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Scapagnini ancora sindaco. Ma chi vince a Catania?
<<indietro
di Giovanni Bronzino
Parlando delle comunali
catanesi, ricorre spesso il termine "sorprendente" e, in effetti,
è facile leggere
lo stupore negli occhi di tutti i protagonisti politici di questa
nuova tornata elettorale. Da una parte ci si aspettava una vittoria
di Enzo Bianco e dell'Unione per diversi motivi, dalla parte di
Scapagnini si sperava almeno nel ballottaggio.
Sappiamo tutti come
è finita, ma pochi
sanno i numeri reali di queste elezioni.
La
Casa delle Libertà
continua a vincere nel comune di Catania ormai ininterrottamente dal
2000, sia che si tratti di comunali, di regionali o di politiche, ma
i numeri continuano a mutare continuamente.
Forza Italia da ormai
oltre dieci anni è
il primo partito del comune di Catania, solo nel 2004 Uniti
nell'Ulivo riuscì
a far arrivare secondi i berluscones. Certo, le politiche 2001 sono
lontane, e ritornare a raccogliere 74.618 voti è
ormai impensabile. I 28.618 voti presi alle comunali 2005 (nel 2000
erano 43.331), quindi, rientrano nella media da quando Berlusconi
è al potere.
AN, invece, nel suo
continuo altalenare nella città
dell'orgoglio missino, stavolta tocca il fondo raccogliendo appena
13.652 voti (nel 2000 erano 14.103), praticamente la metà
rispetto alle europee dell'anno scorso. Nel '99, quando AN era
alleato al Patto di Segni, a Catania erano stati raccolti ben 21.642
voti. E sembrava un risultato deludente. Assolutamente marginale il
risultato della lista Giovane Alleanza, che raccoglie appena 2.559
voti, e non tutti nella lista provenivano da An.
Preso atto di questi
numeri c'è chi
giura che il partito catanese di AN se la dovrà
vedere con l'ira dei capi romani. Il tutto malgrado sia diventato
vicesindaco Nello Musumeci, di antica tradizione MSI-AN che, come se
le acque non fossero già
abbastanza agitate, si dice già
pronto a far le valige per fondare un nuovo partito sicilianista:
Alleanza Siciliana.
Ad ispirare politiche
autonomistiche a Musumeci ha di certo contribuito il capolavoro
politico del presidente della provincia etnea Raffaele Lombardo. Il
notabile dell'Udc, messo da parte da Follini, si è
preso una rivincita organizzando quattro partiti, che di fatto non
ci sono, ma che sono stati comunque in grado di raggranellare oltre
il 20% dei voti catanesi, risultando così
decisivi.
Adesso Lombardo spera di
cavalcare l'onda positiva lasciando l'Udc al suo destino per fondare
una specie di Lega pro Sicilia. Della partita si dice anche il
presidente regionale Cuffaro, che fino a qualche tempo fa non
nascondeva di non nutrire grandi simpatie per Lombardo.
Il partito di Follini
perde così
miseramente tutto quanto aveva costruito in tanti anni. Un partito
che valeva sui 20 mila voti, adesso ne raccoglie 7.245. Una miseria.
Mentre Lombardo, con quattro liste paracentriste e parautonomiste,
raccoglie complessivamente 35.612 voti e una, in particolare,
diventa il numero 2 nella CdL (e terza in città)
con 16.321 voti. L'ultima parola tra Follini e Lombardo potrebbe
essere detta nel congresso nazionale Udc in programma per fine
giugno.
A sinistra intanto tutti,
chi più chi meno,
si leccano le ferite. Soprattutto i Ds. Il partito che a Catania
aveva nella Finocchiaro la sua capolista, arretra a livelli penosi e
scende, incredibilmente, sotto quota 10 mila: solo 9.715 voti (nel
2000 erano 13.704, massimo storico diessino). Per i militanti della
quercia si annunciano rivoluzioni.
Diverso e più
complesso il discorso per la Margherita, partito di Bianco, che
giusto per le comunali si era tripartita. Tre, infatti, sono state
le liste ispirate da Bianco di cui due a nome Margherita.
Il risultato complessivo
è di 47.705 voti,
oltre un quarto dei voti validi. Nel 2000 le liste centriste
dell'Ulivo raccolsero 35.279 suffragi. Ci si può
ritenere soddisfatti, ma non manca chi mugugna e chi si chiede se
l'amico Latteri sia risultato veramente utile.
Dopo essersi appannato
per un po', il partito di Boselli, lo Sdi, schizza a 2.496 voti,
mille in più
rispetto alla precedenti comunali e il triplo rispetto al 2003,
ultimo dato utile. Quindi soddisfatti, soprattutto se confrontati
con i risultati dell'Italia dei Valori di Di Pietro che arretra
ulteriormente, come da tendenza nazionale. Nel 2001 raccoglieva
oltre 5 mila voti, adesso sono 1.560. Sarà
un caso, ma a Di Pietro negli ultimi giorni è
cresciuta la voglia di entrare in Uniti nell'Ulivo.
A parte Lombardo e fatte
salve le difficoltà
di lettura dei dati delle liste centriste di Bianco (hanno vino come
liste civiche, come liste margheritine o come liste vicine a
Bianco?), gli unici a uscire effettivamente a testa alta dalla
competizione elettorale sono i Comunisti Italiani e i centristi
dell'Udeur.
Nel caso di quest'ultimo,
però si tratta di
un voto in uscita da destra, ma che non si è
voluto riversare sulla Margherita, e la cosa appare più
evidente a giudicare dai nomi in lista.
Sorprendenti o quasi
sono, invece, i risultati dei comunisti del Pdci. I Comunisti
Italiani nel solo comune di Catania risultano costantemente in
crescita fin dalla loro apparizione alle europee del1999. Rispetto
ad allora, i simpatizzanti del partito di Diliberto sono più
che triplicati, ma è
incredibile come avanzino a ogni tornata elettorale in media di
quasi 400 voti, anche rispetto al già
lusinghiero risultato delle europee 2004.
Il Pdci, con 2.747 voti,
è dunque al suo
massimo storico e sorpassa, per la prima volta, i fratelli di
Rifondazione Comunista. Il PRC catanese mastica amaro: 2.143 voti
sono il minimo storico. Rifondazione cala di quasi 900 voti rispetto
alle precedenti comunali e di circa 2.800 voti rispetto alle
europee, vanificando la pur buona crescita avuta dal PRC tra il 2001
e il 2004.
Analoga sorte tocca ai
Verdi. Gli ambientalisti a Catania crollano ad appena 900 voti
circa, come alle europee '99, mentre nelle provinciali 2003 erano
riusciti a sfiorare i 2.300 voti.
Nel complesso la destra
arretra in modo notevole, e come consensi al sindaco e come
consiglio comunale, a favore dell'Unione di Prodi che, però,
non riesce nemmeno ad agguantare il ballottaggio fermandosi al 46%
scarso di consensi per Bianco e al 41% circa per il consiglio.
La sinistra radicale,
oltretutto, non ottiene nemmeno un consigliere comunale per fare
opposizione.
A
ricoprire questo ruolo saranno i tre consiglieri dei DS che, però,
vengono visti da molti come persone più vicine alla Margherita che a
comunisti e verdi. Dunque 27 seggi alla CdL (di cui 10 vicini a
Lombardo) e 18 all'Unione (di cui 14 vicini a Bianco). Tutto il
resto risulta al momento incerto.
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