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Martedì
17 il “risveglio” di Catania
<<indietro
di Mario Cicala
Si è parlato tanto di Catania nei
giorni che anno preceduto le elezioni amministrative. Catania che in
quelle settimane ha assunto un’importanza “fondamentale”, forse
eccessivamente enfatizzata, per il futuro della politica italiana.
La Catania di Raffaele Lombardo che ha
sfidato con le proprie “liste autonomiste” Marco Follini, leader del
suo partito, l’UDC. La Catania di Nello Musumeci che si è candidato
a ricoprire, per la prima volta in Italia, il ruolo di co-sindaco,
una sorta di tutore di Scapagnini, come se quest’ultimo fosse un
interdetto. La Catania della sfida: da un lato il ben odiato
Scapagnini dall’altro il mal amato Bianco. Ovvero da un lato un
candidato sindaco uscente sulla cui vittoria dubitavano per primi i
partiti del Polo. Dall’altro, Enzo Bianco che aveva governato bene
in passato, ma dal quale i catanesi si erano sentiti traditi nella
scelta dell’abbandono del suo secondo mandato per andare a ricoprire
la carica di Ministro degli Interni (Aprile 2000), nel II governo
Amato.
Ma possono essere state soltanto
queste le motivazioni che hanno portato Scapagnini (52,19%) a
superare con più di 12 mila voti di scarto lo sfidante dell’Unione
(45,67%)? Una cosa è certa. I catanesi hanno compreso che c’era una
sfida tra due sindaci. Per questo motivo i voti si sono polarizzati
solo su di loro, mentre gli altri 5 candidati hanno ottenuto insieme
meno dell’2.2 % delle preferenze. Il terzo polo lo hanno costituito
di fatto le schede annullate, non assegnate e bianche che hanno
raggiunto quota 14.910 (7,29%).
All’indomani del voto il risveglio
della città e quello di tutti i giorni, la confusione, i clacson e
le code automobilistiche interminabili, i passi rapidi di chi
raggiunge il proprio luogo di lavoro, i raduni attorno ai chioschi.
Unico elemento di disturbo nella città, il mio audio-registratore,
con il quale cerco di cogliere le impressioni di chi a Catania ci
vive, non solo durante le elezioni. La domanda che pongo è sempre la
stessa: << Si aspettava
questo risultato? Perché sì \ no?>>.
I primi tentativi vanno male, c’è chi si trincera dietro un metodico
“No comment” e chi invece scappa simulando un atipico attacco da
alienazione da lavoro. Qualcun altro mi respinge con un faccia
schifata, forse la mia scarsa notorietà non ispira fiducia ai
catanesi. Finalmente, dopo una decina di tentativi andati a vuoto,
arrivano le prime risposte, tra un “non mi ni futti nenti” (non me
ne frega niente) e un “Cu si tu?” (Chi sei tu?), qualcuno decide di
soddisfare le mie domande. Il primo a darmi una risposta si chiama
Maurizio, ha 42 anni, e mi dice che la vittoria di Scapagnini se
l’aspettava, soprattutto dopo l’appoggio dichiarato da Musumeci e
Lombardo. Come lui la pensa Enzo, 60 anni, che però crede che il
sindaco uscente avrebbe potuto fare di più nel passato mandato. Un
po’ fuori dal coro Laura, che sperava in una vittoria di Bianco,
perché “il cambiamento fa bene a tutti”. Ma più vado avanti e più
scopro che il mio piccolo mezzo di registrazione, fa paura a tante
persone. Riesco a catturare un parere, da parte di un signore sulla
sessantina, che, sorridendo, esordisce dicendomi “Cu acchiana,
acchiana pensanu sulu pi’ iddi stissi” (Chiunque venga eletto si
farà soltanto i fatti suoi) .Poi però ci ripensa e mi dice che
Scapagnini meritava di vincere perché ha eseguito molti progetti
mentre Bianco si limitava soltanto ad esporli. Quando gli chiedo il
nome e l’età mi guarda e va via sogghignando. Gaetano, 75 anni, si
dichiara a favore di Scapagnini , e individua la causa della
sconfitta del centro-sinistra in Enzo Bianco, “la città si è sentita
tradita quando Bianco ha preferito fare il Ministro”. Due giovani
ragazze trentenni, dicono di non interessarsi tanto di politica, ma
avrebbero dato fiducia ad Enzo Bianco.
Mi sposto dalla via Etnea a al
Monastero dei Benedettini, dove l’atmosfera sembra già diversa.
Faccio la stessa domanda ad una decina di ragazzi e solo alcuni mi
evitano con un lapidario “ho da fare”. Le risposte che ottengo sono
più articolate e anche le motivazioni sembrano essere più sentite
dai ragazzi. Molte sono le opinioni espresse a favore di Bianco.
Come quella di Grazia 22 anni, che mi risponde dicendo che sperava
vincesse il candidato dell’Unione perché per lei rappresentava un
alternativa a quel sindaco uscente di cui tutti i catanesi si erano
lamentati per cinque anni. Per questo risultato è “vergognoso”.
Oppure Marco che si aspettava uno scatto d’orgoglio di Catania e
soprattutto dei giovani catanesi ai quali il candidato dell’Unione
offriva più garanzie rispetto a Scapagnini. Anche Diego sperava in
una vittoria di Bianco, ma la riteneva difficile in partenza , vista
la forza del centro-destra nelle periferie. Mauro invece si
aspettava una vittoria di Scapagnini, ma non in questi termini. “La
candidatura di Bianco è stata rigettata dalla città”. Gli chiedo se
abbia influito più Lombardo che il lavoro svolto dal sindaco in
questi anni, mi risponde che un apporto come quello di Lombardo non
può essere sottovalutato, ma che comunque Scapagnini meritava di
vincere. La stessa cosa risponde Rossana, che aggiunge, Scapagnini
ha fatto un sacco di cose nei quartieri, come “la rete fognaria e
poi tante altre cose”
Ma al di là della differenza tra le
risposte raccolte in città e quelle raccolte all’università, tra
quelle date dai più giovani e i quelle dei più adulti, quello che
emerge è il disinteresse o la scarsa attenzione nei confronti della
politica da parte di molti cittadini catanesi. Un dato al quale si
dovrebbe fare attenzione.
All’indomani dei risultati Catania
sembra aver fatto pace con Scapagnini e aver voltato le spalle a chi
negli anni novanta la fece diventare una città vivibile. Sebbene
qualcuno decida di scappare da questa città, qualcun altro non può
fare a meno di continuarci a vivere e di cercare una risposta al suo
futuro qui a Catania.
Una città che per un mese è diventata
il palcoscenico principale della politica italiana. Da Berlusconi a
Fassino, da Fini a D’Alema, da Veltroni a Follini e poi Diliberto e
La Russa, Bertinotti e tanti altri politici che qui sono venuti per
sponsorizzare i propri candidati, perché Catania aveva assunto un
valore strategico.
Ma tutto questo ha poi influito sul
risultato? I catanesi hanno davvero seguito i comizi dei leader, dei
deputati, dei governatori delle regioni? Chi dice che dal
bombardamento di informazioni i catanesi non ne siano usciti più
confusi di prima? Di certo chi credeva che un candidato sindaco
avrebbe potuto trascinare un’intera coalizione si è sbagliato.
In molti hanno risposto di non aver
visto un programma, ma i programmi c’erano. C’è chi non ricorda
nemmeno quali siano state le opere portate avanti dai due sindaci.
Eppure in questi ultimi quindici anni se n’è fatta di strada a
Catania. In queste elezioni dove passato e presente si sono
mischiati e hanno dato vita a “nuove idee dal sapore tradizionale”,
i catanesi hanno scelto il proprio sindaco, con meno entusiasmo di
chi li osservava in tutta Italia col fiato sospeso.
E nel vortice di mea-culpa e gloriosi
trionfalismi, di critiche, accuse e sospetti, finiscono i gloriosi
giorni della “Catania da Prima pagina” e adesso c’è solo chi si
lecca le ferite e chi dovrà governare la città, chi farà parte della
maggioranza e chi dell’opposizione, ma tra gli elettori catanesi
sembrano essere in pochi quelli che piangono o che al contrario
esultano.
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