| 60 anni di Libertà.
E di parola. di Giovanni Bronzino
Non un 25 aprile qualunque, quello del 2005. Quest'anno infatti
ricorrevano i 60 anni dalla Liberazione dell'Italia dal
nazifascismo, e in clima particolare.
Da una parte la commemorazione arriva nel pieno di un percorso di
riforme costituzionali che, se compiuto, rivoluzionerà la Carta del
1948, dall'altra il paese si ritrova un governo di appena tre giorni
senza neanche la fiducia, in un clima da caduta degli dei, dopo la
sconfitta patita dalla Casa delle Libertà il 4 e 18 aprile.
Del resto, di per sé, il 25 aprile non è una festa qualunque. Se per
i cristiani di ogni parte del mondo il 25 dicembre è l'apoteosi del
proprio essere credente in qualcosa che ha dello straordinario, così
il 25 aprile in Italia è da 60 anni l'apoteosi del credere in un
paese libero, sicuro e migliore civicamente. Una festa laica, ma
conquistata col sangue di tanti eroici straccioni che a metà degli
anni '40 si sono chiesti se volevano continuare a subire le angherie
dei nazisti e degli ultimi fascisti. Quegli uomini passarono alla
storia prima come partigiani e poi come eroi di una nuova Italia
che, scrollatosi il fascismo di dosso, seppe darsi una nuova forma
istituzionale moderna e democratica (la Repubblica) e
successivamente una Costituzione che condensasse i valori di civiltà
delle forze che hanno reso possibile la Liberazione (comunisti,
socialisti, cattolici, liberali) e dalla quale potessero derivare
tutte le leggi che avrebbero regolato la vita dei nuovi italiani.
Una Carta che il senatore a vita Scalfaro ha definito su Il Sole 24
ore, "fresca di stampa" e, quindi, che non necessita di quegli
stravolgimenti che la Lega Nord di Bossi vuole portare a termine
entro la fine dell'estate. Se quindi la Costituzione è attualissima
e viva, anche la lotta dei partigiani potrebbe apparire attuale, o
almeno quel clima di Resistenza all'arroganza al potere.
Quindi un clima rovente di suo che a Catania ha rischiato di
infiammarsi. Il corteo, partito da piazza Stesicoro e chiusosi in
piazza Dante, avrebbe dovuto vedere il fronte antifascista catanese
compatto e forte nel gridare la propria gioia per i 60 anni di
libertà italiana e la propria opposizione a ogni tentativo di far
tornare al potere, se non proprio i fascisti in camicia nera, certi
individui che non negano di avere delle simpatie per certe canaglie
sconfitte dalla Storia a suo tempo. Invece il sedicente "Comitato
Antifascista Catanese" alias centro sociale Experia, ha cercato di
porsi prima come avanguardia del corteo e poi come giudice di chi
poteva e chi non poteva partecipare al corteo. Quando il nostro
collega, dottorando in Lettere, Giordano Otello Marilli, ha chiesto
agli “experini” di far passare in testa al corteo i partigiani
dell'omonima associazione nazionale (ANPI) e quindi tutte le varie
associazioni, sindacati e partiti, ha prima ricevuto uno spintone e
poi degli insulti per la sua appartenenza al Partito dei Comunisti
Italiani. Il collega, per la cronaca, ha ancora un certo gonfiore
sul viso. Agli “experini” è toccato il fondo del corteo, ma ai
partecipanti è toccato sentire da quel megafono, non canti
partigiani o inni di gioia per il 25 aprile, ma un sonoro "fuori
Bianco dal corteo", che alludeva alla presenza discreta del
candidato sindaco dell'Unione, Enzo Bianco. A detta del centro
sociale l'ex sindaco di Catania e deputato della Margherita, non
avrebbe le carte in regola per stare nel corteo, pur essendo colui
che da ministro dell'Interno firmò un decreto per sciogliere Forza
Nuova, noto movimento neofascista.
Nessuno nel corteo è stato al loro gioco, cercando di giudicare
quanto gli “experini” siano realmente di sinistra o quanto la loro
attività sia realmente utile alla città di Catania, perché la
Liberazione è anche questo: dare la possibilità di dire ciò che si
vuole a chiunque. Finito il corteo in piazza Dante e i discorsi dei
partigiani dell'ANPI, i membri del sedicente Comitato Antifascista
Catanese sono stati lasciati soli a gridare in una piazza
magnificamente assolata e giustamente desolata.
I conti finali parlano di una festa riuscita in ogni angolo del
Paese e una partecipazione a Catania di circa 500 cittadini. Con
buona pace di chi trama nell'ombra per cancellare questa festa
dandola per morta e obsoleta.
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