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                <title>Frankenstein, o il moderno Prometeo: capitolo 16</title>
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                    <name>Miriam Giangreco</name>
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                <p>Codifica XML-TEI per il progetto finale del corso di Laboratorio di Filologia Digitale</p>
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                        <author>Mary Shelley</author>
                        <title>Frankenstein, o il moderno Prometeo</title>
                        <biblScope unit="chapter">Capitolo 16</biblScope>
                        <pubPlace>Londra</pubPlace>
                        <date>1818</date>
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                        <persName>creatore</persName>
                        <note>La Creatura fa riferimento a Victor Frankenstein, lo scienziato protagonista del romanzo che ha creato il mostro attraverso i suoi esperimenti scientifici. La Creatura lo maledice per averla abbandonata al mondo, senza affetto e senza guida, ritenendolo responsabile di tutta la sua sofferenza. In questo capitolo, il creatore è l'obiettivo del lungo viaggio compiuto dalla Creatura, che lo cerca affinché gli crei una compagna simile a lui.</note>
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                        <persName>Satana</persName>
                        <note>Figura della tradizione religiosa, usata dal mostro come termine di paragone per descrivere la propria condizione di essere reietto e maledetto, escluso da qualsiasi tipo di felicità e odiato dal suo stesso creatore. La Creatura conosce questa entità in seguito alla lettura del Paradiso Perduto di Milton.</note>
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                        <persName>De Lacey</persName>
                        <note>L'anziano padre cieco di Felix e Agatha. Diventa una figura paterna anche per la Creatura: quest'ultima e il vecchio De Lacey riescono ad instaurare un rapporto di amicizia, grazie anche alla cecità del vecchio, che gli impediva di essere influenzato dalla deformità del suo interlocutore. Il mostro interagisce con lui per primo, nella speranza di guadagnarsi così la sua benevolenza prima di rivelarsi al resto della famiglia. </note>
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                        <persName>Felix</persName>
                        <note>Figlio di De Lacey e fratello di Agatha. È lui che, scoprendo la Creatura ai piedi del padre cieco, lo caccia con violenza e paura. È anche l'insegnante di Safie, alla quale insegna la lingua e geografia, e che diventerà poi sua moglie. Assistendo alle sue lezioni, il mostro scopre la posizione di Ginevra, presso la quale cercherà poi Frankenstein. Felix per la Creatura rappresenta il dolore del rifiuto, ma anche la fonte delle conoscenze che lo aiuteranno per le sue vicende future.</note>
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                        <persName>Agatha</persName>
                        <note>Figlia di De Lacey e sorella di Felix, ricordata dal mostro con particolare tenerezza per via dei suoi "occhi gentili". La Creatura la associa al periodo più felice della sua vita, quello in cui si sente parte di una vera famiglia, seppur attraverso la sola osservazione segreta e silenziosa.</note>
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                        <persName>Safie</persName>
                        <note>Giovane donna di origini arabe che viene accolta dalla famiglia De Lacey come ospite e protetta. Diviene poi la moglie di Felix, che le insegna gli usi e i costumi europei. Viene elogiata dalla Creatura per la sua bellezza. Le lezioni che l'araba riceve da Felix saranno essenziali anche per il mostro, che riesce a seguirle di nascosto.</note>
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                        <persName>signor Frankenstein</persName>
                        <note>È Alphonse Frankenstein, padre di Victor e del bambino. Quest'ultimo fa riferimento al cognome paterno, figura di rilievo sociale, nel tentativo di sottrarsi alla sorte imminente per mano del mostro. Tuttavia la Creatura, riconosciuto il nome, si adira e consolida definitivamente il proprio proposito di vendetta.</note>
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                    <person xml:id="bambino">
                        <persName>bambino</persName>
                        <note>È William Frankenstein, fratello minore di Victor e figlio di Alphonse. Inizialmente, quando la Creatura lo incontra per la prima volta, spera che lui possa vedere al di là dei pregiudizi e della sua deformità, rivelandosi una figura ideale dalla quale ricevere affetto e compagnia. Tuttavia, il bambino spaventato lo insulta e lo minaccia, usando il nome di suo padre Frankenstein, sancendo così la sua definitiva condanna a morte. Diviene quindi la prima vera vittima della Creatura nella sua nuova guerra contro l'umanità. </note>
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                        <placeName>rifugio</placeName>
                        <note>Nascondiglio della Creatura adiacente al casolare della famiglia De Lacey, dal quale osserva questi ultimi per mesi, e imparando così la lingua, i costumi e le emozioni tipicamente umane. Abbandona questo luogo in seguito alla fuga della famiglia dopo aver scoperto la sua presenza, sancendo così la perdita del primo e forse unico luogo che il mostro abbia mai chiamato "casa".</note>
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                        <placeName>Ginevra</placeName>
                        <note>Città natale di Victor Frankenstein, meta del lungo e sofferto viaggio del mostro attraverso l'Europa. La Creatura apprende della città dalle lezioni di Felix e Safie. È il luogo in cui avviene l'incontro con il bambino e dove si svolge la parte finale del capitolo.</note>
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                        <placeName>Montagne del Giura</placeName>
                        <note>Catena montuosa al confine tra Svizzera e Francia, visibile da Ginevra. Vengono menzionate dal mostro per descrivere il momento in cui egli arriva nei dintorni della città, descrivendole come elemento paesaggistico che avrebbero potuto offrirgli conforto per la loro bellezza, ma tutto si rivela inutile per via del suo stato d'animo.</note>
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                        <placeName>confine svizzero</placeName>
                        <note>Area di confine attraversata dalla Creatura durante il lungo viaggio verso Ginevra. È il luogo in cui avviene l'episodio del salvataggio della ragazzina caduta nel torrente e della conseguente aggressione da parte del contadino ai danni del mostro, episodio interpretato da quest'ultimo come l'ennesima forma di ingratitudine e crudeltà degli esseri umani nei suoi confronti.</note>
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                            <objectName>carta del paese</objectName>
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                        <note>Carta geografica in possesso della Creatura durante il viaggio verso Ginevra, usata da lei per orientarsi durante il suo percorso compiuto quasi interamente di notte, per evitare il contatto con gli esseri umani. Rappresenta uno dei pochi strumenti pratici di cui il mostro dispone, grazie all'educazione indiretta ricevuta mediante l'ascolto segreto delle lezioni di Felix a Safie.</note>
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                        <note>Arma da fuoco usata dal contadino per sparare alla Creatura dopo che quest'ultima aveva salvato una ragazzina caduta nel torrente. Il ferimento rappresenta per il mostro la conferma definitiva che qualsiasi atto di bontà tentato da parte sua sarà sempre e comunque ripagato con rifiuto e violenza. Ciò alimenta il suo odio nei confronti dell'umanità.</note>
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                            <objectName>ritratto di una bellissima donna</objectName>
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                        <note>Il piccolo ritratto della madre di William (e Victor) Frankenstein viene trovata al collo del bambino da parte della Creatura, che ne resta affascinata. Presto, però, l'ammirazione si trasforma nuovamente in rabbia e dolore, quando il mostro si ricorda della sua esclusione da qualsiasi cosa sia bella e che dia amore. Il ritratto viene poi nascosto nelle vesti di una donna addormentata in un fienile, con l'intento di incolparla dell'omicidio del bambino.</note>
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            <p> «Maledetto, maledetto <persName ref="#creatore">creatore</persName>! Perché vivevo? Perché in quell'istante non ho estinto la scintilla dell'esistenza che tu mi avevi così inutilmente concesso? Non lo so; la disperazione non si era ancora impossessata di me; i miei sentimenti erano di rabbia e vendetta. Avrei potuto distruggere con piacere quella casa e i suoi abitanti e saziarmi delle loro grida e della loro sofferenza».</p>
                
            <p>«Quando venne la notte lasciai il mio rifugio e vagai per i boschi; e, non più trattenuto dalla paura di essere scoperto, diedi sfogo alla mia angoscia con spaventose urla. Ero come una bestia selvaggia che aveva rotto le reti, e distruggevo gli oggetti che mi ostacolavano, vagando per i boschi con l'agilità di un cervo. Oh! Che miserabile notte passai! Le fredde stelle brillavano beffarde, e gli alberi spogli ondeggiavano i loro rami sopra di me, di tanto in tanto la dolce voce di un uccello risuonava nel silenzio generale. Tutti, tranne me, riposavano o si divertivano; io, come <persName ref="#satana">Satana</persName>, portavo l'inferno dentro di me e non trovando alcuna comprensione desiderai sradicare gli alberi, spargere intorno a me sterminio e distruzione, e poi sedermi a gioire di quella rovina».</p>
                
            <p>«Ma questa ricchezza di sensazioni non poteva durare. Mi stancai per l'eccessivo sforzo fisico e mi lasciai cadere sull'erba umida con la rassegnata impotenza della disperazione. Non c'era nessuno fra le miriadi di uomini che esistevano sulla terra che avrebbe avuto pietà di me o che mi avrebbe assistito; ed io avrei dovuto provare gentilezza verso i miei nemici? No, da quel momento dichiarai perenne guerra a quella specie, e soprattutto a colui che mi aveva creato e mandato incontro a questa insopportabile sventura».</p>
                
            <p>«Sorse il sole; udii le voci degli uomini e capii che per quel giorno era impossibile tornare al mio rifugio. Di conseguenza mi nascosi fra alcuni fitti cespugli, deciso a dedicare le ore successive a riflettere sulla mia situazione».</p>
                
            <p>«La gradevole luce del sole e l'aria pura del giorno mi riportarono un po' di tranquillità; e quando considerai ciò che era successo al casolare, non potei fare il meno di credere che ero stato troppo affrettato nelle mie conclusioni. Senza dubbio avevo agito in modo imprudente. Sembrava che la mia conversazione avesse interessato il padre a mio favore, ma ero stato un pazzo a esporre la mia persona all'orrore dei suoi figli. Avrei dovuto familiarizzare col vecchio <persName ref="#delacey">De Lacey</persName>, e poi, gradualmente, avrei dovuto mostrarmi al resto della famiglia, quando fossero stati preparati ad incontrarmi. Comunque non credevo che i miei errori fossero irreparabili, e dopo molte considerazioni decisi di tornare al casolare, cercare il vecchio e, con le mie suppliche, portarlo dalla mia parte».</p>
                
            <p>«Questi pensieri mi calmarono, e il pomeriggio mi abbandonai ad un sonno profondo; ma l'agitazione che avevo in corpo non mi permise di essere visitato da sogni pacifici. La scena orribile del giorno precedente era sempre dinnanzi ai miei occhi; le ragazze che fuggivano e <persName ref="#felix">Felix</persName>, adirato, che mi strappava dai piedi di suo padre. Mi svegliai esausto, e visto che era già notte, scivolai fuori dal mio nascondiglio e andai in cerca di cibo. Quando la mia fame fu saziata, diressi i miei passi verso il ben noto sentiero che conduceva al casolare. Era tutto tranquillo. Scivolai nel mio rifugio e rimasi in silenziosa attesa della solita ora in cui la famiglia si alzava. Quest'ora passò, ma gli abitanti non si videro. Tremai violentemente, temendo qualche terribile sventura. L'interno della casa era buio, e non sentivo nessun movimento; non riesco a descrivere l'angoscia di quell'attesa».</p>
                
            <p>«Poco dopo passarono due contadini, si fermarono vicino alla casa, ed entrarono in conversazione, gesticolando animatamente; io, però, non capivo ciò che dicevano, perché parlavano nella lingua di quel paese, che era diversa da quella dei miei protettori. Subito dopo, comunque, si avvicinò <persName ref="#felix">Felix</persName> con un altro uomo; fui sorpreso, perché sapevo che non aveva lasciato il casolare quel mattino, ed aspettai con ansia di scoprire dal suo discorso il significato di queste comparse inusuali».</p>
                
            <p>«"Considerate - gli disse il suo compagno - che sarete obbligato a pagare tre mesi di affitto e che perderete i prodotti del vostro orto? Non voglio prendere profitti ingiusti, quindi vi prego di prendere qualche giorno per considerare la vostra decisione"».</p>
                
            <p>«"È assolutamente inutile, - rispose <persName ref="#felix">Felix</persName> - non possiamo più vivere nel vostro casolare. La vita di mio padre è in gravissimo pericolo, date le terribili circostanze che vi ho raccontato. Mia moglie e mia sorella non si riprenderanno più dall'orrore. Vi prego di non parlarmene più. Prendete possesso della vostra proprietà e lasciate che scappi via da questo posto"».</p>
                
            <p>«<persName ref="#felix">Felix</persName> tremava violentemente mentre diceva queste cose. Lui e il suo compagno entrarono in casa, dove rimasero per pochi minuti, e poi se ne andarono. Non vidi più nessuno della famiglia <persName ref="#delacey">De Lacey</persName>».</p>
                
            <p>«Trascorsi il resto della giornata nel mio rifugio in uno stato di estrema e ottusa disperazione. I miei protettori erano andati via e avevano spezzato l'unico legame che mi teneva unito al mondo. Per la prima volta sentimenti di vendetta e di odio riempirono il mio petto, e io non cercai di controllarli, ma mi lasciai trascinare da quel flusso, e diressi la mia mente all'ingiuria e alla morte. Quando pensavo ai miei amici, alla dolce voce di <persName ref="#delacey">De Lacey</persName>, agli occhi gentili di <persName ref="#agatha">Agatha</persName> e alla squisita bellezza dell'<rs type="person" ref="#safie">araba</rs>, questi pensieri svanivano e un torrente di lacrime in qualche modo mi calmava. Ma quando riflettevo di nuovo sul fatto che mi avevano respinto e abbandonato, la rabbia tornava, un furore di rabbia, e incapace di fare del male a qualsiasi essere umano rivolgevo la mia furia su oggetti inanimati. Con l'avanzare della notte, misi diversi combustibili intorno alla casa e, dopo aver distrutto ogni vestigia di coltivazione nell'orto, aspettai con forzata impazienza che la luna scomparisse per cominciare le mie operazioni».</p>
                
            <p>«Con l'avanzare della notte, un vento gagliardo si alzò dai boschi e disperse in fretta le nuvole che avevano indugiato in cielo; le raffiche avanzavano come una valanga poderosa e suscitavano nella mia mente una specie di follia che superò ogni limite di ragione e di riflessione. Accesi un ramo secco e danzai con furia attorno all'amato casolare, con gli occhi fissi all'orizzonte occidentale, il cui limite la luna era quasi giunta a toccare. Una parte del suo disco alla fine si nascose, allora agitai il tizzone; tramontò, e io con un forte urlo diedi fuoco alla paglia, all'erica e ai cespugli che avevo raccolto. Il vento ravvivò il fuoco, e il casolare fu rapidamente avvolto dalle fiamme, che vi si aggrapparono e lo lambirono con le loro lingue forcute e distruttrici. Non appena mi fui convinto che nessun intervento avrebbe potuto salvare alcuna parte dell'abitazione, abbandonai la scena in cerca di un rifugio fra i boschi».</p>
                
            <p>«Ed ora, col mondo dinnanzi a me, dove avrei dovuto rivolgere i miei passi? Decisi di fuggire lontano dalla scena delle mie disgrazie, ma per me, odiato e disprezzato, ogni luogo era ugualmente orribile. Alla fine il pensiero di te mi attraversò la mente. Sapevo dai tuoi fogli che tu eri mio padre, il mio creatore; e a chi potevo rivolgermi con più appropriatezza se non a colui che mi aveva dato la vita? Fra le lezioni che <persName ref="#felix">Felix</persName> aveva dato a <persName ref="#safie">Safie</persName> non era stata omessa la geografia; da queste avevo imparato le posizioni dei diversi paesi della terra. Tu avevi menzionato <placeName ref="#ginevra">Ginevra</placeName> come tua città natia, e io decisi di procedere verso questo luogo».</p>
                
            <p>«Ma come dovevo orientarmi? Sapevo che dovevo viaggiare in direzione sud per raggiungere la mia destinazione, ma il sole era la mia sola guida. Non conoscevo i nomi delle città che dovevo attraversare, né potevo chiedere informazioni a nessun essere umano; comunque non disperavo. Solo da te potevo sperare di ottenere soccorso, anche se nei tuoi confronti nutrivo solo sentimenti di odio. Insensibile, crudele creatore! Tu mi avevi dato percezioni e passioni e poi gettato via, un oggetto per il disprezzo e l'orrore dell'umanità. Ma solo su di te avevo un qualche diritto alla pietà e alla riparazione, e da te ero determinato ad ottenere quella giustizia che invano cercavo di avere da qualsiasi altro essere di forma umana».</p>
                
            <p>«Il mio viaggio fu lungo e le sofferenze che sopportai intense. Era autunno inoltrato quando lasciai il luogo in cui avevo abitato per così tanto tempo. Viaggiavo solo di notte, per paura di incontrare il volto di un essere umano. La natura deperiva attorno a me, e il sole non scaldava più; la pioggia e la neve scendevano attorno a me; fiumi imponenti si gelavano; la superficie della terra era dura, fredda e spoglia, e io non trovavo riparo. Oh, terra! Quante volte ho imprecato maledizioni sulla causa della mia esistenza! La mitezza del mio carattere era scomparsa, e dentro di me tutto si era fatto bile e amarezza. Più mi avvicinavo alla tua abitazione, più profondamente sentivo lo spirito della vendetta infiammare il mio cuore. Cadde la neve e le acque si ghiacciarono, ma non mi fermai. Di tanto in tanto qualche accidente mi dava la direzione, e possedevo una <objectName ref="#cartadelpaese">carta del paese</objectName>; tuttavia mi smarrii spesso. L'agonia dei miei sentimenti non mi concedeva tregua; non c'era accidente che capitasse da cui la mia rabbia e la mia disperazione non potessero estrarre nutrimento; ma una circostanza che capitò quando giunsi al <placeName ref="#confinesvizzero">confine svizzero</placeName>, quando il sole aveva ritrovato il suo calore e la terra ricominciava ad apparire verde, confermò, ancora di più, l'amarezza e l'orrore dei miei sentimenti».</p>
                
            <p>«Di solito di giorno riposavo e viaggiavo solo quando la notte mi proteggeva dalla vista dell'uomo. Tuttavia, una mattina, vedendo che il mio sentiero conduceva a una fitta foresta, decisi di continuare il mio viaggio dopo che il sole si era già alzato; la giornata, una delle prime di primavera, con la piacevolezza della luce del sole e l'aria balsamica rallegrò persino me. Sentii emozioni di gentilezza e piacere, che da tempo sembravano morte, rivivere in me. Un po' sorpreso dalla novità di queste sensazioni, mi lasciai trascinare da esse, e dimenticando la mia solitudine e la mia deformità, osai essere felice. Dolci lacrime mi bagnarono ancora le guance, e alzai persino con gratitudine i miei umidi occhi verso il sole benedetto che mi offriva una tale gioia».</p>
                
            <p>«Continuai a girare per i sentieri del bosco, finché arrivai al suo limite, marcato da un fiume rapido e profondo, nel quale molti alberi piegavano i loro rami, ora in fiore per la nuova primavera. Mi fermai qui, non sapendo bene che sentiero seguire, allora sentii un suono di voci che mi indusse a nascondermi sotto un cipresso. Mi ero appena nascosto quando una ragazzina si avvicinò correndo al luogo dove ero io, rideva come se fuggisse da qualcuno per gioco. Continuava a correre lungo i ripidi pendii del fiume, quando all'improvviso scivolò, e lei cadde nel rapido torrente. Mi precipitai fuori dal mio nascondiglio e con estrema fatica, per l'impeto della corrente, la salvai e la trascinai a riva. Era senza sensi, io feci tutto ciò che era in mio potere per rianimarla, ma all'improvviso fui interrotto dall'avvicinarsi di un contadino, probabilmente la persona da cui lei stava fuggendo per gioco. Appena mi vide si scagliò verso di me, e strappatami la ragazza dalle braccia, si affrettò verso il folto del bosco. Li seguii in fretta, non so perché; ma quando l'uomo vide che mi avvicinavo, mi puntò contro una <objectName ref="#pistola">pistola</objectName>, la caricò e fece fuoco. Caddi a terra, e il mio feritore, aumentata l'andatura, scappò nel bosco».</p>
                
            <p>«Questo era il premio per la mia benevolenza! Avevo salvato un essere umano dalla distruzione, e come ricompensa ora mi contorcevo per il dolore di una ferita che mi aveva dilaniato la carne e le ossa. I sentimenti di bontà e di gentilezza che avevo provato qualche istante prima lasciarono il posto a una rabbia infernale e a un digrignare di denti. Infiammato dal dolore, giurai odio eterno e vendetta a tutta l'umanità. Ma l'agonia per la ferita ebbe il sopravvento; i miei polsi rallentarono e svenni».</p>
                
            <p>«Per alcune settimane condussi una vita miserabile fra i boschi, cercando di curare la ferita che avevo ricevuto. La pallottola mi era entrata nella spalla, e io non sapevo se fosse rimasta dentro o se fosse fuoriuscita, ad ogni modo non avevo i mezzi per estrarla. Le mie sofferenze erano inoltre aumentate da un senso oppressivo di ingiustizia e di ingratitudine. I miei quotidiani voti di vendetta si fortificavano, una vendetta profonda e mortale, tale che da sola mi avrebbe compensato per gli oltraggi e l'angoscia che avevo sopportato».</p>
                
            <p>«Dopo alcune settimane la mia ferita guarì, ed io ripresi il mio viaggio. La fatica che sopportavo non era più alleviata dal sole splendente o dalla brezza gentile della primavera; ogni gioia non era che una beffa che insultava la mia misera condizione e mi faceva sentire ancor più dolorosamente che io non ero fatto per godere il piacere».</p>
                
            <p>«Ma i miei sforzi ora erano quasi giunti alla conclusione, e in capo a due mesi raggiunsi i dintorni di <placeName ref="#ginevra">Ginevra</placeName>».</p>
                
            <p>«Era sera quando arrivai, mi ritirai in un nascondiglio fra i campi lì attorno per meditare su come avrei dovuto rivolgermi a te. Ero oppresso dalla fatica e dalla fame e troppo infelice per gioire della brezza gentile della sera o della visione del sole che tramontava dietro le stupende <placeName ref="#montagnegiura">montagne del Giura</placeName>».</p>
                
            <p>«A questo punto un sonno leggero mi sollevò dal dolore della riflessione, ma fu disturbato dall'avvicinarsi di un bellissimo <persName ref="#bambino">bambino</persName> che, con tutta la spensieratezza dell'infanzia, stava correndo verso il rifugio che mi ero scelto. Improvvisamente, mentre lo guardavo, mi venne in mente che quella piccola creatura era senza pregiudizi e aveva vissuto troppo poco per aver assorbito il terrore per la deformità. Dunque, se fossi riuscito a prenderlo e a educarlo come mio compagno e amico, non sarei stato così solo su questa popolosa terra».</p>
                
            <p>«Spinto da questo impulso, quando il bambino passò, lo afferrai e lo avvicinai a me. Appena vide la mia forma, si mise le mani davanti agli occhi e lanciò un grido acuto; gli tolsi con forza le mani dagli occhi e dissi "Fanciullo, perché fai così? Non voglio farti del male; ascoltami"».</p>
                
            <p>«Lui si dimenava violentemente "Lasciami andare! - gridò. - Mostro, Brutto disgraziato! Tu vuoi mangiarmi e farmi a pezzi. Sei un orco. Lasciami andare, o lo dirò a mio papà"».</p>
                
            <p>«"Fanciullo, non rivedrai mai più tuo padre; tu devi venire con me"».</p>
                
            <p>«"Orribile mostro! Lasciami andare. Mio papà è un magistrato...è il <persName ref="#alphonse">signor Frankenstein</persName> e ti punirà. Non osare prendermi"».</p>
                
            <p>«"<persName ref="#creatore">Frankenstein</persName>! Allora tu appartieni al mio nemico, a colui al quale ho giurato eterna vendetta: tu sarai la mia prima vittima"».</p>
                
            <p>«Il bambino si dimenò ancora e mi caricò di epiteti che portarono disperazione al mio cuore; afferrai la sua gola per farlo tacere, e in un momento giacque morto ai miei piedi».</p>
                
            <p>«Fissai la mia vittima, e il mio cuore si gonfiò di esultanza e di un diabolico trionfo; battendo le mani, esclamai "Anch'io posso creare desolazione; il mio nemico non è invulnerabile; questa morte gli porterà disperazione, e altre migliaia di sventure lo tormenteranno e lo distruggeranno"».</p>
                
            <p>«Mentre fissavo i miei occhi sul bambino, vidi qualcosa che luccicava sul suo petto. Lo presi; era il <objectName ref="#ritratto">ritratto di una bellissima donna</objectName>. Malgrado la mia crudeltà, mi addolcì e mi affascinò. Per alcuni istanti guardai con piacere i suoi occhi scuri, ornati da ciglia profonde, e le sue amabili labbra, ma presto la mia rabbia tornò; ricordai che io ero stato privato per sempre dei piaceri che queste bellissime creature potevano offrire e che colei, di cui contemplavo il volto, guardandomi, avrebbe mutato quell'aria di divina benevolenza in una esprimente disgusto e paura».</p>
                
            <p>«Ti può stupire che tali pensieri mi trasportassero con rabbia? Io mi stupisco solo che in quel momento, anziché sfogare le mie sensazioni in esclamazioni e agonia, non mi sia precipitato fra gli uomini, morendo nel tentativo di distruggerli».</p>
                
            <p>«Sopraffatto da questi sentimenti, lasciai il luogo in cui avevo commesso l'omicidio e, cercando un nascondiglio più sicuro, entrai in un fienile che mi era sembrato vuoto. Una donna stava dormendo su della paglia; era giovane, a dire il vero non così bella come quella del <objectName ref="#ritratto">ritratto</objectName> che avevo, ma di aspetto gradevole, nel fiore della bellezza della gioventù e della salute. Ecco qui, pensai, una di quelle i cui sorrisi gioiosi sono concessi a tutti, tranne che a me. Allora mi chinai su di lei e sussurrai "Svegliati, oh bella, il tuo amore è vicino, colui che darebbe la sua vita per ottenere uno sguardo di affetto dai tuoi occhi; mia amata, svegliati!"».</p>
                
            <p>«La dormiente si mosse; un brivido di terrore corse per il mio corpo. Si sarebbe svegliata davvero, mi avrebbe visto, mi avrebbe maledetto, avrebbe denunciato, l'assassino? Si sarebbe sicuramente comportata così se i suoi occhi chiusi si fossero aperti e lei mi avesse visto. Il pensiero era folle; destò il demonio in me, non io, ma lei avrebbe sofferto; l'assassinio che avevo commesso perché io sono privato di tutto ciò che lei potrebbe darmi, l'avrebbe espiato lei».</p>
                
            <p>«Il crimine aveva in lei la sua origine; fosse sua la punizione! Grazie alle lezioni di <persName ref="#felix">Felix</persName> e alle leggi sanguinarie dell'uomo, avevo imparato come operare il male. Mi chinai su di lei e misi il <objectName ref="#ritratto">ritratto</objectName> al sicuro in una delle pieghe del suo vestito. Si mosse ancora, e io scappai».</p>
            
            <p>«Per alcuni giorni frequentai il luogo in cui erano accaduti questi avvenimenti, a volte desiderando di vederti, a volte deciso a lasciare il mondo e le sue miserie per sempre. Alla fine vagai verso queste montagne, ho attraversato i loro immensi anfratti, consumato da una passione bruciante che solo tu puoi appagare. Non ci separeremo finché non mi avrai promesso di soddisfare la mia richiesta. Io sono solo e sventurato; l'uomo non vorrà mai la mia compagnia, ma uno deforme e orribile come me non mi si negherebbe. Il mio compagno deve essere della mia stessa specie e avere gli stessi difetti. Tu devi creare questo essere».</p>
            
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