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BEFORE THE RAIN
<<indietro
a
cura di Roberta Caruso
Milcho
Manchewski
Macedonia/GB/Francia 1994
Salti temporali imprecisi spezzano la struttura del racconto, lo
rendono indecifrabile ed attivano il “gioco interpretativo”:
lo spettatore segue la narrazione e cerca legami tra i diversi
frammenti di storia, ne rintraccia alcuni e ne perde altri,
contraddicendo le ipotesi iniziali. Rimane spiazzato, in difficoltà,
a riflettere su quelle imprecisioni. L’autore sembra quasi divertito
da questo gioco, che è soprattutto interazione
testo-autore-fruitore. La chiave di tutto è nel racconto, nelle
parole pronunciate da un saggio monaco ortodosso, in una frase
scritta sui muri di Londra: “il tempo non muore mai, il cerchio
non è rotondo…” , così l’autore si intromette nella fruizione
dello spettatore. Lancia dei messaggi, indica la strada da seguire,
la chiave interpretativa da utilizzare.
Before the rain rappresenta una lotta tra fratelli, tra due
popoli vicini, quello albanese e quello macedone, che non riescono a
convivere. Il concetto di male vive in relazione a quello di
identità, i rapporti sono quelli tra “me ed il mio nemico”. E qui un
altro elemento spiazzante: la violenza rappresentata non trova alcun
riscontro logico, niente accade secondo rapporti causa-effetto
razionali. Lo spettatore è nuovamente spiazzato, sconvolto. Una
ragazza muore per mano del fratello, albanese contro albanese; un
uomo muore per mano del cugino, macedone contro macedone. Come un
virus la guerra, l’odio, la violenza si diffondono, contagiano. Il
male è una scelta, lo è sempre, non difendersi o decidere di non
prendere posizione sono delle scelte precise, volute o obbligate che
esse siano. Si può scegliere di prendere posizione contro la guerra,
si può dire di no alla guerra, ma si può anche strumentalizzarla,
spettacolarizzarla. Si può uccidere un uomo perché questo possa
diventare notizia…
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