Acireale è una città che ti accoglie con il calore della pietra lavica e l'eleganza del barocco siciliano. Situata su un imponente altopiano lavico chiamato Timpa, a circa 150 metri sopra il mare, offre una vista privilegiata sullo Jonio e sull'Etna.
Passeggiando per il suo centro storico, tra le guglie maiolicate del Duomo e i mascheroni ironici che ornano i balconi dei palazzi nobiliari, si scopre un palcoscenico di pietra bianca e basalto che racconta secoli di storia e devozione. Ma Acireale non è solo architettura: è un'anima vibrante che esplode nei colori del suo Carnevale, il più bel Carnevale di Sicilia, e si rasserena nei sentieri delle Chiazzette, che scendono dolcemente tra fichi d'india e profumo di zagara fino al borgo marinaro di Santa Maria la Scala. Qui, tra miti greci e tradizioni artigiane, il tempo sembra scorrere al ritmo lento delle onde che si infrangono sulla roccia vulcanica.
Cuore pulsante della città, la piazza si circonda di grandi architetture: la Cattedrale di Maria Santissima Annunziata, la Basilica dei Santi Pietro e Paolo con la sua facciata svettante e il Palazzo di Città.
Considerata il vertice del Barocco acese, la Basilica stupisce per la sua spettacolare facciata ricca di statue e fregi. Si tratta del luogo di culto dedicato al Compatrono della città: al suo interno, tra i capolavori di Pietro Paolo Vasta, viene custodito il fercolo argenteo del Santo, protagonista della celebre e sentita festa del 20 gennaio.
Il giardino pubblico più esteso della città. Il nome della Villa non tradisce le aspettative: attraversando i suoi sentieri fino in fondo, si raggiunge una balconata monumentale che offre uno spettacolo mozzafiato.
La Basilica Cattedrale fonde l'eleganza del prospetto neogotico con lo sfarzo barocco degli interni. Al suo interno, oltre a una preziosa meridiana ottocentesca, si custodisce la monumentale Cappella Reale dove sono conservate le sacre reliquie di Santa Venera, patrona della città.
Il 20 gennaio Acireale esplode in un rito di fede e adrenalina. Il cuore dell'evento è l'uscita trionfale dalla Basilica, quando il prezioso fercolo viene accolto dal boato dei devoti. Tra manovre spettacolari e corse, è una tradizione che scuote l'anima della città.
Un'esplosione di cartapesta, fiori e luci. I carri allegorico-grotteschi sfilano tra le quinte barocche del centro storico, rendendo Acireale la capitale della creatività e dell'artigianato artistico siciliano in un clima di festa contagiosa.
La città si veste d'oro per la sua Santa Patrona. Una celebrazione caratterizzata dalle artistiche candelore e dai canti sacri, che culmina nella trionfale processione per le vie del centro, cuore pulsante della fede e dell'identità acese.
Si narra che il nome di Acireale deriva dal mito del pastore Aci e della ninfa Galatea. Il mito racconta dell'immenso sentimento che legava Aci a Galatea, una splendida ninfa marina dalla carnagione candida e profondamente amata dalle divinità. Ma la gelosia del ciclope Polifemo fu talmente tanta che il mostruoso gigante uccise il jovem schiacciandolo sotto un masso. Le lacrime inesauribili di Galatea destarono la pietà delle divinità; queste, desiderando alleviare il suo profondo tormento, trasformarono il corpo di Aci in uno splendido fiume. Il titolo "Reale" fu concesso da Filippo IV di Spagna nel 1642.
Il cavolo trunzu di Aci è una tipica varietà locale di cavolo rapa, coltivata nell’area di Acireale e nei territori circostanti situati alle falde dell’Etna. Il suo nome prende origine dal soprannome con cui i catanesi indicavano gli abitanti di Aci, con il significato di “testa di rapa”.
La città di Acireale deve il suo famoso titolo di "città delle cento campane" alla grandissima concentrazione di chiese e luoghi di culto che caratterizzano il suo territory.
In foto: Campanile della Cattedrale di Acireale
Sotto i balconi barocchi di Acireale si trovano spesso dei volti grotteschi scolpiti nella pietra. Queste figure, chiamate mascheroni, avevano il compito di tenere lontani gli spiriti maligni e l'invidia, proteggendo gli abitanti del palazzo con le loro espressioni bizzarre.