Storia di Frangisca                                                                                                             <<indietro

Presso un popolo antico è in uso che ogni maschio, appena nato, venga affidato ad una fanciulla che lo alleva come fosse figlio suo, per diventarne  la sposa. Così Frangisca, una ragazza di dodici anni, nel giorno del suo menarca, viene condotta all’alba dapprima alla grotta del fidanzamento, dove sette vergini la purificheranno e la orneranno con preziosi gioielli; poi alla grotta della nascita dove assisterà al parto di Torozza; il neonato che le viene consegnato, Peppino, diverrà il suo figlio/marito.” Inizia così la presentazione di “Storia di Frangisca” che porta i nomi di Nino Romeo, alla regia, e della promettente interprete nel ruolo di narratrice, la moglie Graziana Maniscalco. L’intensa e forte storia, già difficile nel suo raccontarsi, nasconde dentro la narrazione stessa diverse chiavi di lettura. Sembra essere sin dall’inizio una storia dentro la storia, dove ciò che lo spettatore guarda e ciò che egli ode non è legato dalla partecipazione attiva dei personaggi  ma da quei simbolismi che creano valore universale e che legano l’umanità intera. Il racconto prende colore solo dalle parole di una narratrice coperta di fango che da’ quasi alito di vita  a Frangisca e a Peppino. Ciò che è astratto diviene reale dall’uso di quei versi, di quelle emissioni di suoni, di quella lingua misteriosa dell’inconscio collettivo che ha sapore di tempi lontani e remoti, dove gli uomini di allora, sembra avessero consegnato il loro mondo sacro e magico ad una di loro, per farsi raccontare. Graziana-narratrice viene assistita da tre infermiere che la purificheranno anch’esse mentre la storia continua tra versi e un dialetto siciliano molto arcaico. Alla prima polluzione Peppino potrà congiungersi con colei che lo ha allevato come figlio. Prima però  dovrà partire per il bosco e cercare il patrozzo: questi gli darà le indicazioni per superare le difficili prove che lo attendono e gli insegnerà a credere nelle proprie risorse. Vittorioso Peppino può tornare al proprio paese, ritrovare Frangisca e unirsi a lei. Un giorno giunge al paese una carovana di comici: rappresentano la storia di Stranìa (versione popolare del mito di Medea), ed è la stessa Stranìa a raccontare la propria storia. Peppino ne resta ammaliato, una forte passione lo avvolge e giace con lei.. Frangisca scopre i due, abbandonati al loro piacere e assapora il più grande dei dolori. Se mille coltelli le avessero trafitto la carne, se mille spade le avessero passato il patto, mai lei avrebbe sofferto come allora. Parafrasando, la narratrice recita così uno dei passi più commoventi di questa rappresentazione che nuota  attraverso la sofferenza della Maniscalco allo spettatore: tutto il suo corpo recita quelle parole, tutto il suo essere vive quel momento, il coinvolgimento e’ totale. Ma Frangisca prima d’esserne la moglie ne è stata la madre, dentro sé ha un’ amore che và al di là delle passioni e che nulla può intaccare. Rivuole con sé il suo figlio-marito. Si cambia gradualmente dimensione: la narratrice è ormai ripulita, sta per essere rivestita di nuovi abiti, il suo linguaggio è già diverso, si connota di tutte le caratteristiche  di una vera e propria lingua, patto sociale con gli altri uomini. Il cambiamento esterno (la sua purificazione) diviene cambiamento interno (il linguaggio). Stranìa invoca il padre Sole che, con un raggio, afferra Peppino e lo trascina dall’altra parte del mondo. Il sole assume valenza negativa solo dal punto di vista emotivo, di fatto, è necessario l’allontanamento che determina il passaggio da una civiltà all’altra. L’azione del sole ha rimosso il complesso edipico ma non lo ha eliminato del tutto, lo stesso raccontare e quindi ricordare ne e’ la prova. Frangisca ritorna al suo villaggio: ed è ancora lì, ormai vecchia, a scrutare l’orizzonte in attesa che il suo Peppino torni da lei. Graziana Maniscalco non sembra essere più parte di quel mondo appena descritto: si confonde quasi con le infermiere che hanno invece abbandonato la loro rigidità  e sembrano essersi umanizzate accanto a lei. Gioco importante e fondamentale assume anche la musica, curata nei dettagli e negli specifici passaggi. Prima primitiva, polisemantica, coinvolgente; ora piacevolmente rumorosa di strade, di macchine e di parole: ed infatti la nostra protagonista uscirà proprio in strada lasciando sorpreso lo spettatore.

 

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