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            <title>I Malavoglia, esegesi puntuale del CAPITOLO XIV</title>
            <author>Giovanni Verga</author>
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               <resp>Codifica a cura di</resp>
               <name xml:id="NomeCognome1">Erica Di Dio</name>
               <name xml:id="NomeCognome2">Giuliana Pontorno</name>
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               <resp>Il modello di codifica, sviluppato dall'équipe del progetto PNRR Next-Generation EU «Verismo digitale», è condiviso, per le parti oggetto di prova in itinere, all'interno del Corso di Modelli di scrittura e lettura del testo digitale (AA 2025-26), a cura di </resp>
               <name xml:id="LiborioPBarbarino">Liborio Barbarino</name>
            </respStmt>
         </titleStmt>
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            <edition>Prima versione <date>Dicembre 2025</date></edition>
         </editionStmt>
         <publicationStmt>
            <authority>Università di Catania</authority>
            <availability status="free">
               <p>File realizzato a scopo didattico, e non destinato alla pubblicazione, all'interno del Corso di Laurea Magistrale in Scienze del testo per le professioni digitali</p>
            </availability>
         </publicationStmt>
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            <bibl>
               <title level="m">I Malavoglia</title>
               <author>Giovanni Verga</author>
               <editor>Edizione critica a cura di Ferruccio Cecco</editor>
               <publisher>Fondazione Verga – Interlinea</publisher>
               <pubPlace>Catania – Novara</pubPlace>
               <date when="1900">2015</date>
            </bibl>
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            <p>L'insegnamento di Modelli di scrittura e lettura del testo digitale è tenuto presso l'Università di Catania, all'interno del corso di Laurea Magistrale in Scienze del testo per le professioni digitali (LM-43). Il lavoro è pensato per stimolare nei discenti competenze ermeneutiche nella lettura dei testi, insieme alla comprensione e alla pratica del testo digitale. Nell'individuazione di elementi lessicalmente e semanticamente rilevanti dell'opera proposta, in ordine alla comprensione, all’analisi e alla riscrittura/ri-mediazione di questa, e nel saper interpretare criticamente gli stessi testi sulla base dei dati raccolti, si persegue l'applicazione di conoscenze e capacità, l'autonomia di giudizio, l'abilità di comunicazione.</p>
            <p>L'annotazione dell'opera riguarda l'attenzione al fatto linguistico, alla lettera del testo e all'esegesi puntuale, attraverso l'utilizzo di risorse lessicografiche, di studi, di repertori, presenti in rete o forniti agli studenti in forma digitalizzata;</p> 
         </projectDesc>
         <editorialDecl> 
            <p>Il testo dei Malavoglia è conforme a quello dell'edizione critica.</p>
            <normalization> 
               <p>Sono state normalizzate le è secondo l'uso comune in parole come "perché, giacché".</p>
            </normalization>
            <quotation marks="all"> 
               <p>Tutte le virgolette doppie sono rese con ", tutte le virgolette singole con l'apostrofo.</p>
            </quotation>
            <hyphenation eol="all">
               <p>Le parole sillabate che compaiono alla fine della riga nella princeps sono state normalizzate.</p>
            </hyphenation>
         </editorialDecl>
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               <tagUsage gi="div">Usato per dividere le unità testuali presenti nel medesimo testo.</tagUsage>
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            <date>Dicembre 2025</date>
            <placeName>Catania</placeName>
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            <language ident="Ita">Italiano</language>
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         <change when="2025-12" resp="#EricaDiDioGiulianaPontorno">Inserimento del brano dell'opera (capitolo XIV) e prima bozza a cura di Erica Di Dio e Giuliana Pontorno.</change>
         <change when="2026-01" resp="#EricaDiDioGiulianaPontorno">Codifica di Erica Di Dio e Giuliana Pontorno</change>
         <change when="2024-04" resp="#EricaDiDioGiulianaPontorno">Revisione del documento.</change>
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         <div type="chapter" n="XIV">
            <head n="XIV">XIV.</head>
            <p xml:id="MA_0012980" n="nCap.nPar">XIV</p>
            <p xml:id="MA_0012990" n="XIV.1">Quando 'Ntoni Malavoglia incontrò don Michele per dargli il resto fu un brutto affare, di notte, mentre diluviava, ed era scuro che <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_gatto">non ci avrebbe visto neppure un gatto</seg>, all'angolo della <term ana="#Sciara"><hi rend = "italic">sciara</hi></term> verso il Rotolo, dove <term ana="#Bordeggiare">bordeggiavano</term> <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_Quatto">quatte quatte</seg> le barche che <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_merluzzi">facevano finta di pescar merluzzi a mezzanotte</seg>, e dove 'Ntoni andava a ronzare, con Rocco Spatu, e Cinghialenta, ed altri <term ana="#Malarnese">malarnesi</term>, colla pipa in bocca, che le guardie le conoscevano ad una ad una quelle punte di fuoco delle pipe, mentre stavano appiattate fra gli scogli con le <term ana="#Carabina">carabine</term> in mano.</p>
            <p xml:id="MA_0013000" n="XIV.2">- <term ana="#Comare">Comare</term> Mena, - aveva detto don Michele un'altra volta passando dalla strada del Nero; - ditegli a vostro fratello di non andarci di notte al Rotolo, con Rocco Spatu e Cinghialenta.</p>
            <p xml:id="MA_0013010" n="XIV.3">Ma 'Ntoni <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_sordo">aveva fatto il sordo</seg> perché <seg type="phrase" subtype="proverbio" ana="#seg_MA_phrase_VentreAffamato">«ventre affamato non sente ragione»</seg>; e don Michele non gli faceva più paura, dopo che si erano rotolati a pugni e a cazzotti sotto le panche all'osteria; inoltre gli aveva promesso di dargli il resto quando l'incontrava, e non voleva passare per canaglia e per <term ana="#Spaccone">spaccone</term> agli occhi della Santuzza e di tutti quelli che erano stati presenti alla minaccia. - Gli ho detto che gli darò il rimanente dove l'incontrerò; e se l'incontro al Rotolo glielo dò al Rotolo! - ripeteva coi suoi amici, e ci avevano tirato anche il figlio della Locca. Avevano passato la sera all'osteria, a bere e schiamazzare, che <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_porto">la <term ana="#Bettola">bettola</term> è come un porto di mare</seg>, e la Santuzza non avrebbe potuto mandarlo via, <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_soldi">ora che ci aveva dei soldi in tasca e li faceva ballare nella mano</seg>. Don Michele era passato a <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_Ronda">far la ronda</seg>, ma Rocco Spatu, che sapeva la legge, diceva sputacchiando: - Finché c'è il lume sulla porta abbiamo il diritto di star qua! - e si appoggiava al muro per star meglio. 'Ntoni Malavoglia se la godeva anche a far sbadigliare la Santuzza, la quale dormicchiava dietro i bicchieri, colla testa posata <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_cuscini">su quei cuscini che portavano la medaglia di Figlia di Maria</seg>. - E ci sta sul morbido meglio che su di un fascio d'erba fresca! - diceva 'Ntoni, il quale aveva il <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_Vino">vino chiacchierone</seg>; mentre Rocco, pieno come una botte, non fiatava più, colle spalle al muro.</p>
            <p xml:id="MA_0013020" n="XIV.4">Lo zio Santoro intanto a tastoni aveva ritirato il lume e chiudeva la porta. - Ora andatevene che ho sonno; disse la Santuzza.</p>
            <p xml:id="MA_0013030" n="XIV.5">- Io non ho mica sonno io! Massaro Filippo a me mi lascia dormire la notte.</p>
            <p xml:id="MA_0013040" n="XIV.6">- A me non me ne importa se vi lascia dormire; ma non voglio che <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_multa">mi prendano la multa</seg> per amor vostro, se mi trovano l'uscio aperto a quest'ora.</p>
            <p xml:id="MA_0013050" n="XIV.7">- Chi ve la <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_multa">piglia la multa</seg>? quello sbirro di don Michele? Fatelo venire qui che <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_multa">gliela dò io la multa</seg>! ditegli che c'è qui 'Ntoni Malavoglia, <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_sangue_del_...">sangue della madonna</seg>!</p>
            <p xml:id="MA_0013060" n="XIV.8">La Santuzza intanto lo aveva preso per le spalle e lo spingeva fuori dell'uscio - Andate a dirglielo voi stesso; e andate a cercarvi i guai fuori di qui. Io non ne voglio chiacchiere colla polizia pei vostri begli occhi.</p>
            <p xml:id="MA_0013070" n="XIV.9">'Ntoni, vistosi cacciare in quel modo sulla strada, nel fango, e coll'acqua che veniva giù come Dio la mandava, tirò fuori tanto di coltello, e giurava e <term ana="#Sacramentare">sacramentava</term> che voleva pungerli tutti quanti, lei e don Michele! Cinghialenta era il solo che stesse in sensi per tutti, e lo tirava pel giubbone, e gli diceva: - Lascia stare per stasera! Non lo sai quello che abbiamo da fare?</p>
            <p xml:id="MA_0013080" n="XIV.10">Al figlio della Locca allora gli venne una gran voglia di mettersi a piangere, al buio.</p>
            <p xml:id="MA_0013090" n="XIV.11">- È ubbriaco, osservò Rocco Spatu, messo sotto la gronda. Portatelo qui che gli farà bene.</p>
            <p xml:id="MA_0013100" n="XIV.12">'Ntoni, un po' calmato dall'acqua che gli pioveva dalla gronda, si lasciò condurre da <term ana="#Compare">compare</term> Cinghialenta, seguitando a sbuffare, mentre sguazzava nelle pozzanghere, e <term ana="#Sacramentare">sacramentava</term> che se incontrava don Michele voleva dargli quello che gli aveva promesso. Tutt'a un tratto si trovò davvero <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_naso">naso a naso</seg> con don Michele, il quale ronzava lì intorno anche lui, colla pistola sulla pancia e i calzoni dentro gli stivali. Allora 'Ntoni si calmò di botto, e tutti e tre si allontanarono <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_Quatto">quatti quatti</seg>, verso la bottega di Pizzuto. Arrivati dietro l'uscio, adesso che don Michele era ben lontano, 'Ntoni volle a forza che si fermassero per udire quello che diceva.</p>
            <p xml:id="MA_0013110" n="XIV.13">- Lo vedete dove andava don Michele? e la Santuzza che diceva d'aver sonno! Adesso come faranno se c'è tuttora massaro Filippo nella stalla?</p>
            <p xml:id="MA_0013120" n="XIV.14">- E tu lascia stare don Michele - gli disse Cinghialenta, così ci lascerà andare pei fatti nostri.</p>
            <p xml:id="MA_0013130" n="XIV.15">- Voi altri siete tante canaglie! disse 'Ntoni, che avete paura di don Michele.</p>
            <p xml:id="MA_0013140" n="XIV.16">- Stasera sei ubbriaco! ma ti farei vedere se ho paura di don Michele! <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_mulo">Ora che ho venduto il mulo</seg> non voglio che nessuno venga a vedere come mi <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_pane">guadagno il pane</seg>, <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_sangue_del_...">sangue di un cane</seg>!</p>
            <p xml:id="MA_0013150" n="XIV.17">Là si misero a <term ana="#Cianciare">cianciare</term> a voce bassa a ridosso del muro, intanto che lo scroscio della pioggia copriva i loro discorsi. Ad un tratto <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_suonare_ora">suonarono le ore</seg>, e tacquero tutti e quattro per stare ad ascoltare.</p>
            <p xml:id="MA_0013160" n="XIV.18">- Entriamo da <term ana="#Compare">compare</term> Pizzuto, disse Cinghialenta. Egli è padrone di tenere la porta aperta sino che vuole, e <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_lume">senza lume fuori</seg>.</p>
            <p xml:id="MA_0013170" n="XIV.19">- È scuro che non ci si vede! disse il figlio della Locca.</p>
            <p xml:id="MA_0013180" n="XIV.20">- Bisogna bere qualche cosa, col tempo che fa; rispose Rocco Spatu. Se no ci romperemo il naso nella <term ana="#Sciara"><hi rend = "italic">sciara</hi></term>.</p>
            <p xml:id="MA_0013190" n="XIV.21">Cinghialenta si mise a brontolare: - Come se andassimo a giuocare! Ora vi farò dare dell'<seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_acqua">acqua col limone</seg> da mastro Vanni.</p>
            <p xml:id="MA_0013200" n="XIV.22">- Io non ho bisogno dell'<seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_acqua">acqua col limone</seg>! saltò su 'Ntoni; e vedrete se il fatto mio lo saprò fare meglio di voi altri!</p>
            <p xml:id="MA_0013210" n="XIV.23"><term ana="#Compare">Compare</term> Pizzuto non voleva aprire a quell'ora, e rispondeva che era in letto; ma siccome continuavano a picchiare, e minacciavano di svegliare tutto il paese e di far correre la guardia a mettere il naso nei fatti loro, <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_dare_voce">si fece dare la voce</seg> e venne ad aprire in mutande.</p>
            <p xml:id="MA_0013220" n="XIV.24">- Che siete pazzi a picchiare in questo modo? esclamava. Or ora ho visto passare don Michele.</p>
            <p xml:id="MA_0013230" n="XIV.25">- Sì, l'abbiamo visto anche noi; adesso sta <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_rosario">recitando il rosario colla Santuzza</seg>.</p>
            <p xml:id="MA_0013240" n="XIV.25">- Che lo sai d'onde viene don Michele? gli domandò Pizzuto guardandolo negli occhi: 'Ntoni fece una spallata; e Vanni, mentre si faceva da parte per lasciarli entrare, ammiccò a Rocco e a Cinghialenta:</p>
            <p xml:id="MA_0013250" n="XIV.26">- È stato dalle Malavoglia, soffiò loro nell'orecchio. - L'ho visto escire io!</p>
            <p xml:id="MA_0013260" n="XIV.27">- <term ana="#Buonpro">Buon prò</term>, rispose Cinghialenta; ma bisognerebbe dire a 'Ntoni che raccomandi a sua sorella di trattenere don Michele tutta la notte, quando abbiamo da fare...</p>
            <p xml:id="MA_0013270" n="XIV.28">- Che cosa volete da me? chiese 'Ntoni <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_lingua_grossa">colla lingua grossa</seg>.</p>
            <p xml:id="MA_0013280" n="XIV.29">- Niente, non è affare per questa sera.</p>
            <p xml:id="MA_0013290" n="XIV.29">- Se non è affare per questa sera perché mi avete fatto lasciar l'osteria, che son tutto fradicio dalla pioggia? disse Rocco Spatu.</p>
            <p xml:id="MA_0013300" n="XIV.30">- È un altro discorso che stavamo facendo con <term ana="#Compare">compare</term> Cinghialenta.</p>
            <p xml:id="MA_0013310" n="XIV.31">E Pizzuto aggiunse:</p>
            <p xml:id="MA_0013320" n="XIV.32">- Sì, è venuto l'uomo dalla città, e ha detto che per questa sera la roba è là, ma sarà un affare grosso <term ana="#Sbarcare">sbarcarla</term> con questo tempo.</p>
            <p xml:id="MA_0013330" n="XIV.33">- Tanto meglio; così nessuno ci vede a <term ana="#Sbarcare">sbarcarla</term>.</p>
            <p xml:id="MA_0013340" n="XIV.34">- Sì, ma le guardie hanno l'orecchio fino; e badate che m'è parso di vederle ronzare qui davanti, e guardare dentro la bottega.</p>
            <p xml:id="MA_0013350" n="XIV.35">Allora successe un momento di silenzio, e <term ana="#Compare">compare</term> Vanni, per finirla, andò a riempire tre bicchieri di erbabianca.</p>
            <p xml:id="MA_0013360" n="XIV.36">- Me ne <term ana="#Impipare">impipo</term> delle guardie! esclamò Rocco Spatu dopo che ebbe bevuto. - Peggio per loro se vengono a mettere il naso nei fatti miei; ho qui il mio <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_temperino">temperino</seg> che non fa tanto chiasso come le loro pistole.</p>
            <p xml:id="MA_0013370" n="XIV.37">- Noi ci <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_pane">buschiamo il pane</seg> come possiamo, e non vogliamo far male a nessuno! aggiunse Cinghialenta. - O che uno non è più padrone di farsi <term ana="#Sbarcare">sbarcare</term> la roba dove vuole?</p>
            <p xml:id="MA_0013380" n="XIV.38">- <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_ladro">Loro stanno a spasso come i ladri, per farsi pagare il dazio di ogni fazzoletto da naso che volete portare a terra, e nessuno li prende a <term ana="#Schioppettata">schioppettate</term>; aggiunse 'Ntoni Malavoglia. - Sapete cos'ha detto don Giammaria? che rubare ai ladri non è peccato. E i primi ladri son quelli coi galloni, che ci mangiano vivi</seg>.</p>
            <p xml:id="MA_0013390" n="XIV.39">- <seg type = "phrase" ana="#seg_MA_phrase_tonnina">Vogliamo farne tonnina!</seg> conchiuse Rocco Spatu, cogli occhi lucenti al pari di un gatto.</p>
            <p xml:id="MA_0013400" n="XIV.40">Ma a quel discorso il figlio della Locca posò il bicchierino senza accostarlo alla bocca, giallo come un morto.</p>
            <p xml:id="MA_0013410" n="XIV.41">- Che sei già ubbriaco? gli chiese Cinghialenta.</p>
            <p xml:id="MA_0013420" n="XIV.42">- No, rispose lui, non ho bevuto.</p>
            <p xml:id="MA_0013430" n="XIV.43">- Esciamo fuori che l'aria aperta farà bene a tutti. Buona notte a chi resta.</p>
            <p xml:id="MA_0013440" n="XIV.44">- Un momento! gridò Pizzuto colla mano sul battente. - Non è pei soldi dell'erbabianca; questa ve l'ho data per niente, come amici che siete; ma vi raccomando, eh! La mia casa è qui per voi altri, se l'affare va bene. Sapete che ci ho lì dietro una camera dove ci starebbe un bastimento di roba, e nessuno ci mette il naso, ché con don Michele e le sue guardie <seg type = "phrase" ana="#seg_MA_phrase_tonnina">siamo come pane e cacio</seg>. Di <term ana="#Compare">compare</term> Piedipapera non mi fido, perché l'altra volta <seg type ="phrase" ana="#seg_MA_phrase_farecorna">mi fece le corna</seg>, e andò a portare la roba in casa di don Silvestro. Don Silvestro non si contenterebbe mai di quel che gli dareste di sua parte, col pretesto che arrischia di perdere il posto; ma con me non avete questo timore, e mi darete quel ch'è giusto. E sì che a <term ana="#Compare">compare</term> Piedipapera non gli ho mai negato la <term ana="#Senseria">senseria</term>, e gli dò il bicchierino ogni volta che viene qui, e la barba gliela faccio per niente. Ma santo diavolone! se mi <seg type ="phrase" ana="#seg_MA_phrase_farecorna">fa le corna</seg> un'altra volta non voglio passar per <term ana="#Minchione">minchione</term>, e andrò a contare a don Michele tutte queste <term ana="#Bricconata">bricconate</term>.</p>
            <p xml:id="MA_0013450" n="XIV.45">- No, no! <term ana="#Compare">compare</term> Vanni; non c'è bisogno d'andarle a contare a don Michele! E Piedipapera s'è visto stasera?</p>
            <p xml:id="MA_0013460" n="XIV.46">- Neanche sulla piazza; era lì nella spezieria <seg type ="phrase" ana="#seg_MA_phrase_repubblica">a fare la repubblica</seg> collo speziale. Ogni volta che si fa il colpo egli <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_vogare">voga al largo</seg>, per provare che lui non ci entra in tutto quel che può succedere. È <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_volpe">volpe vecchia</seg> e le palle delle guardie non lo coglieranno mai, sebbene sia <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_zoppo">zoppo come il diavolo</seg>. Poi domattina, a cose fatte, verrà a riscuotere la <term ana="#Senseria">senseria</term>, colla faccia tosta. Ma le palle le lascia pegli altri.</p>
            <p xml:id="MA_0013470" n="XIV.47">- Piove sempre! disse Rocco Spatu. Che non vuol finire stanotte?</p>
            <p xml:id="MA_0013480" n="XIV.48">- Con questo tempaccio non ci sarà nessuno al Rotolo, soggiunse il figlio della Locca, ed è meglio tornarsene a casa.</p>
            <p xml:id="MA_0013490" n="XIV.48">'Ntoni, Cinghialenta e Rocco Spatu, che erano sulla soglia, davanti alla pioggia che <term ana="#Scrosciare">scrosciava</term> come il pesce nella padella, rimasero un momento zitti, guardando nel buio.</p>
            <p xml:id="MA_0013500" n="XIV.49">- <term ana="#Minchione">Minchione</term> che sei! esclamò Cinghialenta per fargli coraggio; e Vanni Pizzuto adagio adagio chiuse l'uscio, dopo di aver detto sottovoce:</p>
            <p xml:id="MA_0013510" n="XIV.50">- Sentite, veh! se vi accadesse qualche disgrazia, voi non m'avete visto stasera! Il bicchierino ve l'ho dato per l'amicizia, ma in casa mia non ci siete stati. Non mi tradite, che <seg type = "explgen" ana="#seg_MA_explgen_mondo">non ho nessuno al mondo</seg>.</p>
            <p xml:id="MA_0013520" n="XIV.51">Gli altri se ne andarono <seg type = "phrase" ana="#seg_MA_phrase_mogi">mogi mogi</seg>, sotto la pioggia, rasente i muri. - E anche costui! masticava fra i denti Cinghialenta, - che sta a sparlare di Piedipapera, e dice che <seg type = "explgen" ana="#seg_MA_explgen_mondo">non ha nessuno al mondo</seg>. Almeno Piedipapera ci ha la moglie. E ci ho la moglie anch'io! Ma io son <seg type = "explgen" ana="#seg_MA_explgen_palle">di quelli delle palle</seg>!...</p>
            <p xml:id="MA_0013530" n="XIV.52">In quel momento passavano <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_Quatto">quatti quatti</seg> dietro l'uscio della cugina Anna, e Rocco Spatu disse che anche lui ci aveva la mamma, la quale a quell'ora stava dormendo, beata lei.</p>
            <p xml:id="MA_0013540" n="XIV.53">- Chi può starsene fra le lenzuola, con questo tempaccio, non va in giro di certo; conchiuse <term ana="#Compare">compare</term> Cinghialenta.</p>
            <p xml:id="MA_0013550" n="XIV.54">'Ntoni fece segno di star zitti, e di scantonare per la viottola, onde evitare di passare davanti alla sua casa, ché Mena o il nonno potevano stare ad aspettarlo, e li avrebbero uditi.</p>
            <p xml:id="MA_0013560" n="XIV.55">- Non sta ad aspettar te, no, tua sorella; gli diceva quell'ubbriacone di Rocco Spatu. Se mai, aspetta don Michele!</p>
            <p xml:id="MA_0013570" n="XIV.56">'Ntoni allora voleva <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_anima">mangiargli l'anima</seg>, mentre si trovava il coltello in tasca, e Cinghialenta chiese loro se erano ubbriachi, a volersi <term ana="#Questionare">quistionare</term> per delle sciocchezze, mentre andavano a fare quello che sapevano.</p>
            <p xml:id="MA_0013580" n="XIV.57">Mena infatti aspettava il fratello dietro l'uscio, col rosario in mano, ed anche Lia, senza dir nulla di quello che sapeva, ma pallida come una morta. E meglio sarebbe stato per tutti che 'Ntoni fosse passato per la strada del Nero, invece di scantonare per la viottola. Don Michele c'era stato davvero verso <seg type = "phrase" ana="#seg_MA_phrase_notte">un'ora di notte</seg>, e aveva picchiato all'uscio.</p>
            <p xml:id="MA_0013590" n="XIV.58">- Chi è a quest'ora, disse Lia, la quale orlava di nascosto un fazzoletto di seta che don Michele infine era riescito a farle prendere.</p>
            <p xml:id="MA_0013600" n="XIV.59">- Son io, don Michele; aprite che devo parlarvi di premura!</p>
            <p xml:id="MA_0013610" n="XIV.60">- Non apro perché tutti sono in letto e mia sorella è di là ad aspettare 'Ntoni dietro l'uscio.</p>
            <p xml:id="MA_0013620" n="XIV.61">- Se vostra sorella vi sente ad aprire non fa nulla. Si tratta appunto di 'Ntoni, ed è affare di premura. Non voglio che vada in galera vostro fratello. Ma apritemi, che se mi vedono qui <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_pane">perdo il pane</seg>.</p>
            <p xml:id="MA_0013630" n="XIV.62">- Oh vergine Maria! cominciò a dire allora la ragazza. Oh vergine Maria!</p>
            <p xml:id="MA_0013640" n="XIV.63">- Chiudetelo in casa stanotte, vostro fratello, come torna. Ma non gli dite che ci sono stato io. Ditegli che è meglio che stia in casa. Diteglielo!</p>
            <p xml:id="MA_0013650" n="XIV.64">- Oh vergine Maria! Oh vergine Maria! ripeteva Lia colle mani giunte.</p>
            <p xml:id="MA_0013660" n="XIV.65">- Adesso è all'osteria, ma deve passar di qua. Voi aspettatelo sull'uscio, che è meglio per lui.</p>
            <p xml:id="MA_0013670" n="XIV.66">Lia piangeva sottovoce, perché non udisse sua sorella, col viso nelle mani, e don Michele la vedeva piangere, colla pistola sulla pancia e i calzoni dentro gli stivali. - Per me stasera non c'è nessuno che stia inquieto, o che si metta a piangere, <term ana="#Comare">comare</term> Lia, ma anch'io sono in pericolo come vostro fratello. Allora, se mi accade qualche disgrazia, pensateci che son venuto ad avvertirvi ed ho arrischiato di <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_pane">perdere il pane</seg> per voi!</p>
            <p xml:id="MA_0013680" n="XIV.67">Allora Lia alzò il viso dalle mani, e lo guardò cogli occhi pieni di lagrime. - <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_carita">Dio ve la paga, don Michele, la carità</seg>!</p>
            <p xml:id="MA_0013690" n="XIV.68">- Io non voglio esser pagato, <term ana="#Comare">comare</term> Lia; l'ho fatto per voi e pel bene che vi voglio.</p>
            <p xml:id="MA_0013700" n="XIV.69">- Ora andatevene, che tutti dormono! andatevene, per l'amor di Dio, don Michele!</p>
            <p xml:id="MA_0013710" n="XIV.70">Don Michele se n'andò, ed ella rimase dietro l'uscio a dire il rosario per suo fratello; e pregava il Signore che lo mandasse da quelle parti.</p>
            <p xml:id="MA_0013720" n="XIV.71"><seg type = "explgen" ana="#seg_MA_explgen_signore">Ma il Signore non ve lo mandò</seg>. Tutti e quattro, 'Ntoni, Cinghialenta, Rocco Spatu e il figlio della Locca, filavano <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_Quatto">quatti quatti</seg> lungo i muri della viottola, e come furono sulla <term ana="#Sciara"><hi rend = "italic">sciara</hi></term> si cavarono le scarpe, e stettero ad origliare un po', inquieti e colle scarpe in mano.</p>
            <p xml:id="MA_0013730" n="XIV.72">- Non si sente nulla, disse Cinghialenta.</p>
            <p xml:id="MA_0013740" n="XIV.73">La pioggia continuava a cadere, e dalla <term ana="#Sciara"><hi rend = "italic">sciara</hi></term> non si udiva altro che il <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_brontolio_mare">brontolare del mare là sotto</seg>.</p>
            <p xml:id="MA_0013750" n="XIV.74">- Non ci si vede nemmeno a bestemmiare, disse Rocco Spatu. Come faranno ad afferrare lo <seg type = "explgen" ana="#seg_MA_explgen_scoglio"><hi rend = "italic">scoglio dei colombi</hi></seg> con questo scuro?</p>
            <p xml:id="MA_0013760" n="XIV.75">- Sono tutti gente pratica, rispose Cinghialenta. Conoscono le coste, <seg type = "phrase" ana="#seg_MA_phrase_palmo_a_palmo"> palmo a palmo</seg>, ad occhi chiusi.</p>
            <p xml:id="MA_0013770" n="XIV.76">- Ma io non sento nulla! osservò 'Ntoni.</p>
            <p xml:id="MA_0013780" n="XIV.77">- È vero, non si sente nulla! rispose Cinghialenta. Ma devono essere laggiù da un pezzo.</p>
            <p xml:id="MA_0013790" n="XIV.78">- Allora è meglio tornarsene a casa, aggiunse il figlio della Locca.</p>
            <p xml:id="MA_0013800" n="XIV.79">- Tu ora che hai mangiato e bevuto non pensi ad altro che a tornartene a casa; ma se non stai zitto ti butto in mare con una pedata! gli disse Cinghialenta.</p>
            <p xml:id="MA_0013810" n="XIV.80">- Il fatto è, brontolò Rocco, che mi secca passar qui la notte, senza far nulla.</p>
            <p xml:id="MA_0013820" n="XIV.81">- Ora sapremo se ci sono o no; e si misero a fare lo strido della civetta.</p>
            <p xml:id="MA_0013830" n="XIV.82">- Se sentono le guardie di don Michele, disse 'Ntoni, correranno qui subito, perché con una notte come questa le civette non vanno in giro.</p>
            <p xml:id="MA_0013840" n="XIV.83">- Allora è meglio andarcene, piagnucolò il figlio della Locca, giacché nessuno risponde.</p>
            <p xml:id="MA_0013850" n="XIV.84">Tutti e quattro si guardarono in volto, sebbene non si vedessero, e pensarono a quel che aveva detto 'Ntoni di padron 'Ntoni.</p>
            <p xml:id="MA_0013860" n="XIV.85">- Che facciamo? tornò a dire il figlio della Locca.</p>
            <p xml:id="MA_0013870" n="XIV.86">- Scendiamo sulla strada, propose Cinghialenta; se non c'è nessuno nemmeno là, vuol dire che non son venuti.</p>
            <p xml:id="MA_0013880" n="XIV.87">'Ntoni, mentre scendevano sulla strada disse:</p>
            <p xml:id="MA_0013890" n="XIV.88">- Piedipapera è capace di venderci tutti per un bicchiere di vino.</p>
            <p xml:id="MA_0013900" n="XIV.89">- Ora che non hai più il bicchiere dinanzi, gli disse Cinghialenta, hai paura anche tu.</p>
            <p xml:id="MA_0013910" n="XIV.90">- Andiamo, <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_sangue_del_...">sangue del diavolo</seg>! Vi farò vedere se ho paura.</p>
            <p xml:id="MA_0013920" n="XIV.91">Nello scendere adagio adagio per gli scogli, tenendosi bene per non <seg type ="phrase" ana="#seg_MA_phrase_collo">rompersi il collo</seg>, Spatu osservò sottovoce:</p>
            <p xml:id="MA_0013930" n="XIV.92">- Vanni Pizzuto a quest'ora è nel suo letto, lui che se la prendeva con Piedipapera perché si acchiappa la <term ana="#Senseria">senseria</term> senza far nulla.</p>
            <p xml:id="MA_0013940" n="XIV.93">- <term ana="#Orbene">Orbè</term>! conchiuse Cinghialenta, se non volete <seg type = "phrase" ana="#seg_MA_phrase_pelle">rischiar la pelle</seg>, dovevate restare a casa a dormire.</p>
            <p xml:id="MA_0013950" n="XIV.94">Nessuno fiatò più, e 'Ntoni andava pensando, mentre metteva le mani avanti per vedere dove posava i piedi, che <term ana="#Compare">compare</term> Cinghialenta avrebbe potuto fare a meno di dir così, perché a ciascuno in quei frangenti gli viene davanti agli occhi la sua casa, col letto e la Mena che sonnecchiava dietro l'uscio.</p>
            <p xml:id="MA_0013960" n="XIV.95">Quell'ubbriacone di Rocco Spatu disse infine: - La nostra pelle <seg type = "phrase" ana="#seg_MA_phrase_baiocco">non vale un baiocco</seg>.</p>
            <p xml:id="MA_0013970" n="XIV.96">- Chi va là! udirono gridare a un tratto dietro il muro della strada. - Fermi! fermi tutti!</p>
            <p xml:id="MA_0013980" n="XIV.97">- Tradimento! tradimento! cominciarono a gridare, mettendosi a fuggire per la <term ana="#Sciara"><hi rend = "italic">sciara</hi></term>, senza badare più dove mettevano i piedi.</p>
            <p xml:id="MA_0013990" n="XIV.98">Ma 'Ntoni che aveva già scavalcato il muro si trovò <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_naso">naso a naso</seg> con don Michele, il quale aveva la pistola in pugno.</p>
            <p xml:id="MA_0014000" n="XIV.99">- <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_sangue_del_...">Sangue della madonna!</seg> gridò Malavoglia tirando fuori il coltello; voglio farvi vedere se ho paura della pistola!</p>
            <p xml:id="MA_0014010" n="XIV.100">La pistola di don Michele <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_pistola">partì in aria</seg>, ma egli <term ana="#Stramazzare">stramazzò</term> come un bue, colpito al petto. 'Ntoni allora voleva fuggire, saltando meglio di un capriolo, però le guardie gli furono addosso, intanto che piovevano le <term ana="#Schioppettata">schioppettate</term> come la grandine, e lo gettarono a terra.</p>
            <p xml:id="MA_0014020" n="XIV.101">- Ora come farà mia mamma! piagnucolava il figlio della Locca, mentre lo legavano peggio di Cristo.</p>
            <p xml:id="MA_0014030" n="XIV.102">- Non stringete tanto forte, <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_sangue_del_...">sangue della madonna!</seg> urlava 'Ntoni; lo vedete che non posso più muovermi!</p>
            <p xml:id="MA_0014040" n="XIV.103">- Va là, va là, Malavoglia! gli rispondevano. Il tuo conto è bello e aggiustato! e lo spingevano <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_carabina">a boccate di <term ana="#Carabina">carabina</term></seg>.</p>
            <p xml:id="MA_0014050" n="XIV.104">Mentre lo conducevano in caserma, legato peggio di Cristo anche lui, e gli portavano dietro don Michele, sulle spalle delle guardie, andava cercando cogli occhi dove fossero Cinghialenta e Rocco Spatu. - <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_scampata">L'hanno scappata</seg>! diceva fra di sé; non hanno a temere più di niente, come Vanni Pizzuto e Piedipapera che dormono fra le lenzuola a quest'ora. Soltanto a casa mia non dormono più, dacché hanno udito le <term ana="#Schioppettata">schioppettate</term>.</p>
            <p xml:id="MA_0014060" n="XIV.105">Infatti quei poveretti non dormivano, e stavano sulla porta, sotto la pioggia, come se <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_cuore">avesse parlato loro il cuore</seg>; mentre i vicini, si voltavano dall'altra parte, e tornavano a dormire, sbadigliando: - Domani sapremo cos'è stato.</p>
            <p xml:id="MA_0014070" n="XIV.106">Sul tardi, appena <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_alba">principiò a rompere l'alba</seg>, la gente si affollava davanti alla bottega di Pizzuto, che c'era ancora il lumicino; e lì si faceva un gran chiacchierare di quel che era successo, in quel <term ana="#Diavolio">diavolìo</term> della notte.</p>
            <p xml:id="MA_0014080" n="XIV.107">- Hanno sorpreso il contrabbando e i contrabbandieri; raccontava Pizzuto, - e don Michele ci ha <term ana="#Buscare">buscato</term> una coltellata. - La gente guardava verso la porta dei Malavoglia, e faceva segno col dito. Infine venne la cugina Anna, tutta spettinata, bianca come un cencio, e non sapeva che dire. Padron 'Ntoni, come se gli <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_cuore">parlasse il cuore</seg>, domandò: - E 'Ntoni? Sapete dov'è 'Ntoni? - L'hanno arrestato stanotte nel contrabbando, insieme al figlio della Locca! - rispose la cugina Anna, la quale aveva perduto la testa. - Hanno ammazzato don Michele!</p>
            <p xml:id="MA_0014090" n="XIV.108">- Ah! mamma mia! - gridò il vecchio cacciandosi le mani nei capelli; ed anche la Lia si era cacciate le mani nei capelli. Padron 'Ntoni, sempre colle mani in testa, non faceva altro che dire: - Ah! mamma mia! Ah! mamma mia!</p>
            <p xml:id="MA_0014100" n="XIV.109">Sul tardi venne Piedipapera, <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_angustiata">colla faccia angustiata</seg>, picchiandosi la fronte: - Avete sentito, eh, padron 'Ntoni, che disgrazia! Io <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_sale">son rimasto di sale</seg> quando l'ho saputo. - <term ana="#Comare">Comare</term> Grazia, sua moglie, piangeva davvero, poveretta, vedendo come le disgrazie fioccavano nella casa dei Malavoglia. - Tu che ci viene a fare? gli diceva sottovoce suo marito, tirandola vicino alla finestra. - Tu non ci entri. Adesso a <term ana="#Bazzicare">bazzicare</term> in questa casa si tira addosso gli occhi degli sbirri.</p>
            <p xml:id="MA_0014110" n="XIV.110">La gente perciò non si affacciava nemmeno all'uscio dei Malavoglia. Solo la Nunziata, appena sentita la notizia, aveva affidato i ragazzi al più grandicello, e raccomandata la sua casa alla vicina, ed era corsa da <term ana="#Comare">comare</term> Mena, a piangere con lei, <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_giudizio">come una che non aveva ancora gli anni del giudizio</seg>. Gli altri stavano a godersi la vista da lontano, sulla strada, o si affollavano come le mosche davanti alla caserma, per vedere come sembrava 'Ntoni di padron 'Ntoni dietro la grata, dopo che aveva dato la coltellata a don Michele; oppure correvano nella bottega di Pizzuto, il quale vendeva <term ana="#Acquabianca">acquabianca</term>, e faceva la barba, e raccontava ogni cosa com'era stata, parola per parola.</p>
            <p xml:id="MA_0014120" n="XIV.111">- I <term ana="#Minchione">minchioni</term>! sentenziava lo speziale. Vedete chi si lascia prendere? i <term ana="#Minchione">minchioni</term>!</p>
            <p xml:id="MA_0014130" n="XIV.112">- Sarà un affare brutto! aggiungeva don Silvestro; <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_rasoio">la galera non gliela levano nemmeno col rasoio</seg>.</p>
            <p xml:id="MA_0014140" n="XIV.113">E don Giammaria andava a dirgli sul mostaccio:</p>
            <p xml:id="MA_0014150" n="XIV.114">- In galera non ci vanno quelli che dovrebbero andarci!</p>
            <p xml:id="MA_0014160" n="XIV.115">- Sicuro! non ci vanno! rispondeva don Silvestro colla faccia tosta.</p>
            <p xml:id="MA_0014170" n="XIV.116">- Al giorno d'oggi, aggiungeva padron Cipolla, giallo dalla bile, i veri ladri vi rubano il fatto vostro di mezzogiorno, e in mezzo alla piazza. Vi si ficcano in casa, per forza, senza rompere né porte né finestre.</p>
            <p xml:id="MA_0014180" n="XIV.117">- Come voleva fare in casa mia 'Ntoni Malavoglia, aggiungeva la Zuppidda, venendo a filare la sua canapa nel crocchio.</p>
            <p xml:id="MA_0014190" n="XIV.118">- Io te l'ho sempre detto, pace degli angeli! cominciava suo marito.</p>
            <p xml:id="MA_0014200" n="XIV.119">- Voi state zitto, che non sapete niente! Guardate che giornata sarebbe venuta adesso per mia figlia Barbara, se non stavo all'erta!</p>
            <p xml:id="MA_0014210" n="XIV.120">Sua figlia Barbara stava alla finestra, per vedere passare fra gli sbirri 'Ntoni di padron 'Ntoni quando l'avrebbero portato alla città.</p>
            <p xml:id="MA_0014220" n="XIV.121">- Di là non n'esce più - dicevano tutti. - Sapete cosa c'è scritto alla <term ana="#Vicaria">Vicaria</term> di Palermo? <seg type="phrase" subtype="proverbio" ana="#seg_MA_phrase_CorriQuantoVuoi">«Corri quanto vuoi che qui t'aspetto!»</seg> e <seg type="phrase" subtype="proverbio" ana="#seg_MA_phrase_IlMaloFerro">«il malo ferro se lo mangia la mola»</seg>. Poveri diavoli!</p>
            <p xml:id="MA_0014230" n="XIV.122">- La buona gente non ci si mette a quel mestiere! sbraitava la Vespa. - <seg type="phrase" subtype="proverbio" ana="#seg_MA_phrase_IGuaiLiHa">I guai li ha chi li cerca</seg>. Vedete chi ci si mette a queste cose? chi non fa altro mestiere, ed è un <term ana="#Malarnese"> malarnese</term>, come Malavoglia, e il figlio della Locca! - Tutti dicevano di sì, che quando capita un figlio di quella fatta è meglio che gli caschi la casa addosso. La sola Locca andava cercando suo figlio, e si piantava davanti alla caserma delle guardie, strepitando che glielo dessero, senza voler sentir ragione; e quando andava a seccare suo fratello Campana di legno, e si piantava sugli scalini del ballatoio per delle ore intere, coi capelli bianchi che svolazzavano, lo zio Crocifisso gli diceva: - La galera ce l'ho in casa! Vorrei esserci io al posto di tuo figlio! Cosa vuoi da me? Già il <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_pane">pane non te lo portava nemmeno lui</seg>!</p>
            <p xml:id="MA_0014240" n="XIV.123">- La Locca ci guadagna! osservava don Silvestro. Ora che non ha più quel <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_pretesto">pretesto di averci chi la mantiene</seg>, la metteranno all'<seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_pretesto">Albergo dei poveri</seg>, e mangerà pasta e carne tutti i giorni. Se no <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_comune">resta a carico del Comune</seg>.</p>
            <p xml:id="MA_0014250" n="XIV.124">E come tornavano a conchiudere che <seg type="phrase" subtype="proverbio" ana="#seg_MA_phrase_IlMaloFerro">«il malo ferro se lo mangia la mola»</seg>, padron Fortunato soggiungeva:</p>
            <p xml:id="MA_0014260" n="XIV.125">- È un buon affare anche per padron 'Ntoni. Credete che non gliene mangi dei soldi quel <term ana="#Malarnese">malarnese</term> di suo nipote? Io lo so quel che vuol dire un figlio che vi fa quella riuscita! Ora glielo <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_re">manterrà il re</seg>.</p>
            <p xml:id="MA_0014270" n="XIV.126"> Ma padron 'Ntoni invece di pensare a risparmiare quei soldi, adesso che il nipote non glieli mangiava più, seguitava a buttarglieli dietro, con avvocati e mangiacarte - quei soldi che costavano tanto, e che erano destinati alla casa del nespolo. - Ora non abbiamo più bisogno della casa, né di nulla! - diceva egli col viso pallido come quello di 'Ntoni, quando l'avevano condotto in città fra gli sbirri, e tutto il paese era andato a vederlo colle mani legate e il fagotto delle camicie sotto il braccio, che glielo aveva portato piangendo Mena, di sera, quando nessuno poteva vederla. Il nonno era andato a cercare l'avvocato, <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_chiacchere">quello delle chiacchiere</seg>, che adesso, dopo aver visto passare anche don Michele, mentre lo portavano all'ospedale, in carrozza, colla faccia gialla lui pure, e la montura sbottonata, il povero vecchio aveva paura, e non stava a cercare il pelo nell'uovo colle <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_chiacchere">chiacchiere dell'avvocato</seg>, purché gli sciogliessero le mani a suo nipote e lo lasciassero tornare a casa; giacché gli pareva che 'Ntoni dopo quel terremoto dovesse tornare a casa e starsene sempre con loro, come quando era ragazzo.</p>
            <p xml:id="MA_0014280" n="XIV.127">Don Silvestro gli fece la carità d'andar con lui dall'avvocato, perché diceva che quando a un cristiano accade una disgrazia come quella dei Malavoglia, bisogna aiutare il prossimo colle mani e coi piedi, fosse pure un birbante da galera, e fare il possibile per levarlo di mano alla giustizia, per questo siamo cristiani e dobbiamo aiutare i nostri simili. L'avvocato, dopo che ebbe udito ogni cosa, e si fu raccapezzato per merito di don Silvestro, disse che era una bella causa, da <term ana="#Buscare">buscarsi</term> sicuro la galera, se non c'era lui, e si fregava le mani. Padron 'Ntoni diventava <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_molle">molle come un <term ana="#Minchione">minchione</term></seg> al sentir parlare di galera; ma il dottor Scipione gli batteva sulla spalla, e gli diceva che non era dottore se non gliela faceva cavare con quattro o cinque anni di prigione.</p>
            <p xml:id="MA_0014290" n="XIV.128">- Cosa ha detto l'avvocato? domandò Mena appena vide comparire il nonno con quella faccia; e si mise a piangere prima di udire la risposta. Il vecchio si strappava quei pochi capelli bianchi, e andava come un pazzo per la casa, ripetendo: - Ah! perché non siamo morti tutti! - Lia, bianca come la camicia, piantava tanto d'occhi in faccia a ciascuno che parlava, senza potere aprir bocca. Poco dopo arrivò la <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_testimonianza">citazione per testimonianza</seg> a Barbara Zuppidda, e Grazia Piedipapera, e don Franco lo speziale, e a tutti quelli che chiacchieravano nella piazza e nella bottega di Pizzuto; sicché il paese intero si mise in subbuglio, e la gente si affollava colla carta bollata in mano, e giurava che non sapeva nulla, com'è vero Dio! perché non voleva averci che fare colla giustizia. Accidenti a 'Ntoni e ai Malavoglia che li tiravano pei capelli nei loro imbrogli. La Zuppidda strillava come un'ossessa: - Io non so niente; io all'avemaria mi chiudo in casa, e non sono come loro che vanno in giro per fare quello che fanno, o che stanno sull'uscio per <term ana="#Cicalare">cicalare</term>con gli sbirri.</p>
            <p xml:id="MA_0014300" n="XIV.129">- Alla larga col Governo! aggiungeva don Franco. Sanno che sono repubblicano, e sarebbero contenti di acchiappare un pretesto per farmi sparire dalla faccia della terra.</p>
            <p xml:id="MA_0014310" n="XIV.130">La gente si logorava il cervello a sapere che cosa potessero dire in testimonianza la Zuppidda e <term ana="#Comare">comare</term> Grazia e gli altri, che non avevano visto niente, e le <term ana="#Schioppettata">schioppettate</term> l'avevano udite dal letto, mentre dormivano. Ma don Silvestro si fregava le mani come l'avvocato, e diceva che lo sapeva lui perché li avevano citati, ed era meglio per l'avvocato. Ogni volta che l'avvocato andava a parlare con 'Ntoni Malavoglia, don Silvestro l'accompagnava alla prigione, quando non avea nulla da fare; al Consiglio adesso non ci andava nessuno, e <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_olive">le ulive erano raccolte</seg>. Anche padron 'Ntoni avea tentato d'andarci due o tre volte; ma com'era arrivato davanti a quelle finestre colle inferriate, e i soldati col fucile che le guardavano, e guardavano tutti coloro che entravano, si era sentito male allo stomaco, ed era rimasto ad aspettare lì davanti, seduto sul marciapiedi, in mezzo a quelli che vendevano castagne e fichidindia, e non gli pareva vero che il suo 'Ntoni fosse là, dietro a quelle grate, coi soldati a guardia. L'avvocato poi tornava dal chiacchierare con 'Ntoni fresco come una rosa, fregandosi le mani; e gli diceva che suo nipote stava bene, anzi era ingrassato. <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_soldati">Adesso al povero vecchio gli pareva che suo nipote fosse dei soldati</seg>.</p>
            <p xml:id="MA_0014320" n="XIV.131">- Perché non me lo lasciano andare? - <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_pappagallo">domandava ogni volta come un pappagallo, o come un ragazzo che non sente ragione</seg>, e voleva anche sapere se lo tenevano colle mani legate. - Lasciatelo stare dov'è, gli rispondeva il dottor Scipione. In queste cose è meglio farci passare del tempo sopra. Già non gli manca nulla, ve l'ho detto, e ingrassa come un <term ana="#Cappone">cappone</term>. Le cose vanno bene. Don Michele è quasi guarito della sua ferita, e anche questo per noi è una cosa buona. Non ci pensate, vi dico, e tornatevene nella barca ché questo è affar mio.</p>
            <p xml:id="MA_0014330" n="XIV.132">- Non ci posso tornare nella barca, ora che 'Ntoni è carcerato; non ci posso tornare. <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_ognuno">Ognuno ci guarderebbe dove passiamo</seg>, e poi non ho più la testa al suo posto, ora che 'Ntoni è carcerato.</p>
            <p xml:id="MA_0014340" n="XIV.133">E tornava a ripetere sempre la stessa cosa, intanto che i danari se ne andavano come l'acqua, e tutti i suoi passavano le giornate rincantucciati in casa, coll'uscio chiuso.</p>
            <p xml:id="MA_0014350" n="XIV.134">Finalmente arrivò il giorno della <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_testimonianza">citazione</seg>, e bisognava che quelli che ci erano scritti andassero al tribunale coi loro piedi, se non volevano andarci coi carabinieri. Ci andò persino don Franco, il quale lasciò <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_cappellaccio">il cappellaccio nero</seg> per comparire davanti alla giustizia, ed era pallido peggio di 'Ntoni Malavoglia che stava dietro la grata come una bestia feroce, coi carabinieri allato. Don Franco non ci aveva avuto mai a fare colla giustizia, e gli <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_scarabattole">rompeva le scarabattole</seg> dover comparire per la prima volta davanti a quella manica di giudici e di sbirri che uno ve lo mettono dietro la grata come 'Ntoni Malavoglia in un batter d'occhio.</p>
            <p xml:id="MA_0014360" n="XIV.135">Tutto il paese era andato a vedere che faccia ci avesse dietro la grata 'Ntoni di padron 'Ntoni, in mezzo ai carabinieri, e giallo come una candela, che non ardiva soffiarsi il naso per non vedere tutti quegli occhi d'amici e di conoscenti che se lo mangiavano, e voltava e rivoltava nelle mani il suo berretto, mentre il presidente, <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_robone">col robone nero e la tovaglia sotto il mento</seg>, gli spifferava tutte le birbonate che aveva fatto, ed erano scritte senza che vi mancasse una parola sulla carta. Don Michele era là, giallo anche lui, seduto sulla sedia, di faccia ai <term ana="#Giudei"><hi rend = "italic">giudei</hi></term> che sbadigliavano e si facevano vento col fazzoletto. L'avvocato intanto chiacchierava sottovoce col suo vicino, come se non fosse stato fatto suo.</p>
            <p xml:id="MA_0014370" n="XIV.136">- Per stavolta, mormorava la Zuppidda all'orecchio della vicina, udendo tutte quelle porcherie che 'Ntoni aveva fatto, la galera non gliela levano di certo.</p>
            <p xml:id="MA_0014380" n="XIV.137">C'era anche la Santuzza, per dire alla giustizia dove era stato 'Ntoni e dove aveva passata quella sera. - Guardate cosa vanno a domandare alla Santuzza, borbottava la Zuppidda. Son curiosa di sentire cosa risponderà, per non spiattellare alla giustizia tutti i fatti suoi.</p>
            <p xml:id="MA_0014390" n="XIV.138">- Ma da noi che vogliono sapere? domandò <term ana="#Comare">comare</term> Grazia.</p>
            <p xml:id="MA_0014400" n="XIV.139">- Vogliono sapere se è vero che la Lia se la intendeva con don Michele, e che suo fratello 'Ntoni abbia voluto ammazzarlo <seg type="explgen" ana="seg_MA_explgen_tagliocorna">per tagliarsi le corna</seg>; me l'ha detto l'avvocato.</p>
            <p xml:id="MA_0014410" n="XIV.140">- Che vi venga il colèra! soffiò loro lo speziale facendo gli occhiacci. Volete che andiamo tutti in galera? Sappiate che colla giustizia bisogna dir sempre di no, e che noi non sappiamo niente.</p>
            <p xml:id="MA_0014420" n="XIV.141"><term ana="#Comare">Comare</term> Venera si rincantucciò nella mantellina, ma seguitò a borbottare: - Questa è la verità. Li ho visti io cogli occhi miei, e lo sa tutto il paese.</p>
            <p xml:id="MA_0014430" n="XIV.142">Quella mattina nella casa dei Malavoglia c'era stata una tragedia, che il nonno, come aveva visto partire tutto il paese, per andare a sentire condannare 'Ntoni, aveva voluto correre cogli altri, e Lia, coi capelli arruffati, gli occhi pazzi e il mento che le ballava, avrebbe voluto andare anche lei, e cercava la mantellina per la casa senza dir nulla, ma colla faccia stravolta e le mani tremanti. Mena però l'aveva afferrata per le mani, pallida anche lei, e le diceva: - No, tu non ci devi andare! tu non ci devi andare! - e non le diceva altro. Il nonno aggiungeva che loro dovevano stare in casa, a pregare la Madonna; e il piagnisteo si udiva per tutta la strada del Nero. Il povero vecchio appena fu alla città, nascosto dietro una <term ana="#Cantonata">cantonata</term>, vide passare suo nipote in mezzo ai carabinieri, e colle gambe che gli si piegavano ad ogni passo andò a sedersi sulla scala del Tribunale, in mezzo alla gente che saliva e scendeva pei fatti suoi. Poi al pensare che tutta quella gente andava a sentire condannare suo nipote, là in mezzo ai soldati, davanti ai giudici, gli parve come se l'avesse abbandonato in mezzo a una piazza, o in un mare in burrasca, e salì anche lui colla folla, levandosi sulla punta dei piedi, per vedere la grata in alto, coi cappelli dei carabinieri, e le baionette che luccicavano. 'Ntoni però non si vedeva, in mezzo a tutta quella gente, e il povero vecchio pensava sempre che adesso suo nipote era dei soldati.</p>
            <p xml:id="MA_0014440" n="XIV.143">Intanto l'avvocato chiacchierava e chiacchierava che le parole andavano <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_carrucola">come la carrucola di un pozzo</seg>. Diceva di no, che non era vero che 'Ntoni Malavoglia avesse fatto tutte quelle birbonate. Il presidente era andato a scavarle fuori per cacciare nei guai un povero figliuolo, poiché questo era il suo mestiere. Ma infine come poteva dirlo il presidente? L'aveva visto lui forse 'Ntoni Malavoglia quella notte, col buio che faceva? <seg type="phrase" subtype="proverbio" ana="#seg_MA_phrase_CasaPovero">«Alla casa del povero ognuno ha ragione»</seg> e <seg type="phrase" subtype="proverbio" ana="#seg_MA_phrase_LaForca">«La forca è fatta pel disgraziato»</seg>. Il presidente senza darsene per inteso lo guardava cogli occhiali, e i gomiti appoggiati sui libracci. Il dottor Scipione tornava a dire che voleva sapere dov'era il contrabbando! e da quando in qua un galantuomo non potesse andare a spasso all'ora che gli pareva e piaceva, <term ana="#Massime">massime</term> se ci aveva un po' di vino in testa, per smaltirlo. Padron 'Ntoni allora affermava col capo, e diceva di sì! di sì! colle lagrime negli occhi, ché avrebbe abbracciato in quel momento l'avvocato il quale diceva che 'Ntoni era un ubbriacone. Ad un tratto <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_rizzare">rizzò il capo</seg>. Questa era buona! questa che diceva l'avvocato valeva da sola cinquanta lire: diceva che poiché volevano metterlo colle spalle al muro, e volevano provargli come quattro e quattr'otto che 'Ntoni l'avevano acchiappato proprio sul fatto, col coltello in mano, e gli avevano portato don Michele là davanti, colla faccia da <term ana="#Minchione">minchione</term> per tanto di coltellata che s'era presa nello stomaco: - chi dice che gliel'ha data 'Ntoni Malavoglia? predicava l'avvocato. chi lo può provare? e chi lo sa se don Michele non se l'era data da sé la coltellata, apposta per mandare in galera 'Ntoni Malavoglia? Ebbene volevano saperlo? Il contrabbando non ci entrava proprio per nulla! Fra don Michele e 'Ntoni di padron 'Ntoni c'era della <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_ruggine">ruggine vecchia per affar di donne</seg>. - E padron 'Ntoni tornava a far segno col capo, che se l'avessero fatto giurare davanti al Crocifisso l'avrebbe giurato, e lo sapeva tutto il paese, la storia della Santuzza con don Michele, il quale <seg type="phrase" ana="#seg_MA_phrase_mani">si mangiava le mani</seg> dalla gelosia, dopo che la Santuzza s'era <term ana="#Incapriccire">incapriccita</term> di 'Ntoni, e s'erano incontrati di notte con don Michele, e dopo che il ragazzo aveva bevuto; si sa come succede quando non ci si vede più dagli occhi. L'avvocato continuava: - Potevano domandarlo un'altra volta alla Zuppidda, e a <term ana="#Comare">comare</term> Venera, e a centomila testimoni, che don Michele se la intendeva con la Lia, la sorella di 'Ntoni Malavoglia, e ronzava là da quelle parti della strada del Nero tutte le sere per la ragazza. L'avevano visto anche quella notte della coltellata!</p>
            <p xml:id="MA_0014450" n="XIV.144">Allora padron 'Ntoni non udì più nulla, perché le orecchie gli si misero a <term ana="#Zufolare">zufolare</term>, e vide <seg type="explgen" ana="#seg_MA_explgen_primavolta">per la prima volta</seg> 'Ntoni, il quale s'era alzato anche lui nella gabbia, e strappava il berretto colle mani, facendo certi occhi da <term ana="#Spiritato">spiritato</term>, e voleva parlare, accennando col capo di no, di no! I vicini portarono via il vecchio, credendo che gli fosse venuto un accidente; e i carabinieri lo coricarono giusto nella camera dei testimoni, sul tavolaccio, e gli buttarono l'acqua sulla faccia. Più tardi, mentre lo facevano scendere per le scale, barcollante, reggendolo sotto le ascelle, la folla usciva anch'essa come una fiumana, e si sentiva dire: - L'hanno condannato ai ferri, per cinque anni. In quel momento 'Ntoni usciva dall'altra porticina anche lui, pallido, in mezzo ai carabinieri, ammanettato come un Cristo.</p>
            <p xml:id="MA_0014460" n="XIV.145">La gnà Grazia si mise a correre verso il paese, e arrivò prima degli altri, con tanto di lingua fuori, perché <seg type="phrase" subtype="proverbio" ana="#seg_MA_phrase_LaMalanuova">la malanuova la porta l'uccello</seg>. Appena vide Lia la quale aspettava sull'uscio, come un'anima del purgatorio, le disse prendendole le mani, e tutta sottosopra anche lei:</p>
            <p xml:id="MA_0014470" n="XIV.146">- Cosa avete fatto, scellerata! che al giudice hanno detto che ve l'intendete con don Michele, e a vostro nonno gli è venuto un accidente!</p>
            <p xml:id="MA_0014480" n="XIV.147">Lia non disse nulla, come non avesse udito, o non gliene importasse niente. Rimase a guardarla cogli occhi sbarrati e la bocca aperta. Infine adagio adagio cadde sulla sedia, e parve che le avessero rotto le gambe in un colpo. Poi, dopo che fu stata un gran pezzo a quel modo, senza muoversi e senza dire una parola, che <term ana="#Comare">comare</term> Grazia le gettava l'acqua sulla faccia, cominciò a balbettare: - Voglio andarmene! non voglio starci più qui! - e l'andava dicendo al canterano, e alle seggiole, come una pazza, che invano sua sorella le andava dietro piangendo, - Te l'aveva detto! te l'aveva detto! - e cercava di afferrarla un'altra volta per le mani. La sera, come portarono il nonno sul carro, e Mena era corsa ad incontrarlo, che oramai non si vergognava più della gente, Lia uscì nel cortile e <term ana="#Poscia">poscia</term> nella strada, e se ne andò davvero, e nessuno la vide più.</p>
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         <list type="term">
            <item xml:id="Sciara">
               <term>Sciara</term>
               <gloss>Le materie infocate e strutte che erutta un vulcano, e che poi s'indurano come pietra (Macaluso, Storaci 1875:277). Per Lava Vulcanica, dall'arabo sciaarà, spazio incolto, campo ecc. (Traina 1868:886)</gloss>
               <bibl>Macaluso</bibl>
               <bibl>Traina</bibl>
            </item>
            <item xml:id="Malarnese">
               <term>Malarnese</term>
               <gloss>Individuo sca­pestrato, scioperato, discolo, poco di buono; cattivo soggetto, briccone.</gloss>
               <ref target = "https://www.gdli.it/pdf_viewer/Scripts/pdf.js/web/viewer.asp?file=/PDF/GDLI09/GDLI_09_ocr_509.pdf">GDLI</ref>
            </item>
            <item xml:id="Carabina">
               <term>Carabina</term>
               <gloss>Arma da fuoco portatile, leggera, a canna lunga</gloss>
               <ref target="https://www.gdli.it/pdf_viewer/Scripts/pdf.js/web/viewer.asp?file=/PDF/GDLI02/GDLI_02_ocr_739.pdf">GDLI</ref>
            </item>
            <item xml:id="Comare">
               <term>Comare</term>
               <gloss>Donna che tiene altrui a battesimo, a cresima; e dicesi altresì rispetto a chi tiene a battesimo, o a cresima la madre del battezzato, o del cresimato (Mortillaro)</gloss>
               <bibl>Mortillaro</bibl>
            </item>
            <item xml:id="Compare">
               <term>Compare</term>
               <gloss>Usasi come per denominazione affettuosa e familiare</gloss>
               <bibl>Traina 1868</bibl>
            </item>
            <item xml:id="Minchione">
               <term>Minchione</term>
               <gloss>Chi si comporta in modo poco sensato, irragionevole, con leggerezza e superficialità; chi, per ignoranza,  ingenuità, faciloneria o eccessiva buona fede, si lascia ingannare, raggirare, lusingare, illudere con estrema facilità; persona  sciocca, credulona o fatua, stolta, ottusa (ordinariamente  assume  una  connotazione fortemente  spreg.  e  ingiuriosa, ma anche, talora bonaria e indulgente).</gloss>
               <ref target = "https://www.gdli.it/pdf_viewer/Scripts/pdf.js/web/viewer.asp?file=/PDF/GDLI10/GDLI_10_ocr_442.pdf">GDLI</ref>
            </item>
            <item xml:id="Spaccone">
               <term>Spaccone</term>
               <gloss>Chi ostenta vanteria e prepotenza o si vanta di imprese incredibili, compiute o da compiere, di ricchezze e posizione sociale inesistenti o, anche, di  strabilianti fortune amorose</gloss>
               <ref target="https://www.gdli.it/pdf_viewer/Scripts/pdf.js/web/viewer.asp?file=/PDF/GDLI19/GDLI_19_ocr_673.pdf">GDLI</ref>
            </item>
            <item xml:id="Bettola">
               <term>Bettola</term>
               <gloss>Osteria di infimo rango e mal frequentata (De Mauro). Indica ambiente  triviale  e  frequentatori  volgari,  scio­perati, ubriaconi; taverna, osteria (GDLI)</gloss>
               <ref target ="https://dizionario.internazionale.it/parola/bettola">De Mauro</ref>
               <ref target="https://www.gdli.it/pdf_viewer/Scripts/pdf.js/web/viewer.asp?file=/PDF/GDLI02/GDLI_02_ocr_204.pdf">GDLI</ref>
            </item>
            <item xml:id="Sacramentare">
               <term>Sacramentare</term>
               <gloss>Giurare che si manterrà un impegno o che quanto si dichiara  è la verità. Anche, con uso enfatico: asserire con fermezza, affermare risolutamente.</gloss>
               <ref target="https://www.gdli.it/pdf_viewer/Scripts/pdf.js/web/viewer.asp?file=/PDF/GDLI17/GDLI_17_ocr_326.pdf">GDLI</ref>
            </item>
            <item xml:id="Bordeggiare">
               <term>Bordeggiare</term>
               <note>Le barche 'bordeggiavano', seguivano, cioè, una rotta a zigzag e controvento (Luperini 1988: 277)</note>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="Cianciare">
               <term>Cianciare</term>
               <gloss>Far discorsi oziosi, pettegoli, vani; chiacchierare di argomenti futili</gloss>
               <ref target="https://www.gdli.it/pdf_viewer/Scripts/pdf.js/web/viewer.asp?file=/PDF/GDLI03/GDLI_03_ocr_114.pdf">GDLI</ref>
            </item>
            <item xml:id="BuonPro">
               <term>Fare buon pro</term>
               <gloss>Giovare, spec. in formule di augurio</gloss>
               <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/fare-buon-pro">De Mauro</ref>
            </item>
            <item xml:id="Sbarcare">
               <term>Sbarcare</term>
               <gloss>Cavar della barca o nave e mettere a terra le cose trasportate</gloss>
               <bibl>Rigutini-Fanfani 1854</bibl>
            </item>
            <item xml:id="Impipare">
               <term>Impipare</term>
               <gloss>Non  dare  importanza,  non  curarsi di qualcosa o di qualcuno; infischiarsi.</gloss>
               <ref target="https://www.gdli.it/pdf_viewer/Scripts/pdf.js/web/viewer.asp?file=/PDF/GDLI07/GDLI_07_ocr_491.pdf">GDLI</ref>
            </item>
            <item xml:id="Senseria">
               <term>Senseria</term>
               <gloss>Compenso spettante a un sensale, di solito calcolato  percentualmente rispetto al valore della merce</gloss>
               <ref target="https://www.gdli.it/pdf_viewer/Scripts/pdf.js/web/viewer.asp?file=/PDF/GDLI18/GDLI_18_ocr_638.pdf">GDLI</ref>
            </item>
            <item xml:id="Bricconata">
               <term>Bricconata</term>
               <gloss>Azione disonesta e malvagia; atto da briccone; birbonata</gloss>
               <ref target="https://www.gdli.it/pdf_viewer/Scripts/pdf.js/web/viewer.asp?file=/PDF/GDLI02/GDLI_02_ocr_377.pdf">GDLI</ref>
            </item>
            <item xml:id="Scrosciare">
               <term>Scrosciare</term>
               <gloss>Del fuoco, crepitare, divampare scoppiettando | di liquido, gorgogliare, bollire rumorosamente</gloss>
               <ref target = "https://dizionario.internazionale.it/parola/scrosciare">De Mauro</ref>
            </item>
            <item xml:id="Questionare">
               <term>Questionare</term>
               <gloss>Discutere intorno a un argomento, disputare su un problema  filosofico o scientifico; fare questione di un caso o di un tipo di comportamento. Anche: argomentare su un punto controverso.</gloss>
               <ref target="https://www.gdli.it/pdf_viewer/Scripts/pdf.js/web/viewer.asp?file=/PDF/GDLI15/GDLI%2015%20ocr_132.pdf">GDLI</ref>
            </item>
            <item xml:id="Orbene">
               <term>Orbene</term>
               <gloss>Allora, dunque, in considerazione di ciò (e si trova in posizione iniziale nella frase, per  rendere più scorrevole il discorso, per facilitare il trapasso da un’idea all’altra, per introdurre una conseguenza, per rafforzare un’interrogazione).</gloss>
               <ref target="https://www.gdli.it/pdf_viewer/Scripts/pdf.js/web/viewer.asp?file=/PDF/GDLI12/GDLI_12_ocr_17.pdf">GDLI</ref>
            </item>
            <item xml:id="Stramazzare">
               <term>Stramazzare</term>
               <gloss>Gettare impetuosamente a terra, in maniera che il gettato resti sbalordito e quasi privo di sentimento. Cadere a terra impetuosamente e senza sentimento</gloss>
               <bibl>Rigutini-Fanfani 1854</bibl>
            </item>
            <item xml:id="Schioppettata">
               <term>Schioppettata</term>
               <gloss>Dicesi così del suono come della ferita che fa la carica | 'Fare alle schioppettate', si dice di più persone che combattono tra loro con gli schioppi; e anche del combattere in guerra armato di schioppo</gloss>
               <bibl>Fanfani 1863</bibl>
            </item>
            <item xml:id="Diavolio">
               <term>Diavolìo</term>
               <gloss>Vocìo, rumore, baccano; putiferio. | Confusione, guazzabuglio.</gloss>
               <ref target="https://www.gdli.it/pdf_viewer/Scripts/pdf.js/web/viewer.asp?file=/PDF/GDLI04/GDLI_04_ocr_341.pdf">GDLI</ref>
               <gloss>Gran quantità di persone o cose che fanno strepito (Petrocchi in Cecco 1995)</gloss>
               <bibl>Cecco 1995 cita Petrocchi</bibl>
            </item>
            <item xml:id="Buscare">
               <term>Buscare</term>
               <gloss>Guadagnare, procacciarsi una cosa con industria (Rigutini-Fanfani 1854). La forma, che richiama, pur essendo di circolazione ampia, il siciliano «vuscari», «abbuscari», è di impegno frequente nel romanzo e in genere nella produzione 'rusticana' (ad esempio in Nedda); secondo Petrocchi «sente un po' del volgare l'azione e il verbo» (Cecco 1995: 19)</gloss>
               <bibl>Rigutini-Fanfani 1854</bibl>
               <bibl>Cecco 1995 cita Petrocchi</bibl>
            </item>
            <item xml:id="Bazzicare">
               <term>Bazzicare</term>
               <gloss>Frequentare luoghi o persone, spec. poco raccomandabili</gloss>
               <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/bazzicare">De Mauro</ref>
            </item>
            <item xml:id="Acquabianca">
               <term>Acquabianca</term>
               <gloss>Sta per «erbabianca», il liquore venduto da Pizzuto (Luperini 1988: 288). Liquore simile ll'assenzio venduto dal barbiere dalle molteplici attività (Marchese 1993). Non si può escludere un riferimento ironico ad un'erbabianca 'adulterata', un'allusione cioè alla dubbia 'genuinità' del racconto di Pizzuto (Cecco 1995: 333).</gloss>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
               <bibl>Cecco 1995</bibl>
            </item>
            <item xml:id="Vicaria">
               <term>Vicaria</term>
               <gloss>Il carcere di Palermo (Cecco 1995: 334; Luperini 1988: 288).</gloss>
               <bibl>Cecco 1995</bibl>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="Cappone">
               <term>Cappone</term>
               <gloss>Galletto castrato, di carne più grassa e più delicata della carne del gallo | <hi rend="italic">Grasso come un cappone</hi>: di persona molto pingue, dall’aspetto florido, ben nutrito.</gloss>
               <ref target="https://www.gdli.it/pdf_viewer/Scripts/pdf.js/web/viewer.asp?file=/PDF/GDLI02/GDLI_02_ocr_727.pdf">GDLI</ref>
            </item>
            <item xml:id="Giudei">
               <term>Giudeo</term>
               <gloss>Che si riferisce, che è proprio del popolo ebraico e dei suoi costumi.</gloss>
               <ref target="https://www.gdli.it/pdf_viewer/Scripts/pdf.js/web/viewer.asp?file=/PDF/GDLI06/GDLI_06_ocr_869.pdf">GDLI</ref>
               <gloss>I 'giurati'. Nell'ottica popolare il processo-modello è quello di Gesù, rivissuto nelle sacre rappresentazioni (Marchese 1993). <hi rend="italic">Giudeo</hi> (propriamente «ebreo, appartenente alla tribù di Giuda») è un termine di uso popolare diffusosi, secondo Pitrè, con le sacre rappresentazioni, soprattutto con quelle della Passione di Gesù Cristo (giudicato appunto dal sinedrio ebraico)(Luperini 1988).</gloss>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
               <bibl>Luperini 1988 cita Pitrè</bibl>
            </item>
            <item xml:id="Cicalare">
               <term>Cicalare</term>
               <gloss>Parlare a lungo di argomenti futili</gloss>
               <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/cicalare">De Mauro</ref>
            </item>
            <item xml:id="Incapriccire">
               <term>Incapriccire</term>
               <gloss>Essere trasportato da un capriccio; ostinato puntigliosamente e irragionevolmente</gloss>
               <ref target="https://www.gdli.it/pdf_viewer/Scripts/pdf.js/web/viewer.asp?file=/PDF/GDLI07/GDLI_07_ocr_626.pdf">GDLI</ref>
               <gloss>'Invaghita', «ma s'intende sempre con quell'ecesso che viene da leggerezza d'animo» (Rigutini-Fanfani).</gloss>
               <bibl>Cecco 1995 cita Rigutini-Fanfani</bibl>
            </item>
            <item xml:id="Zufolare">
               <term>Zufolare</term>
               <gloss>Percepire sibili, tinniti (le orecchie). Disturbato da sibili (l’udito).</gloss>
               <ref target="https://www.gdli.it/pdf_viewer/Scripts/pdf.js/web/viewer.asp?file=/PDF/GDLI21/GDLI_21_ocr_1114.pdf">GDLI</ref>
            </item>
            <item xml:id="Spiritato">
               <term>Spiritato</term>
               <gloss>Chi è posseduto dal demonio, da uno spirito maligno | Chi è profondamente agitato, turbato, sconvolto. Che denota grande agitazione e turbamento</gloss>
               <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/spiritato">De Mauro</ref>
            </item>
            <item xml:id="Cantonata">
               <term>Cantonata</term>
               <gloss>Angolo esterno di un edificio compreso fra due strade perpendicolari</gloss>
               <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/cantonata">De Mauro</ref>
            </item>
            <item xml:id="Massime">
               <term>Massime</term>
               <gloss>Soprattutto (Luperini 1988)</gloss>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="Poscia">
               <term>Poscia</term>
               <gloss>avv. di tempo; lo stesso che Poi, o, Di poi.</gloss>
               <bibl>Rigutini-Fanfani 1854</bibl>
            </item>
         </list>
         
         <list type="nota_explgen">
            <item xml:id="seg_MA_explgen_merluzzi">
               <label>Facevano finta di pescar merluzzi a mezzanotte</label>
               <note>
                  <p>Non erano barche di pescatori (e inoltre la pesca del merluzzo non viene fatta a notte alta), ma di contrabbandieri (Luperini 1988:277)(Marchese 1993). Il ricorso alla metafora di sapore ironico-gergale, con forte sottolineatura allitterativa (facevano finta...merluzzi a mezzanotte), richiama, con analoga allusione alle barche dei contrabbandieri, «come se andassero a pescar pipistrelli» (XIII, 46)(Cecco 1995: 319).</p>
               </note>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
               <bibl>Cecco 1995</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_sordo">
               <label>Fare il sordo</label>
               <gloss>Dalla polirematica "parlare ai sordi" indicata da De Mauro: "fare come chi non vuole ascoltare"</gloss>
               <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/sordo">De Mauro</ref>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_porto">
               <label>La bettola è come un porto di mare</label>
               <note>
                  <p>Pronto ad accogliere tutti(Marchese 1993).</p>
               </note>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_soldi">
               <label>Fare ballare i soldi</label>
               <note>
                  <p>Indicato come un indizio (Cecco 1995: 320) del fatto che 'Ntoni è ormai coinvolto nella "combriccola" del contrabbando (Marchese 1993, Luperini 1988: 278)</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995</bibl>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_cuscini">
               <label>Cuscini che portavano la medaglia di Figlia di Maria</label>               
               <note>
                  <p>Con accentuazione caricaturale (Cecco 1995: 320) in riferimento al seno prosperoso. È un particolare che torna spesso, associato, come qui, a quello della medaglia di Figlia di Maria che riposa sul petto della Santuzza (Luperini 1988).</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995</bibl>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_multa">
               <label>Prendere la multa</label>
               <note>
                  <p>Le osterie, come altri locali pubblici, avevano l'obbligo di rispettare l'orario di chiusura fissato dalle autorità municipali (Luperini 1988: 278)</p>
               </note>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_mulo">
               <label>Ho venduto il mulo</label>
               <note>
                  <p>Cinghialenta faceva il carrettiere prima di dedicarsi al contrabbando (Marchese 1993)</p>
               </note>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_lume">
               <label>Senza lume fuori</label>
               <note>
                  <p>Vanni Pizzuto, barbiere, vende anche bibite non alcoliche, per cui non è richiesta la licenza; né è tenuto a mettere di sera un lume davanti al negozio, come dovevano fare gli osti, per motivi di ordine pubblico (Marchese 1993).</p>
               </note>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_acqua">
               <label>Acqua col limone</label>
               <note>
                  <p>Era ritenuta un antidoto contro l'ubriachezza (Luperini 1988); per attenuare la sbronza (Marchese 1993).</p>
               </note>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_lingua_grossa">
               <label>Colla lingua grossa</label>
               <note>
                  <p>Impastata, come fosse ingrossata per l'ubriachezza (che lo fa parlare con fatica)(Marchese 1993; Luperini 1988).</p>
               </note>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_temperino">
               <label>Temperino</label>
               <note>
                  <p>Eufemismo ironico per coltello (Marchese 1993).</p>
               </note>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_ladro">
               <label>Come i ladri</label>
               <note>
                  <p>'Ntoni è l'unico a cercare una giustificazione ideologica per il contrabbando, rovesciando la realtà per dipingere le forze dell'ordine e i ricchi come i veri ladri che opprimono il popolo. Il suo ragionamento, tuttavia, è frutto di una confusa mescolanza di slogan socialisti e invettive ascoltate da Don Giammaria e Don Franco, usate pretestuosamente per legittimare le proprie azioni(Luperini 1988)(Marchese 1993).</p>
               </note>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_mondo">
               <label>Non ho nessuno al mondo</label>
               <note>
                  <p>"Nessuno si occuperebbe di me, se fossi arrestato" (Marchese 1993)</p>
               </note>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_palle">
               <label>Quelli delle palle</label>
               <note>
                  <p>Destinati a rischiare (Cecco 1995: 326) e alle a schioppettate delle guardie (Marchese 1993)</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995</bibl>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_signore">
               <label>Ma il Signore non ve lo mandò</label>
               <note>
                  <p>Un intervento commentativo del narratore (onnisciente) per dire che ora il Signore non sente la preghiera di Lia (Marchese 1993) e non assiste i Malavoglia.</p>
               </note>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_scoglio">
               <label>Scoglio dei colombi</label>
               <note>
                  <p>È il luogo del secondo naufragio della Provvidenza, che si era sfasciata (Cecco 1995: 329; Marchese 1993)</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995</bibl>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_sangue_del_...">
               <label>Sangue del...</label>
               <note>
                  <p>Poliermatica: espressione ricorrente nel testo in diverse forme e parti, spesso utilizzata con un accezione enfatica per indicare un qualche misfatto, con tono scurrile.</p>
               </note>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_pistola">
               <label>La pistola... partì in aria</label>
               <note>
                  <p>Il colpo di pistola, sparato da don Michele, va in aria, in alto (Marchese 1993; Luperini 1988: 286).</p>
               </note>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_carabina">
               <label>A boccate di carabina</label>
               <note>
                  <p>Con la punta della carabina nella schiena (Marchese 1993)</p>
               </note>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_scampata">
               <label>L'hanno scappata</label>
               <note>
                  <p>'L'hanno scampata'. «Scappari» in siciliano significa anche «fuggir da un male» (Macaluso-Storaci in Luperini 1988:286). Piedipapera, coinvolto nel processo dei contrabbandieri, se la scappa, furbo com'è, con un alibi (Cecco 1995: 390).</p>
               </note>
               <bibl>Luperini 1988 cita Macaluso-Storaci</bibl>
               <bibl>Cecco 1995</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_angustiata">
               <label>Colla faccia angustiata</label>
               <note>
                  <p>Col viso lungo (Cecco 1995: 332)</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_giudizio">
               <label>Come una che non aveva ancora gli anni del giudizio</label>
               <note>
                  <p>La solidarietà di Nunziata, che sceglie di rompere l'isolamento dei Malavoglia, viene condannata dalla logica utilitaristica del paese, che interpreta il suo gesto d'amore come un atto di immaturità e mancanza di giudizio (Marchese 1993). Emerge, così, l'artificio dello straniamento: un normale comportamento solidale viene paradossalmente percepito come una stranezza o un'imprudenza imperdonabile (Luperini 1988: 287).</p>
               </note>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_pretesto">
               <label>Pretesto di averci chi la mantiene</label>
               <note>
                  <p>Riferimento al figlio (Cecco 1995: 334)</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_albergo">
               <label>Albergo dei poveri</label>
               <note>
                  <p>L'ospizio</p>
               </note>
               <bibl>La stessa definizione viene fornita da Cecco 1995, Luperini 1988 e Marchese 1993</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_comune">
               <label>A carico del Comune</label>
               <note>
                  <p>Il criterio di obbligatorietà dell'assistenza ai poveri spettava ai comuni e riguardava coloro che erano inabili al lavoro e privi di mezzi di sussistenza (Luperini 1988: 289)</p>
               </note>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_chiacchere">
               <label>Quello delle chiacchere</label>
               <note>
                  <p>L'avvocato Scipioni, consultato da padron 'Ntoni a proposito della casa su consiglio di don Silvestro (cap. VI), dove si dice di lui che «quanto a chiacchere ne possedeva da mettersi in tasca tutti gli avvocati vecchi» (Marchese 1993; Luperini 1988: 289)</p>
               </note>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_testimonianza">
               <label>Citazione per testimonianza</label>
               <note>
                  <p>L'atto di comparizione per testimoniare in tribunale (Cecco 1995: 336) per deporre come testimone nel corso di un'istruttoria penale o di un processo (Luperini 1988: 290)</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995</bibl>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_soldati">
               <label>Gli pareva... fosse dei soldati</label>
               <note>
                  <p>Questo dettaglio (ripetuto anche più avanti) serve a descrivere lo stato di stordimento e "dolente incanto" che paralizza padron 'Ntoni di fronte alla nuova sciagura. Tale senso di smarrimento si acuisce ulteriormente nell'ambiente estraneo della città, dove il vecchio si sente completamente disorientato e fuori posto(Luperini 1988: 291).</p>
               </note>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_pappagallo">
               <label>Domandava come un pappagallo</label>
               <note>
                  <p>Le similitudini negative utilizzate nel testo non riflettono il pensiero del narratore, che anzi guarda con pietà al declino mentale di padron 'Ntoni, ma esprimono il punto di vista dell'avvocato, infastidito dalle domande del vecchio che considera assurde (Marchese 1993)</p>
               </note>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_ognuno">
               <label>Ognuno ci guarderebbe dove passiamo</label>
               <note>
                  <p>Il venir meno della dignità del lavoro e il profondo senso di esclusione dalla comunità travolgono padron 'Ntoni, spingendolo a rinunciare alla pesca e a pianificare l'addio al paese. Per il vecchio patriarca, questo segna la perdita totale e definitiva della propria identità (Luperini 1988: 292).</p>
               </note>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_cappellaccio">
               <label>Il cappellaccio nero</label>
               <note>
                  <p>Il capo d'abbigliamento, con significato di contestazione (Guglielmino in Luperini 1988: 292) che avrebbe rivelato la sua fede 'rivoluzionaria' (Cecco 1995: 338), buono per il paese ma non per il tribunale (Marchese 1993).</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995</bibl>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
               <bibl>Luperini 1988 cita Guglielmino</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_robone">
               <label>Col robone nero... mento</label>
               <note>
                  <p>La toga nera e le "facciole" (le strisce bianche al collo) del magistrato vengono descritte dai paesani con i termini metaforici e prosaici di "robone" e "tovaglia"(Marchese 1993; Luperini 1988: 292; Carnazzi). Questa scelta linguistica riflette la visione popolare del processo come spettacolo: "robone" traduce infatti il siciliano "rubbuni", usato per indicare la toga o la veste talare (Mortillaro; Cecco 1995: 338).</p>
               </note>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
               <bibl>Cecco 1995 cita Carnazzi e Mortillaro</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_carrucola">
               <label>Come la carrucola di un pozzo</label>
               <note>
                  <p>L'avvocato ha la parlantina sciolta e le sue parole si susseguono con la stessa rapidità e facilità con cui scorre la catena in una carrucola che tira fuori l'acqua da un pozzo (Luperini 1988: 294)</p>
               </note>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_explgen_primavolta">
               <label>Per la prima volta</label>
               <note>
                  <p>Padron 'Ntoni riesce a scorgere il nipote solo quando questi si alza per protestare contro l'avvocato, colpevole di aver disonorato la famiglia rivelando la relazione di Lia. In questo istante avviene un "riconoscimento ideale": nonno e nipote si ritrovano uniti dal legame di sangue e dalla comune difesa dell'onore ferito. La figura di 'Ntoni acquista così una grandezza tragica proprio perché filtrata attraverso lo sguardo del vecchio patriarca (Nardi in Luperini 1988: 295).</p>
               </note>
               <bibl>Luperini 1988 cita Nardi</bibl>
            </item>
         </list>
         
         <list type="nota_phrase">
            <item xml:id="seg_MA_phrase_mogi">
               <label>Mogi mogi</label>
                  <gloss>abbattuto, prostrato, avvilito</gloss>
               <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/mogio">De Mauro</ref>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_Quatto">
               <label>Quatto quatto</label>
               <gloss>Chinato o anche rannicchiato dietro un riparo per  celarsi alla vista di altri o per non farsi notare; che si nasconde alla vista  (ed è spesso  iterato). Che compie una determinata azione, cercando di non  attirare l’attenzione, senza farsene accorgere, alla chetichella.</gloss>
               <ref target="https://www.gdli.it/pdf_viewer/Scripts/pdf.js/web/viewer.asp?file=/PDF/GDLI15/GDLI%2015%20ocr_107.pdf">GDLI</ref>
               <note>
                  <p>Reduplicazione intensiva che si ripropone nel corso del capitolo ben quattro volte (Pitrè, II, p.289 in Cecco 1995: 319, 326).</p> 
               </note>
               <bibl>Cecco 1995 cita Pitrè</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_Ronda">
               <label>Far la ronda</label>
               <gloss>Polirematica che corrisponde a "fare la posta", cioè tenere d’occhio qualcosa o qualcuno aspettando l’occasione propizia per ottenere i propri scopi</gloss>               <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/fare-la-posta">De Mauro</ref>
               <note>
                  <p>Don Michele non sorveglia l'osteria soltanto per far rispettare l'orario di chiusura, ma soprattutto per tenere d'occhio i clienti contrabbandieri e la loro "combriccola", in previsione degli eventi che accadranno quella notte (Marchese 1993; Nardi in Luperini 1988: 278)</p>
               </note>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
               <bibl>Luperini 1988 cita Nardi</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_Vino">
               <label>Vino Chiacchierone</label>
               <note>
                  <p>L'ubriachezza lo faceva diventare loquace (Marchese 1993, Luperini 1988:278).</p>
               </note>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_pane">
               <label>Guadagnarsi il pane</label>
               <gloss>Guadagnarsi da vivere.</gloss>
               <ref target= "https://dizionario.internazionale.it/parola/guadagnarsi-il-pane">De Mauro</ref>
               <note>
                  <p>Il termine è usato per giustificare l'atto illegale che stanno compiendo (Cecco 1995: 322).</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_suonare_ora">
               <label>Suonare l'ora</label>
               <gloss>Polirematica: giungere il momento (De Mauro)</gloss>
               <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/suonare-lora">De Mauro</ref>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_dare_voce">
               <label>Si fece dare voce</label>
               <note>
                  <p>Pizzuto chiede ai visitatori di identificarsi parlando prima di aprire la porta, poiché fino a quel momento si erano limitati a bussare. L'espressione "dare la voce" traduce il siciliano "dari vuci" (chiamare ad alta voce), una precauzione necessaria per assicurarsi che all'esterno ci siano persone conosciute (Luperini 1988; Mortillaro in Cecco 1995).</p>
               </note>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
               <bibl>Cecco 1995 cita Mortillaro</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_rosario">
               <label>Recitando il rosario colla Santuzza</label>
               <note>
                  <p>L'espressione "recitare il rosario" allude maliziosamente alla relazione illecita tra Santuzza e Don Michele, creando un contrasto ironico con il soprannome della donna(Cecco 1995; Marchese 1993). Secondo Traina, la frase riprende inoltre un modo di dire siciliano che significa "parlar d'altro", suggerendo che i due amanti stiano discutendo di argomenti scabrosi che non possono essere riferiti apertamente (Traina in Luperini 1988).</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995</bibl>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
               <bibl>Luperini 1988 cita Traina</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_tonnina">
               <label>Vogliamo farne tonnina!</label>
               <note>
                  <p>La locuzione è attestata anche in siciliano: «Farinni tunnina», nel senso di «malmenare, fare quasi a pezzi» (Mortillaro). La tonnina è un «salume fatto della schiena del pesce tonno» (Rigutini-Fanfani; Cecco 1995).</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995 cita Mortillato e Rigutini-Fanfani</bibl>
               <bibl>Descrizioni simili vengono fornite anche da Marchese 1993 e da Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_panecacio">
               <label>Siamo come pane e cacio</label>
               <note>
                  <p>Andiamo perfettamente d'accordo (Marchese 1993). Detto di due persone, ‘esserci tra loro piena concordia’ (Rigutini-Fanfani in Cecco 1995).</p>
               </note>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
               <bibl>Cecco 1995 cita Rigutini-Fanfani</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_farecorna">
               <label>Fare le corna</label>
               <gloss>Polirematica: disonore da infedeltà coniugale; tradimento del coniuge legittimo o dell’amante.</gloss>
               <ref target="https://www.gdli.it/pdf_viewer/Scripts/pdf.js/web/viewer.asp?file=/PDF/GDLI03/GDLI_03_ocr_795.pdf">GDLI</ref>
               <note>
                  <p>"Mi tradì". Infatti Piedipapera gli aveva fatto il torto di collocare la merce di contrabbando preso un altro ricettatore, don Silvestro (Luperini 1988).</p>               </note>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_repubblica">
               <label>Fare repubblica</label>
               <note>
                  <p>Discutere animatamente di politica (Marchese 1993; Cecco 1995). Verga gioca qui su una voluta ambivalenza semantica: riferita a Don Franco, repubblicano solo a parole, la frase unisce il significato letterale di progettare un regime politico a quello figurato di creare confusione e baccano (Luperini 1988: 282).</p>
               </note>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
               <bibl>Cecco 1995</bibl>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_vogare">
               <label>Vogare al largo</label>
               <gloss>Polirematica: evitare accuratamente di frequentare determinati luoghi o persone; non farsi coinvolgere in certe situazioni.</gloss>
               <ref target ="https://www.gdli.it/pdf_viewer/Scripts/pdf.js/web/viewer.asp?file=/PDF/GDLI21/GDLI_21_ocr_980.pdf">GDLI</ref>
               <note>
                  <p>Qui nel senso di ‘evita luoghi e persone che potrebbero comprometterlo’ (Cecco 1995).</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_volpe">
               <label>Volpe Vecchia</label>
               <note>
                  <p>‘Astuti e vecchi del mestiere’, operano cioè senza esporsi(Cecco 1995: 303, 325). Abile e navigato, che resta in secondo piano e fa esporre solo la manovalanza (Luperini 1988: 262, 282-283).</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995</bibl>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_zoppo">
               <label>Zoppo come il diavolo</label>
               <note>
                  <p>Nella tradizione popolare, la figura del "segnato" (come lo zoppo, il gobbo o il rosso di capelli) ispira da sempre sospetto poiché la deformità viene interpretata come indizio di malvagità, come accade in Rosso Malpelo. Questa diffidenza è sancita da antichi proverbi che esortano a guardarsi dagli "uomini segnati", citando ammonimenti divini o specifici avvertimenti contro chi ha difetti fisici (Marchese 1993; Pitrè, I, p.166 in Cecco 1995: 45).</p>                  
               </note>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
               <bibl>Cecco 1995 cita Pitrè</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_anima">
               <label>Voleva mangiargli l'anima</label>
               <note>
                  <p>Voleva saltargli addosso, aggredirlo (Marchese 1993).</p>
               </note>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_notte">
               <label>Un'ora di notte</label>
               <note>
                  <p>Un'ora dopo il tramonto. «Si diceva in Sicilia un'ora dopo l’avemaria, dopo il tramonto del sole» (Verga in Cecco 1995).</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995 cita Verga</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_carita">
               <label>Dio ve la paga... la carità</label>
               <note>
                  <p>Formula dialettale «Diu vi lu paga» o «Vi lu cumpensa», «Dio rimuneri, ve ne rimetti» (Traina in Luperini 1988).</p>
               </note>
               <bibl>Luperini 1988 cita Traina</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_brontolio_mare">
               <label>Il brontolare del mare</label>
               <note>
                  <p>Diversa percezione della voce del mare (antropomorfizzata), non minacciosa ma affabilmente amichevole, in cui si può leggere l'opposizione che a vari livelli si è instaurata fra i Malavoglia e il villaggio (Cecco 1995: 60).</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_collo">
               <label>Rompersi il collo</label>
               <note>
                  <p>Iperbole, farsi molto male, specialmente cadendo</p>
               </note>
               <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/rompersi-il-collo">De Mauro</ref>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_tagliocorna">
               <label>Tagliare le corna</label>
               <note>
                  <p>'Vendicarsi dell'affronto subito' (Cecco 1995). Per vendicarsi dell'offesa arrecata all'onore della famiglia (Luperini 1988).</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995</bibl>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_palmo">
               <label>Palmo a palmo</label>
               <note>
                  <p>Poco a poco, in modo graduale: riconquistare una regione a palmo a palmo | Alla perfezione, in ogni piccola parte, in ogni dettaglio.</p>
               </note>
               <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/a-palmo-a-palmo">De Mauro</ref>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_pelle">
               <label>Rischiare la pelle</label>
               <note>
                  <p>Polirematica: lasciarci la pelle, rimetterci la pelle, 'morire'.</p>
               </note>
               <ref target="https://dizionario.internazionale.it/parola/pelle_3">De Mauro</ref>
               <ref target ="https://dizionario.internazionale.it/parola/lasciarci-la-pelle">De Mauro</ref>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_baiocco">
               <label>Valere un baiocco</label>
               <note>
                  <p>Nome che si dette a una moneta di rame dello Stato pontificio (circa cinque centesimi). | 'Non valere un baiocco', dicesi figuratamente di qualcosa di nessuno o di pochissimo pregio | Figuratamente 'Baiocco' dicesi ad un uomo sciocco e da poco.</p>
               </note>
               <bibl>Rigutini-Fanfani 1854</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_naso">
               <label>Naso a naso</label>
               <gloss>Loc. Esservi vicinissimo. Trovarsi a naso a naso con qualcuno: trovarglisi di fronte molto vicino.</gloss>
               <ref target="https://www.gdli.it/pdf_viewer/Scripts/pdf.js/web/viewer.asp?file=/PDF/GDLI11/GDLI_11_ocr_214.pdf">GDLI</ref>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_cuore">
               <label>Come se avesse parlato il cuore</label>
               <note>
                  <p>Come se si fosse intuito quanto successo (Luperini 1988: 286). In contrasto con il siciliano «Parrari lu cori» nel senso di «prevedere, presagire, indovinare» (Mortillaro in Cecco 1995: 164).</p>
               </note>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
               <bibl>Cecco 1995 cita Mortillaro</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_alba">
               <label>Principiò a rompere l'alba</label>
               <note>
                  <p>'Incominciò ad albeggiare' (Cecco 1995: 331). È la traduzione del modo dialettale siciliano «Spaccari l'arba». Significa «albeggiare» (Luperini 1988: 286).</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995; descrizione simile viene fornita anche da Marchese 1993.</bibl>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_sale">
               <label>Rimanere di sale</label>
               <note>
                  <p>«Di stucco, stupito» (Petrocchi in Cecco 1995: 332). Piedipapera usa questa frase per recitare da ipocrita la parte di chi è sorpreso e addolorato per la disgrazia dei Malavoglia, pur essendo stato lui il delatore; la sua falsità viene smascherata dal narratore attraverso il contrasto con la moglie, che invece piangeva "davvero"(Marchese 1993).</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995 cita Petrocchi</bibl>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_rasoio">
               <label>La galera non gliela levano nemmeno col rasoio</label>
               <note>
                  <p>L'espressione riflette il detto siciliano «Mancu Matru Mariu co rasolu la pò livari», riferito forse a un famoso barbiere dalla proverbiale abilità (Luperini 1988: 288).</p>
               </note>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_olive">
               <label>Raccogliere le olive</label>
               <note>
                  <p>Il particolare della raccolta delle ulive mostra che sono passati circa otto mesi dall'accoltellamento di don Michele (marzo 1872): infatti la raccolta delle ulive avviene in Sicilia nella seconda metà di novembre (Luperini 198: 291).</p>
               </note>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_re">
               <label>Glielo manterrà il re</label>
               <note>
                  <p>In carcere, 'Ntoni sarà mantenuto a spese dello stato (Marchese 1993)</p>
               </note>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_molle">
               <label>Molle come un minchione</label>
               <note>
                  <p>Si spaventava ed era disposto a tutto. Padron 'Ntoni, in decadenza, non ha più la forza di un tempo; appare sempre più spesso titubante e succube dell'iniziativa altrui (Luperini 1988: 290)</p>
               </note>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_scarabattole">
               <label>Rompere le scarabattole</label>
                  <note>
                     <p>Gli seccava, lo infastidiva (Luperini 1988: 292). Dalla locuzione più comune «rompere le scatole» (Petrocchi in Cecco 1995: 338)</p>
                  </note>
                  <bibl>Luperini 1988</bibl>
                  <bibl>Cecco 1995 cita Petrocchi</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_rizzare">
               <label>Rizzare il capo</label>
               <gloss>Polirematica: farsi valere, ribellarsi o anche mostrare risentimento</gloss>
               <ref target ="https://dizionario.internazionale.it/parola/rizzare-il-capo">De Mauro</ref>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_ruggine">
               <label>C'era della ruggine vecchia per affar di donne</label>
               <gloss>Insofferenza, fastidio per una situazione o per un oggetto.</gloss>
               <ref target="https://www.gdli.it/pdf_viewer/Scripts/pdf.js/web/viewer.asp?file=/PDF/GDLI17/GDLI_17_ocr_227.pdf">GDLI</ref>
               <note>
                  <p>C'era della «gelosia» (Cecco 1995: 341). Padron 'Ntoni spera che la difesa punti su questo, ma subisce un'atroce delusione quando l'avvocato invoca invece il delitto d'onore, esponendo pubblicamente la presunta relazione tra Lia e Don Michele (Marchese 1993).</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995</bibl>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_mani">
               <label>Mangiarsi le mani</label>
               <note>
                  <p>«Mangiarsi i gomiti», 'rodersi dalla rabbia'. Nel Mortillaro: «<hi rend="italic">manciàrisi li guvita</hi>» e «<hi rend="italic">pigghiàrisi li guvita a muzzicuni</hi>» nel senso di «mordersi di rabbia» (Cecco 1995: 196)</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995 cita Mortillaro</bibl>
            </item>
         </list>
         
         <list type="nota_proverbio">
            <item xml:id="seg_MA_phrase_VentreAffamato">
               <label>«Ventre affamato non sente ragione»</label>
               <note>
                  <p>Il proverbio deriva dal siciliano "Panza vacanti nun senti raggiuni" (o nella versione toscana di Pitrè "Ventre digiuno non ode nessuno")(Pitrè in Cecco 1995: 320). Secondo Alfieri, la traduzione cerca di preservare l'armonia sonora originale: l'allitterazione tra "ventre" e "sente" compensa infatti la perdita di quella dialettale ("vacanti/senti"), riproducendo così la simmetria fonica e il ritmo sillabico del modello siciliano (Alfieri 1985: 194).</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995 cita Pitrè</bibl>
               <bibl>Alfieri 1985</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_CorriQuantoVuoi">
               <label>«Corri quanto vuoi che qui t'aspetto!»</label>
               <note>
                  <p>Verga traduce due proverbi siciliani, «Dici la Vicaria di Palermu: -Curri quanto voi, ca ccà t'aspettu» e «Lu malu ferru mori a la mola». La metafora della <hi rend="italic">mola</hi> (utensile usato per affilare lame) indica che, come il ferro scadente si consuma durante l'affilatura, così i colpevoli finiscono per essere logorati dalla legge. I malviventi, quindi, dovranno inevitabilmente fare i conti con la giustizia.(Pitrè in Cecco 1995: 334; Luperini 1988: 288).</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995 cita Pitrè</bibl>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_IlMaloFerro">
               <label>«il malo ferro se lo mangia la mola»</label>
               <note>
                  <p>Verga traduce due proverbi siciliani, «Dici la Vicaria di Palermu: -Curri quanto voi, ca ccà t'aspettu» e «Lu malu ferru mori a la mola». La metafora della <hi rend="italic">mola</hi> (utensile usato per affilare lame) indica che, come il ferro scadente si consuma durante l'affilatura, così i colpevoli finiscono per essere logorati dalla legge. I malviventi, quindi, dovranno inevitabilmente fare i conti con la giustizia.(Pitrè in Cecco 1995: 334; Luperini 1988: 288).</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995 cita Pitrè</bibl>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_IGuaiLiHa">
               <label>I guai li ha chi li cerca</label>
               <note>
                  <p>Verga fa riferimento al proverbio siciliano «Chi cancia la vecchia pri la nova, peju trova; Cui lassa la via vecchia pri la nova, li guai ch' 'un va circannu, ddà li trova (o — un malannu lassa e n'autru nni trova)», sconsigliando di abbandonare la via vecchia per la nuova, avvertendo che il cambiamento porta spesso peggioramenti (dal toscano, riportato da Pitrè, II, 175-76). Secondo Bronzini questa formula riflette la tensione tra la mentalità conservatrice siciliana e quella borghese lombarda, esprimendo l'oscillazione tra antico e nuovo in diversi contesti economici (Alfieri 1985: 90)</p>
               </note>
               <bibl>Alfieri 1985 cita Pitrè e Bronzini</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_CasaPovero">
               <label>«Alla casa del povero ognuno ha ragione»</label>
               <note>
                  <p>Il senso del proverbio è che la giustizia si accanisce con i poveri (Marchese 1993), i quali non hanno i mezzi per difendersi e sono sempre vittime di ingiustizie (Luperini 1988: 294).</p>
               </note>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
               <bibl>Il proverbio è registrato dalla raccolta di Pitrè, I, p. 248 (Cecco 1995: 340)</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_LaForca">
               <label>«La forca è fatta pel disgraziato»</label>
               <note>
                  <p>Il senso del proverbio è che la giustizia si accanisce con i poveri (Marchese 1993), i quali non hanno i mezzi per difendersi e sono sempre vittime di ingiustizie (Luperini 1988: 294).</p>
               </note>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
               <bibl>Luperini 1988</bibl>
               <bibl>Il proverbio è registrato dalla raccolta di Pitrè, I, p. 260 (Cecco 1995: 340)</bibl>
            </item>
            <item xml:id="seg_MA_phrase_LaMalanuova">
               <label>«La malanuova la porta l'uccello»</label>
               <note>
                  <p>Il proverbio riporta il detto siciliano «La malanuova la porta l'oceddu», che indica come le notizie funeste arrivino rapidamente, quasi volando (Mortillaro in Cecco 1995: 342, 169; Marchese 1993). Alfieri ne sottolinea la valenza sociale nei piccoli paesi, dove la gente è disposta a percorrere molta strada pur di recapitare sventure; in Toscana, invece, si dice che le cattive notizie le porti il vento («<hi rend="italic">La mala nuova la porta il vento</hi>» )(Pitrè III, 104 in Alfieri 1985: 212)</p>
               </note>
               <bibl>Cecco 1995 cita Mortillaro</bibl>
               <bibl>Marchese 1993</bibl>
               <bibl>Alfieri 1985 cita Pitrè</bibl>
            </item>
         </list>
      </back>
   </text>
</TEI>