                                           
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di Massimo Caponetto

Non vi è dubbio, la settimana appena trascorsa rimarrà impressa nella mente di molti, per non dire di tutti. Sicuramente la ricorderemo in modo particolare noi italiani, che ci ritroviamo alla fine di questi sette giorni con un nuovo Papa ed un nuovo governo.
Dunque, lavoro intenso per tutti coloro che fanno dell’informazione il loro pane quotidiano, alla ricerca di qualche news, tra una stanza del Vaticano e una di Montecitorio.

Mentre scrivo, Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, sta celebrando la sua prima messa domenicale da Papa. Non mi soffermerò su quest’ultimo evento, ma un piccolo accenno, alle reazioni che questa scelta ha suscitato, mi sembra doveroso.
Nelle community della rete questa designazione ha dato vita, come era d’altronde prevedibile, a pareri contrastanti, da chi lo vede come un nuovo “anticristo” a chi ne ammira le doti aspettando di vederlo all’opera.

Di certo, tutti hanno compreso che dietro la scelta di Ratzinger vi è una chiara linea di continuità con il pontificato di Papa Giovanni Paolo II.
Ritengo che, difficilmente si vedranno scelte coraggiose da parte della Chiesa nei prossimi anni, ma è anche doveroso aggiungere che non credo sia la posizione giusta, per uno stato laico, aspettare che la Chiesa si ammorbidisca su temi importanti, come quelli sui contraccettivi o sui diritti alle coppie gay.

Uno Stato democratico deve evitare che si insinui tra i cittadini la convinzione che certe scelte non si possano fare perché la Chiesa pone il suo veto. Uno Stato che voglia dirsi laico deve fare valere la forza del dialogo, e non quella del progresso o del conservatorismo, adducendo scuse legate a mode che cambiano o ad un futuro che sta dissolvendo le vecchie certezze.

Le scelte devono essere fatte perché le si ritengono giuste per la felicità e il bene della comunità, e non perché si sia schiavi dei tempi e delle mode.

Al di là di ogni polemica, abbiamo fortunatamente assistito, in Piazza San Pietro ad un evento che ha unito centinaia di migliaia di persone con milioni sparsi in tutto il globo, dalla tristezza della morte alla felicità per il nuovo simbolo della cristianità nel mondo.
Che si sia credenti o meno è stato un evento che entra nella Storia e cambia la Storia, ora, quest’ultima ha bisogno che prosperi il dialogo e che la lingua di questo dialogo sia soprattutto araba.


Chi non è entrato nella storia è Silvio Berlusconi. Il suo governo non è riuscito a superare l’estate e dopo il voto delle regionali si avvicinano grossi nuvolosi a forma di scudo crociato. Il rimpasto è stato fatto, fuori: Gasparri, Urbani, Sirchia. Dentro: Tremonti e Storace.

Il nostro paese si dirige dunque verso nuove elezioni, il governo bis di solito è il segnale, bisognerà capire quando si terranno e soprattutto che clima vi sarà nel paese in quel momento.
Di certo questa instabilità non fa bene, qualsiasi governo la crei, di fronte ad un mercato che oscilla paurosamente, sono segnali di debolezza a cui si deve porre rimedio.

Si dice sempre che siamo in ritardo, che non vi è sviluppo, ma nonostante tutto riusciamo a cavarcela, con sacrifici e colpi di coda, ma appare sempre più chiaro che la politica dell’arrangiarsi sta diventando sempre più difficile da perseguire e sempre più spesso si assiste ad una dilagante depressione negli animi dei giovani italiani, ovvero di coloro che dovrebbero “reggere” questo paese nei prossimi anni.

 

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