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Modello
Catania
<<indietro
di Salvatore
Tomarchio
“Silviuzzo chiamiamola come vogliamo,
se ti piace sarà la Lega del Sud, considera però che siamo una forza
importante che non puoi più ignorarci. Probabilmente cresceremo e
stai attento che oggi ti rubo i voti di Catania e domani tutti
quelli della Sicilia. Ah dimenticavo, oggi fai i conti con Follini,
domani potresti farli con me. I siciliani non sono comunisti, ma non
sono manco fessi fino in fondo e io so come muovermi.”
Se questo fosse il succo del discorso
che Lombardo ha fatto a Berlusconi non farebbe una piega.
Ma a noi comuni elettori non è dato saperlo e possiamo soltanto
umilmente ragionare sui dati reali.
Uscire dal partito mettere su quattro
liste di candidati semisconosciuti e appoggiare il sindaco del
centrodestra. Con questa semplice ricetta Lombardo è riuscito a
vincere le elezioni non solo sul centrosinistra di Bianco ma anche
sugli stessi ex compagni di partito e sull’intera coalizione.
Quattro liste e più del venti per cento dei voti significa avere fra
le mani la prima forza politica di Catania, significa avere nel
riconfermato primo cittadino anche il primo ostaggio.
E’ quello che è stato
denominato“modello Catania” : intercettare la crisi del
centro-destra e di Forza Italia, sfruttare l’incapacità del
centro-sinistra di affondare le mani nei quartieri popolari, creare
una rete tra la gente che fa impallidire la vecchia DC.
E non basta mica questo; l’alchimista
Raffaele ha condito tutta l’operazione con un aroma di
neo-meridionalismo che in tempi di verifica permanente e rimpastino
di fine governo nazionale aumenta il peso specifico di ogni singolo
voto catanese e, con la sponda di Cuffaro, invia al Premier un
messaggio chiaro e preciso: o ti svegli e giri il collo a
Mezzogiorno oppure ti voltiamo le spalle.
La palla passa a Berlusconi e ci sarà
da divertirsi a vedere le contorsioni di un governo che costretto
guardare con un occhio a sud e uno a nord produrrà, nel migliore dei
casi, provvedimenti inutili.
Discorso simile vale per Catania. I
giornali sembrano aver dimenticato che Forza Italia ha perso dieci
punti. Il dato non sarà passato inosservato però sotto gli occhi di
Scapagnini e Musumeci e già dalla formazione della giunta sarà
interessante capire come interpreteranno il “modello Catania”.
L’impressione è che di esemplare
questo “modello” abbia ben poco. La crisi del centro-destra, la rete
clientelare dei voti, l’inerzia della sinistra e soprattutto una mai
del tutto sopita “voglia di DC” hanno creato questo piccolo grande
“mostro”. Se sia soltanto una delle infezioni terminali di un
centro-destra allo sbando o se sia l’inizio di qualcosa di diverso
ce lo dirà soltanto il tempo o meglio, le prossime vicine elezioni
nazionali.
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