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SPEZZIAMO LA LOGICA DEI BREVETTI!
(3/3)
Ovvero umano e disumano
di Gabriella Meloni
Quest'ultima parte della nostra inchiesta vorremmo dedicarla
all'ultimo libro di una grande figura femminile dei nostri tempi,
Vandana Shiva, “la pasionaria dell'Himalaya” che, come Naomi Klein,
ha dedicato la sua attività politica alla lotta contro i monopoli e
i brevetti che, come vedremo, non riguardano soltanto il software,
ma anche aspetti reali della nostra quotidianità, come i farmaci, le
sementi, e persino i nostri stessi geni. Il libro di Vandana Shiva
s'intitola “Il mondo sotto brevetto” (Feltrinelli Editore, 9
€), e già dall'introduzione disvela subito come, dietro la questione
sui brevetti, si celi una questione etica che questo mondo non può
ignorare.
Per questi motivi, quest'ultimo articolo porrà degli interrogativi,
le cui risposte possono venire solo dalla nostra coscienza civile.
Parliamo di farmaci: il 25 aprile scorso era
anche la giornata mondiale sul farmaco, indetta da Medici Senza
Frontiere, Onlus insignita del Premio Nobel per la Pace (www.msf.it),
per attirare l'attenzione del mondo sulla questione dei farmaci in
relazione ai Paesi in via di sviluppo. Ogni anno, soprattutto in
Africa, milioni di persone muoiono di AIDS, in paesi così poveri da
non avere la possibilità di prodursi in loco i farmaci necessari, e
devono quindi acquistarli. A cosa serve far finta di ridurre il
debito di questi Paesi, se gli vengono imposti i costosi farmaci
brevettati?
Ma l'inizio della follia si colloca negli anni
'80, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti decise di considerare
il vivente alla stregua di un'invenzione, e quindi, come tale,
brevettabile (vi ricordate la pecora Dolly? Bene, anche lei, buon'anima,
era stata brevettata.). Su tale argomento bastano due citazioni dal
libro di Vandana Shiva.
“I ricercatori del National Institute of Health (Nih) britannico
brevettarono un metodo per la terapia genica che fu dato in
concessione alla società Genetic Theraphy la quale, a sua volta, lo
vendette per 395 milioni di dollari alla Sandoz, che si fuse poi con
la Ciba Geigy a formare la Novartis. Di conseguenza, uno dei più
grandi giganti della genetica mondiale possiede gli esclusivi
diritti di "proprietà" su una terapia sviluppata in ambito
pubblico.”
E qui che dovrebbero andare a finire i soldi pubblici destinati alla
ricerca?
“Si pensi, per esempio, al caso di John Moore, che si era rivolto
all’ospedale della University of California per farsi curare un
cancro alla milza. Nel 1984 il dottore che lo aveva in cura brevettò
una sequenza del suo Dna senza chiedergli l’assenso. La sequenza di
Dna "Mo" fu poi venduta al gigante farmaceutico Sandoz. Le stime
dell’effettivo valore economico di questa sequenza superano i 3
miliardi di dollari. Quando Moore contestò al dottore
l’appropriazione del suo personale patrimonio genetico, la Corte
d’appello della California trovò strano il fatto che Moore non fosse
padrone del proprio tessuto, e che l’università e le società
biotecnologiche non trovassero nulla di anormale nel loro diritto
esclusivo sulla milza di Moore né nel fatto di essersi assicurati un
brevetto derivato da essa. È lo stesso John Moore a descrivere quel
che si prova a ritrovarsi trasformati nel brevetto n. 4.438.032.
"Senza essere avvertito e senza che mi venisse chiesto il permesso,
sono stato privato del pieno diritto sul mio personale e unico
materiale genetico: sono stato controllato, ingannato, truffato e,
insomma, violato in modo incredibilmente arrogante e disumano."
Come ci sente a non essere più proprietari della propria milza?
Parliamo di prodotti della terra, con un caso
esemplare: quello del neem dell'India. Le sue proprietà
biopesticide sono note da secoli, ma ora che è stato brevettato, i
contadini indiani devono pagare le royalties su qualcosa che era da
sempre appartenuta a loro.
Come si può si può definire una simile
operazione, se non con il termine usato dalla Shiva, ovvero
biopirateria?
E proprio con le sue parole ci piace concludere
questa nostra piccola inchiesta, sperando di aver gettato un po' di
luce su ciò di cui vogliono tenerci al buio....
“ Nel corso della prima colonizzazione, alle popolazioni indigene
veniva tolta la terra. Con il diritto di proprietà intellettuale e
con i brevetti si esercita la pirateria direttamente sulle menti e
sui corpi delle popolazioni indigene: è la vita stessa a essere
colonizzata. Non possiamo più permettere che siano solo gli avvocati
e gli esperti di diritti di proprietà intellettuale a occuparsi
delle questioni relative ai brevetti.”
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