L’occhio dell’eros

di Roberto Pirruccio

La dimensione erotica è figlia primogenita della percezione, per cui diventa necessario far riferimento immediato al suo legame con la sensorialità. Le diverse proposte d’approccio che i nostri sensi elaborano, a partire da uno stimolo – esterno o interno che sia – costituiscono ciò che libera, ad esempio, la modalità d’espressione del corpo. È l’attimo di cattura che permette all’occhio di scegliere se perseguire nel proprio momento d’osservazione o se mutare prospettiva e vestire i panni del messaggero, del comunicatore. Così il movimento di una mano può tramutarsi in danza, tutta da guardare, a partire da disegni carezzevoli, o proporre a se stesso di convogliare entrambe le intenzioni in un’unica sfumatura sensoriale, appunto. Se, quindi, il tempo è incastonato ad arte in un contesto stimolante, il raggio d’azione diventa congeniale alla distribuzione dei ruoli d’ogni “fetta” – fisica e mentale – di noi.

Una volta individuato il fattore intermediario tra sensibile e percepibile, protagonista diventa la matrice del contatto. S’è parlato di “noi”: in un rapporto di condivisione, quale quello erotico, le dimensioni di “io” e “tu” acquistano un’ulteriore potenziale connotazione, convergendo in una sfera comune che riguarda in maniera essenziale tutte le corrispondenze d’intenti. Non più, allora, propositi personali, ma suggerimenti, raccolti ed elaborati, da ciascuna delle parti che, nel momento di fusione, compongono la macchina erotica, dall’eccitazione momentanea dovuta a un’estemporanea visione (esterna) al continuo e concordato scambio di effusioni.

Se ne evince, a questo punto, una sistematica e propedeutica cancellazione delle distanze: lo spazio erotico viene quindi a definirsi all’interno di una struttura completamente differente rispetto al mondo quotidiano. La visualità cessa di muoversi lungo tre grandezze – larghezza, altezza, profondità - perché non può agire, non può estendere il proprio campo in termini prospettici. L’occhio dell’eros non concepisce posizioni centrifughe: il suo animo è simmetrico. E consiste in due metà che si riflettono, l’una sull’altra, l’una con l’altra.

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