L’altra faccia del
1° Maggio
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di Marialuisa Silvstro
Esperienza nuova, a tratti strana
quasi magica quella vissuta in Piazza San Giovanni a Roma quasi una
settimana fa. Dopo 10 interminabili ore di viaggio, lunghe camminate
tra i luoghi più rappresentativi della città eterna, senza
accorgersene finalmente si è giunti al tanto atteso evento
dell’anno: la festa dei lavoratori.
Quest’anno però, più che una festa di
musica, quella che Piazza San Giovanni ha visto è stata una festa di
gente, di tanta gente, tutta diversa e uguale allo stesso tempo.
Già nei giorni precedenti la
manifestazione, si sentiva nell’aria qualcosa di diverso, andando a
visitare il sito
www.primomaggio.com si potevano leggere messaggi di
malcontento generale per gli artisti presenti quest’anno sul palco,
molti cantanti definiti “da Festivalbar” non erano molto accetti e
si notava anche una parziale e incerta informazione soprattutto per
quanto riguardava il problema trasporto.
In effetti tutte queste legittime
perplessità si sono concretizzate poi nella realtà, perché come ci
si aspettava c’è stata molta disorganizzazione e disordine in tutti
i sensi.
Una delle più importanti mancanze è
stato senza dubbio il problema trasporto, le ferrovie quest’anno
sono state capaci di mettere a disposizione un solo treno speciale
per arrivare in tempo alla manifestazione, questo ha provocato
disagio per tutte le migliaia di persone che partendo da ogni parte
d’Italia, nel nostro caso dalla Sicilia, si sono ritrovate senza un
posto dove poter sedersi e nella migliore delle ipotesi ha potuto
trovare un angolino nel corridoio del treno. Anche Roma però non ha
saputo far di meglio: pochi mezzi di trasporto per un evento così
grande.
La metropolitana chiudeva a mezzanotte
e mezza (orario di fine concerto), gli autobus notturni passavano
uno ogni ora e molto più pieni di quelli che comunemente possono
trovarsi a Catania, taxi che non arrivavano mai perché anche loro
occupati e nel frattempo file chilometriche ad aspettarli.
Altro grave inconveniente di questa
grande festa è stata la sporcizia e la mancanza di sicurezza.
Purtroppo le telecamere spesso inquadrano ciò che vogliono, ma
sarebbe bello se a volte mettessero in luce i retroscena più
scomodi, quelli che in un modo o nell’altro riescono a far
riflettere. Ebbene sì, dopo un’intera giornata di musica, allegria,
risate ecco il desolante quadro che chiunque lì presente è stato
costretto a guardare: una piazza rovinata e imbruttita da cartacce,
bottiglie di vetro, lattine e tanto altro ancora, gettate a terra
come se niente fosse. Uno spettacolo indecoroso nonché molto
incivile.
Ma il simbolo di questo “altro” Primo
Maggio è stata la mancanza di sicurezza: in alcune parti della
piazza si poteva assistere a scene raccapriccianti, all’insegna dei
tafferugli e delle piccole risse scoppiate dal nulla, ma della
polizia o dei carabinieri neanche l’ombra, eccetto in qualche rara
occasione.
Facendo un bilancio complessivo però,
bisogna dire che partecipare a un evento di questa portata è
veramente straordinario, sia per la quantità di persone che vi
partecipano, ma se guardiamo più in fondo, soprattutto per ciò che
la festa del Primo Maggio rappresenta nella sua essenza, un momento
di raccoglimento per chi crede nella dignità del proprio lavoro e
per chi ancora cerca di perseguire ideali che sempre più vanno
perdendosi di giorno in giorno, soprattutto oggi. Momenti come
questi sono difficili da dimenticare, magari se vissuti con più
giudizio e lucidità sarebbe meglio. Tuttavia a volte sarebbe giusto
chiedersi quanti sono coloro che partecipando a momenti simili,
portino con sé il vero spirito dell’evento e quanti invece vi
partecipino solo per passare una giornata diversa, magari uscendo
dai soliti schemi della quotidianità.
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