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Z0RRO, UN EREMITA SUL MARCIAPIEDE.
<<indietro
a cura del Villaggio
Maori Edizioni
E’ la storia di “uno che sta in
strada, senza sociologia, solo un’anima che vaga, che strepita. Uno
di quei sbracati attraversatori di città. Uno buffo, con le sue
miserie, le sue lacrime ma anche la sua sfrontatezza, un suo
umorismo. Uno che non si scansa, uno che ha accettato il suo destino
come una cacata di uccello sulla testa, imprecando e ringraziando
insieme.”.
Zorro è un barbone, ma non di quelli “che
guarda in terra...”. Zorro è uno che ha ancora voglia di
guardare in faccia la gente.La storia di quest’uomo è la storia di
una nostra vita mancata, ” …perché in ogni vita ce n’è
almeno un’altra.”.
“I barboni sono randagi scappati
dalle nostre case, odorano dei nostri armadi, puzzano di ciò che non
hanno, ma anche di tutto ciò che ci manca.”.
Aveva una vita normale lui, ma un
incidente stravolse ogni cosa. Iniziò a perdere la cognizione della
realtà, la sua vita gli sfuggì di mano: prima il lavoro, poi Lei, la
sua famiglia e pian piano tutto…fino a ritrovarsi per strada.
“Ti sembra che è finito, è finito
tutto, ti hanno fregato pure le scarpe, i documenti, che quando
arrivi per strada sei carne alluvionata…Poi viene lo strano, una
mattina ti svegli e ti accorgi che un po’ di vita ti è tornata
dentro, magari dal buco di un sogno, o dal buco di una bottiglia.
Ti scacci una mosca dalla fronte,
che fino ad un attimo prima la lasciavi stare. Apri gli occhi e sei
neo-nato, nel basso, nella merda, ma sei neo-nato.
E questa vita la rispetti più
dell’altra. Sei piccolo, bisognoso, ma già sapiente. Non ti fregano
più con il superfluo, con i fuochi d’artificio. Hai in mano un
nocciolo di pesca, chiudi il pugno, è tutto quello che ti serve.”.
Chissà se ci vuole più coraggio a
vivere come vive Zorro, come se la vita fosse un giorno, “uno
solo, dall’alba al tramonto, e amen”…O se invece è più dura
essere dov’è la gente normale. Un giorno a Nanda, la sorella
che di tanto in tanto andava a trovarlo, Zorro confessa: “No,
Nanda, ci vuole più coraggio a restare dove sei te. Io sono un
vagabondo, un egoista. Sono un maschio, Nandina, mi giro il cazzo
fra le mani, e in cuor mio so di non essere tanto più grande di
lui.”. Un libro crudo, diretto, fuori dalla logica dei mezzi
termini e degli eufemismi, com’è tipico della Mazzantini.Ma è
proprio questo che rende vero e commovente il racconto, trasudante
di dolore ma palpitante di vita.Il tono oscilla fra il lamento
patetico e il dignitoso contegno, tra la speranza e la
rassegnazione, fra il vivere e il lasciarsi vivere. Ma non è forse
questo la vita umana? Un continuo oscillare fra quello che siamo e
quello che vorremmo essere?... Peccato che a volte è la vita a
scegliere per noi.
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