|
COMMOVENTE, BELLISSIMA, DIVERTENTE ANTIGONE
di Giovanni Polimeni
In una parola: catartica, come diceva
Aristotele quasi tremila anni fa. L’Antigone di Sofocle proposta
quest’anno, almeno per la qualità degli attori, supera tutte le
tragedie proposte finora a Siracusa.
Una tragedia non dovrebbe fare ridere, lo dice
la parola stessa, ma non è così (o almeno non è solo così) per Irene
Papas, regista dello spettacolo, che ha proposto uno spettacolo
veramente nuovo.
Creonte (interpretato da Alessandro Haber,
attore più cinematografico che teatrale) è il re di Tebe, accecato
dalla potenza di cui la legge gode sopra qualunque altro ordine,
anche sopra l’amore che una donna, Antigone, può avere verso il
fratello, Polinice, morto in duello per la conquista del regno di
Tebe, e che nient’altro desidera che dare onore alla sua salma con
la sepoltura. Ma, a dir di Creonte, Polinice non merita onori, si è
infatti battuto contro Tebe, contro la sua terra.
Questa tragedia di Sofocle rappresenta un vero
e proprio punto di crisi nell’età classica: l’era del legge (nòmos),
nonostante le innovazioni di Solone, cede il passo alla vecchia ed
omerica era della stirpe (ghènos), alla sua morale fondata
sull’onore della vittoria e della sepoltura, e sulla volontà divina,
che inutili rende le azioni umane a fin di bene.
Antigone non è una donna qualsiasi, è il frutto
dell’incesto tra Edipo e Giocasta; ed era già deciso: per Edipo ed i
suoi discendenti “sciagure si succederanno a sciagure”.
Come potrebbe far ridere una tragedia come
l’Antigone, alla cui rappresentazione non si può fare a meno di
commuoversi (almeno in certi suoi tremendi risvolti)? Come può
essere ironica una storia che inizia con la morte di due fratelli e
che termina con la morte della stessa Antigone (interpretata da
Galatea Ranzi), della sorella Ismene (Micol Pambieri), del promesso
sposo Emone (Roberto Salemi) figlio di Creonte?
Può esserlo, se l’interpretazione di Haber
mostra un Creonte retrogrado, scomposto, ridicolo nel suo
attaccamento estremo ad una legge della cui esistenza neanche lui
comprende il vero significato, un Creonte schizofrenico e disturbato
che, non appena viene messo in difficoltà, viene colto da un
tremendo tic alla mano.
Insomma, un vero e proprio personaggio da
commedia, ironico nella sua tragicità.
Sublime e di un’intensità rara è stata
l’interpretazione dell’indovino Tiresia di Maurizio Donadoni.
Tiresia ha un ruolo piccolo ma violento nell’Antigone, è colui che
porta a Creonte la profezia delle sciagure terribili che la sua
azione provocherà. Variazioni di voce, da rauca e spaventosa a calma
e risonante, movimenti sciolti e diversi, da passi eleganti ad
attacchi epilettici, queste alcune caratteristiche del
magistralmente rappresentato Tiresia.
L’Antigone della Ranzi? Brava sì, ma
soprattutto, almeno a mio parere maschile, molto (ma molto)
affascinante. Il suo viso intelligente e il suo carattere
disobbediente che la porterà consapevolmente alla morte, i suoi
movimenti leggeri, che a volte sembra vederla danzare, mostrano bene
la bravura della Ranzi, che ha interpretato uno dei personaggi
femminili (insieme a Medea) più difficili e complessi in assoluto.
[Leggi commenti][Commenta l'articolo] |