L’INDUSTRIA DEL SESSO     (1/3)

di Roberto Pirruccio

Se esiste un argomento capace di interessare intimamente un vastissimo numero di persone, indipendentemente dal genere, dall’età o dalla formazione personale, quello è il sesso.

Status sociale, mentalità, religione, istruzione: tutti ambiti che, nella loro specificità, mantengono vivo e fervido il dibattito sulla questione sessuale. Il vigore comunicativo rende la questione continuamente sottoposta a cambiamenti, sia per quanto riguarda l’edificazione di un’ideale, di uno stereotipo comune che identifichi una determinata società, sia a proposito dell’istituzione, tacita o esplicita, di tabù belli e pronti da trasgredire.

L’erotismo, o meglio, l’”eroticità”, è in debito costante coi movimenti culturali che una società opera al suo interno, che siano essi frutto di esigenze economiche o meno. Nel secolo delle rivoluzioni tecnologiche, anche l’elemento più essenziale e intrinseco della vita umana ha subito la mutevole influenza, tanto nel modo in cui ci si rapporta, quanto nel valore individuale, del “potere all’immagine”.

Ciò che in passato poteva benissimo essere considerato “eccitante” o “sessualmente stimolante”, come il linguaggio totale del corpo – visivo, ma anche “parlato” - da qualche decina d’anni ha lasciato ampiamente spazio a un più estemporaneo e pubblicitario ricorso al fotogramma. Il tempo è poco, per cui è necessario sintetizzare nel più piccolo spazio possibile il più grande numero di informazioni sessualmente rilevanti in grado di colpire chi guarda.

Questo perverso (tanto per restare in tema…) capovolgimento del meccanismo erotico, dove la chiave d’accensione non è più nascosta, da pescare, ma ti viene sbattuta in faccia, è un toccasana non da poco per chi delle emozioni “primarie” – quelle di cui l’uomo sente il bisogno - ne vuol fare un business e si sente da tempo non poco impantanato, dovendo far fronte a un mercato che, come detto, è in trasformazione e rivisitazione. Un affare che, solo a ragionarci su, fa girare la testa a chiunque voglia renderne matematica la potenzialità espansiva.

In sostanza, una poderosa “macchina perfetta”, sicuramente produttiva e assolutamente legata al concetto di profitto esponenziale.

 

 

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