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Emergency
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I diritti umani oltre il lettino ospedaliero
Dentro le parole di Gino Strada, una lezione di civiltà e
solidarietà
di
Massimo Caponetto
Il più delle volte appare freddo e riduttivo utilizzare dei numeri
quando si parla di persone, di sofferenza, di vittime. Ma nelle
parole di Gino Strada e nelle finalità che questi numeri hanno per
lui ed attraverso di lui per Emergency, danno la somma reale,
significativa e cruda, di ripetute tragedie umane e di altrettanti
progetti umani che tentano disperatamente di arrestare la copiosa
“emorragia di sangue” che in diverse parti del mondo continua
incessante.
Ma Gino Strada, non ci presenta solo numeri, ma soprattutto dei
punti di vista diversi da quelli che chiunque di noi utilizzerebbe
fermandosi a riflettere sul ruolo delle ONG, sul perchè della
guerra, e sui mezzi con cui essa viene perpetrata e alle distorsioni
di quest’ultima che ci giungono attraverso i filtri di chi decide
quando e cosa farci arrivare.
E’ per questo che l’articolo che state leggendo sceglie di
“costruirsi” grazie alle parole di Gino Strada, parole che abbiamo
registrato in conferenza e che presto metteremo integralmente su
Radio File. Tutto questo per garantire ai lettori del nostro
giornale l’assenza di filtri e la possibilità di farsi realmente un
idea sui temi trattati attraverso delle parole e l’operato di
Emergency, ma soprattutto della sua posizione nei confronti della
guerra, “Stiamo parlando di guerra, e la guerra non è come
dicono politici, governanti, giornalisti e esperti una cosa politica
o ideologica, ma chirurgica. La guerra significa pezzi di esseri
umani, significa corpi a brandelli” Scorrono immagini della
seconda guerra mondiale, la fine del conflitto, la devastazione che
“popola” le città di Milano, Dresda, Hiroshima, tutte colpite dal
“fuoco alleato” parola quest’ultima che Gino Strada ripete più
volte, in modo gelido e ironico.
Tornano i numeri e sullo schermo tre colonne, relative alle
percentuali di vittime civili del primo, del secondo conflitto
mondiale ed infine di quelle dal dopo guerra ad oggi.
primo conflitto mondiale: 15%
secondo conflitto mondiale: 65%
E tutto sembra stonare ascoltando Strada, “Per
salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due
volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili
afflizioni all'umanità, a riaffermare la fede nei diritti
fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona
umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e
delle nazioni grandi e piccole”
cita il Preambolo della Carta delle
nazioni unite, nata per far si che quella immane tragedia non si
ripetesse più, e evidenzia come su quel documento vi sia anche la
firma degli Stati uniti.“Ma nonostante i buoni propositi, il
mondo”, continua Gino Strada “ha visto una corsa agli
armamenti senza precedenti e il consiglio di sicurezza delle nazioni
unite si è trasformato da luogo di garanzia della pace in un luogo
di governanti e bombaroli vari. Armi di tutti i tipi sono state rese
disponibili praticamente a tutti”.
Le immagini mostrano decine di armi:
bombe, mitragliatrici, lanciarazzi.
“Il governo degli Stati Uniti ha
approvato un finanziamento extra di 89 miliardi di dollari per le
truppe in guerra in un paese in cui 47 milioni di americani non
hanno diritto all’assistenza sanitaria”
punta l’indice sul consiglio di sicurezza
delle nazioni unite “Il 95 % delle armi sono prodotte dai 5
paesi membri permanenti del consiglio di sicurezza le stesse persone
che dovrebbero garantire la pace al consiglio di sicurezza sono i
primi bombaroli del mondo”,
da queste considerazioni compare sullo
schermo la terza colonna, quella relativa alle vittime civili dalla
fine della seconda guerra mondiale ad oggi “dal 1946 ad oggi
più del 90 % delle vittime di guerra sono civili,
ogni anno la guerra si porta via 3 milioni di bambini nel
mondo, 1/3 sotto i 14 anni”.
Il discorso, come le immagini rimangono
sulle armi, e il turno delle mine anti-uomo e su quest’ultime Strada
è lucido e schietto, “Le mine anti-uomo sono una forma di
terrorismo nei confronti della popolazione civile, questa mina”
continua Strada mostrando una mina a forma di farfalla “non
scoppia come le altre mettendoci un piede sopra, la devi prendere
in mano, muovere, ci devi giocare, è chiaro che nessun militare
prenderebbe mai in mano questo oggetto”
Non sarebbe necessario aggiungere niente
altro, le persone presenti in aula magna hanno capito, ma Strada
continua dopo una brevissima pausa “ho operato tante vittime
colpite da questa mina anti-uomo… il più anziano aveva 11 anni.
Queste sono armi che sono state studiate appositamente per non
uccidere, il loro obiettivo è creare un esercito di bambini mutilati
nel paese che si considera nemico”.
L’”obiettivo” passa rapido a aspetti che
potrebbero apparire tecnici alla prima impressione, ma che
rapidamente, come ci espone Strada, sono la base della filosofia che
guida Emergency.
“Che tipo di standard e strutture
mettere in piedi?” si
chiede Strada mentre scorrono immagini di ospedali occidentali
ottimamente attrezzati e ospedali in zone di guerra in Sudan, Iraq,
Afghanistan.
Ed ecco emergere la filosofia di
Emergency “I nostri pazienti devono ricevere lo stesso
standard di cure che noi reclameremmo per noi stessi o per i nostri
familiari” e contemporaneamente rivediamo immagini di
ospedali ottimamente attrezzati ma non più in città occidentali ma
in zone di guerra. Sono gli ospedali di Emergency.
Ma le domande di Gino Strada non sono
finite, “dove finisce la terapia? E’ quello che ci siamo
chiesti all’inizio del nostro operato. Ed io personalmente dieci
anni fa davanti ad un ragazzo mutilato che venne da noi per avere
una stampella, con un padre anch’esso colpito da una mina e reso
cieco. La terapia, dunque, finisce in sala
operatoria?” Non per Emergency che prevede fisioterapia e
protesi per ritornare ad avere una vita normale, ma non solo questo,
anche corsi di formazione e veri laboratori dove apprendere un
mestiere, conseguire un diploma, e aprire una cooperativa insieme ad
altri ex pazienti. Sono già 112 in Iraq e “altre 40 saranno
ultimate quest’anno”. La risposta alla domanda di Strada
arriva grazie alle immagini, immagini che mostrano quel ragazzo che
chiedeva una stampella lavorare in un’ ospedale come cuoco ed essere
diventato l’unico sostentamento della propria famiglia “ i
nostri pazienti non sono più disabili ma possono sostenere la
propria famiglia, dobbiamo dargli una mano a vincere la battaglia
personale contro la guerra”.
E’ dunque una lotta contro la guerra e
contro quello che lascia la guerra, quella che Emergency combatte
ogni giorno nei paesi dove opera. Una lotta che è anche e
soprattutto culturale, che necessita di rivedere il concetto di
vittima perché, “anche un bambino che non può essere curato di
dissenteria è una vittima di guerra”, parole forti, che
scuotono, che mostrano una prospettiva umana che la
guerra cerca di cancellare, ovvero il diritto ad avere pari dignità,
una vita normale. E non vedere che nei luoghi della guerra “la
sanità è totalmente a pagamento” vuol dire non vedere
chiaramente la realtà di quei luoghi, in cui Emergency innanzitutto
si propone di “portare i diritti umani”.
Questo ultimo passaggio permette a Strada
di introdurre un progetto tanto ambizioso quanto discusso, la
creazione di un reparto di chirurgia cardiaca in Sudan. “un
progetto di questo genere non è adatto al contesto” queste
le opinioni di tanti secondo Strada, opinioni che però non mettono
in difficoltà Emergency che fedele alla propria filosofia ribatte
“queste critiche non ci convincono, noi non ci arrendiamo e
adattiamo al contesto che ci circonda” e ancora
“questi ragazzi Sudanesi hanno lo stesso diritto dei nostri ragazzi
di essere operati se hanno una cardiopatia congenita e tutto questo
deve avvenire con alti standard e in modo completamente gratuito”.
La chiusura della conferenza mostra
attraverso le parole di Gino Strada l’importanza delle azioni di
Emergency e il significato profondo del titolo dato all’iniziativa,
ovvero: "Il diritto alla cura e il dovere della
solidarietà - Emergency: gli interventi e i pensieri di 11 anni"
e le ultime riflessioni sono tanto semplici quanto disarmanti
per la loro forza.
“Per la maggior parte dei governi
del mondo la guerra è la soluzione, mentre per la maggior parte dei
cittadini del mondo la guerra è il problema.
Tutti gli esseri umani sono nati liberi ed eguali in dignità e
diritti, e questa non è la decisione di un capitano rivoluzionario
ma l’articolo 1 della dichiarazione universale dei diritti umani e
proprio per il rispetto a questo principio che le vittime di guerra
devono ricevere l’assistenza di alto standard e totalmente
gratuita, perchè sono liberi ed eguali esattamente come noi.
Ed infine abbiamo imparato che riconoscere l’uguaglianza di
pace in dignità e diritti di tutti gli esseri umani e soprattutto
radicare questo riconoscimento fa si che non resti più nella
dichiarazione e nelle carte ma che diventi una pratica di
solidarietà e di civiltà. E questa solidarietà e questa civiltà sono
il fondamento della liberta, della giustizia e della pace nel mondo.
Il pacifismo non esiste, è tutto qui”
L’intervento di Strada finisce qui, ma si
ricomincia a discutere grazie alle domande della gente che ha
assistito alla conferenza.
La prima domanda riguarda la differenza
che esiste tra Emergency e medici senza frontiere, Strada risponde
senza peli sulla lingua, “non esistono ospedali di
medici senza frontiere, il loro specifico non è quello di creare
ospedali, è più una organizzazione di relief (approvvigionamenti)
ci sono differenze di filosofia tra noi e loro. Ne cito solo una
che è un fatto, all’indomani con la guerra in Afghanistan il
presidente di Medici senza frontiere disse in tv, che loro non erano
né a favore né contro questa guerra” e conclude lapidario
“credo che questa sia una differenza molto più importante
rispetto a quello che si fa, rispetto a questa differenza ritengo ci
sia un abisso tra le nostre due realtà ” ma il discorso
sulle altre ONG non termina qui, Strada ci tiene a far capire che
non considera umanitarie organizzazioni come Unicef, FAO
l'organizzazione mondiale per la sanità, l'alto commissariato per i
rifugiati, il programma dell'onu per lo sviluppo e tutto il resto,
considerandoli
"servi sciocchi dei prepotenti preoccupati solo di
aiutarsi ad autoreplicare se stessi”
Il discorso come si poteva presumere finisce alla tragedia dello
Tzunami e alla raccolta fatta con gli sms, “quei fondi non si
può sapere dove vanno a finire”e subito dopo risponde a chi
gli chiede come si mantiene la trasparenza, “con le
statistiche e i progetti. Perché non ci fanno vedere le
statistiche?, Perchè non hanno niente da farci vedere".
La risposta di Strada tocca persino la lontana missione arcobaleno,
riesumata per far emergere l’ennesimo scandalo italiano, “il
primo stanziamento è stato utilizzato per aumentare la rete Gsm
nella zona, non ci hanno fatto vedere in televisione bambini
disperati perché non gli prendeva il telefonino, ma profughi
fasulli”.
Il fondatore di Emergency ci spiega che la serietà e la trasparenza
sono dei requisiti fondamentali per la ONG da lui creata, e cita
nello specifico il caso dei finanziamenti ricevuti da Emergency per
la tragedia Tzunami, “abbiamo ricevuto circa 1.340.000 Euro di
nostri donatori che ci chiedevano nella causale di utilizzare questi
soldi per la ricostruzione delle zone colpite, pur non essendo
Emergency una ONG che si occupa di catastrofi naturali, abbiamo
rispettato il volere dei donatori. Ci sono voluti
parecchi mesi per identificare un progetto che valesse la pena, alla
fine abbiamo trovato un villaggio in una zona Tamil abitato da gente
mussulmana non era stato inserito nei programmi di ricostruzione,
era stato sostanzialmente discriminato è un villaggio di pescatori.
Questi soldi verranno interamente utilizzati per comprare
barche e reti da pesca, ricostruire case, un centro comunitario e
uno sanitario, una scuola e forniture mediche per la struttura
ospedaliera più vicina.” Emergency ha le idee chiare, mentre
come Strada anche noi ci chiediamo quando le 31 ONG forniranno
bilanci su come hanno speso e spenderanno i soldi donati.
Le ultime due domande permettono a Starda di comunicare che due
ospedali creati nove anni fa da Emergency in Iraq, passeranno in
questi giorni in gestione alle autorità sanitarie locali. Ma precisa
che non verranno perse d’occhio e che se si capirà che rischiano di
diventare a pagamento sono pronti a prenderle nuovamente in mano.
L’ultima riflessione è un invito a partecipare anche in piccolo alle
iniziative di Emergency, perché questa ONG non è una setta, ma un
luogo che ha bisogno di gente che faccia banchetti e spieghi alla
gente che le vite umane si salvano non solo sul lettino ospedaliero
ma soprattutto con diritti e solidarietà.
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