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CATANIA REPUBLIC
<<indietro
di
Giovanni Bronzino
La riconferma di Umberto
Scapagnini a sindaco di Catania, non ha stupito solo lo sfidante
Enzo Bianco.
La stessa Casa delle
Libertà è
stata colta da un certo imbarazzo quando ha dovuto constatare che
dopo cinque anni spesi perché
Catania cambiasse Catania, alla fine la città
non è stata in
grado di cambiare il consiglio comunale.
La cosa non è
piaciuta ad Alleanza Nazionale che ha colto in questo una pericolosa
spia di disubbidienza del cittadino catanese, il che, a lungo
andare, potrebbe finire per mettere in discussione "i valori di Dio,
Padre e Famiglia". Meglio prevenire mettendo in discussione i
vertici del partito di Fini in corso Sicilia.
Meno ansia nei commenti
di Forza Italia che legge il responso delle urne come un invito dei
cittadini ad andare avanti sia per Scapagnini che per Berlusconi.
Scapagnini ringrazia il premier e annuncia grandi rivoluzioni: dal
febbraio 2006 S. Agata sarà
festeggiata usando la coppa dell'ultima granita di Berlusconi come
santo Graal dalle virtù
miracolose.
Il ministro forzista
Miccichè, dalla
giacca curiosamente piena di forfora sul davanti, è
sicuro che la coppa funziona perfettamente per fermare le colate
laviche e per aggiornare le cartine etnee con i disegni delle nuove
rotonde volute dalla giunta Scapagnini.
Dall'altra parte, il
comitato di Bianco cerca di analizzare la sconfitta, e dichiara di
non essere del tutto certo che lo spoglio sia avvenuto in modo
regolare. Ci volevano più
rappresentanti di lista a difendere i voti dubbi, come le tante
schede bianche che, come si cercava di far notare nei seggi, non
vanno lette come voti non validi, ma come voti da attribuire al
candidato del centrosinistra, bianco non solo di nome, ma anche
politicamente, militando infatti nella Margherita.
Goffo invece il tentativo
di sminuire le cifre di Scapagnini sostenendo che sono espresse in
lire. Grottesco invece quello di alcuni supporter cattolici di
Bianco, di fermare l'avanzata di Scapagnini usando il velo di S.
Agata.
Sotto accusa per la
sconfitta dell'Unione sono i Democratici di Sinistra. Il partito di
D'Alema raccoglie pochi consensi ed è
al minimo storico. Per i suoi dirigenti è
un problema ambientale: la quercia è
un albero per zone collinari e montuose, che stenta ad attecchire a
Catania, il cui legno si presta per mobili pregiati e quindi risulta
poco conosciuto nei quartieri popolari. Si poteva puntare la
campagna elettorale diessina sul fatto che i frutti della quercia
sono le ghiande, molto apprezzate dai maiali, ma questi erano già
quasi tutti candidati in altri partiti.
In ogni caso sono tutti
concordi nel valutare come decisivo l'apporto elettorale delle
quattro liste di Raffaele Lombardo. L'attuale presidente della
provincia di Catania, aveva infatti preparato per l'occasione dei
movimenti sicilianisti e neocentristi che effettivamente hanno
trovato larghi consensi presso l'elettorato.
L'idea, in effetti
è geniale. In attesa di
sapere se la Padania sarà
indipendente, o se l'Iraq diverrà
un nuovo stato Usa, conviene puntare nella costruzione di una Lega
per l'indipendenza della Sicilia su ispirazione di Bossi: la Lega
Lombardo.
Difficile dire se
è un progetto a portata
di mano. Prima di staccarsi dall'Italia, Lombardo si staccherà
dal suo attuale partito, l'UDC, e stringerà
nuove alleanze col presidente della Regione Cuffaro, che spera di
fare della sua Raffadali la capitale del nuovo stato siciliano.
La cosa ha messo però
in allarme Nello Musumeci di AN che è
pronto a dire addio a Fini per fondare Alleanza Siciliana. Fini non
è d'accordo e gli
ha ricordato come i militanti di AN sono sempre stati votati a
difendere virilmente la patria italica, come qualche nonno gli aveva
insegnato. Lo stesso però
che ha indotto Musumeci a rispondere fiero a Fini con un sonoro "me
ne frego!".
Dalla baraonda politica
in cui è caduta
Catania, si tira fuori l'elefantino di piazza Duomo che, pur essendo
imparentato con l'elefantino dei Repubblicani di Bush, nega di aver
promosso la candidatura di Scapagnini. La prova? Quando Berlusconi
si prendeva la granita in piazza, 'u liotru gli dava le spalle e
rimaneva rivolto verso la cattedrale. A pregare.
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