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“La dittatura del relativismo:
una contraddizione in termini”
<<indietro
di Giovanni Polimeni
Torna alla ribalta uno dei
temi più controversi della cultura mondiale: il relativismo, un
argomento che spazia il suo campo d’azione come una bomba atomica
dalla filosofia teoretica alla storia, dalla scienza alla religione,
dalla morale alle scelte di ogni giorno.
«[…]Quanti venti di dottrina
abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti
ideologiche, quante mode del pensiero. […] Si va costituendo una
dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e
che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie
[…]».
Questa è una citazione dalla famosa e
discutissima omelia di Joseph Ratzinger (al tempo cardinale), in cui
il Papa afferma la propria paura verso la “dittatura del
relativismo”, verso chi, ostentando una totale apertura verso altre
dottrine, ostacola l’unica Verità: la parola di Cristo,
«la misura del vero umanesimo».
Ma se si presta attenzione, l’espressione
stessa “dittatura del relativismo” non sembra forse un
contraddizione in termini? Infatti, cosa è il relativismo se non, in
quanto termine opposto ad assolutismo, il riconoscere, riguardo a
qualsiasi credenza o argomento, che esistono punti di vista diversi
dal nostro (o da quello dominante) meritevoli di attenzione?
Anche all’interno della stessa Chiesa vi è un
certo “relativismo” (pur nel rispetto della verità ultima di Dio),
difatti il cardinale Carlo Maria Martini afferma:
«Esiste anche un relativismo cristiano. […] Quello di cui
abbiamo bisogno è saper vivere insieme nella diversità facendo
fermentare le cose profonde che abbiamo in comune, al di là delle
differenze, perché solo in questo sta la nostra capacità di pace:
unica via per una pace individuale ma anche tra popoli».
Ci si potrebbe
chiedere: ma valori come il rispetto per il prossimo e per la vita
altrui, i diritti umani, la pace (e tanto ancora), non dovrebbero
essere assoluti?
Ebbene no, forse
non devono essere valori "assoluti", bensì "universali", che è ben
diverso: l'assolutismo contiene in sé il germe del fondamentalismo
in nome del quale (lo vivono ogni giorno in Medio Oriente) tutto è
lecito.
Esiste, a mio
parere, un relativismo “buono” da poter seguire, che tiene conto
dell’evoluzione dell'uomo (d’ogni tipo di uomo), della sua cultura e
modo di vivere, un vero e proprio “pluralismo ideologico”, da sempre
alla base della vera democrazia.
Mi viene subito in
mente il prossimo referendum sulla fecondazione assistita: non
tenere da conto tutte le opinioni, sarebbe troppo sbagliato anzi,
sarebbe un suicidio trincerarsi nelle proprie idee; idee che poi non
sono quasi mai “nostre” in tutto e per tutto, ma spesso scaturiscono
da vari elementi tra cui il tipo di educazione cui siamo abituati.
Ecco, essere più relativisti forse ci aiuterebbe a costruire delle
idee "più nostre" poiché sarebbero il frutto nato dal confronto e
dal dialogo.
P.S.: inserisco il
link di “fahrenheit”, una trasmissione di radio rai 3 dove è in atto
un dibattito tra esperti proprio su questo tema.
http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/mostra_evento.cfm?Q_EV_ID=133676 |