Nuovo Cinema Paradiso
1988"Nuovo Cinema Paradiso non è semplicemente un film; è una lettera d'amore a cuore aperto al cinema e, soprattutto, a quella stagione della vita in cui tutto sembrava magico e infinito. Fin dalle prime note della colonna sonora di Ennio Morricone – che da sola basta a farti venire i brividi – vieni catapultato in una Sicilia calda, polverosa e malinconica. La storia dell'amicizia tra il piccolo Totò e il proiezionista Alfredo è di una tenerezza disarmante. Ti fa provare una nostalgia fortissima anche per un'epoca che, magari, non hai mai vissuto. È un film che profuma di infanzia, di sere d'estate, di fumo di sigaretta e di pellicola che brucia."
Colazione da Tiffany
1961"Hai presente quando fuori piove, ti metti un maglione comodo e ti lasci cullare da una strana, dolcissima malinconia? Ecco, guardare Colazione da Tiffany è esattamente questo. Non è un film che ti aggredisce con le lacrime, ma ti si siede accanto con una grazia incredibile. C’è una scena che racchiude tutto il cuore del film: Holly Golightly seduta sulla scala antincendio, struccata, con i capelli raccolti in un asciugamano, che suona la chitarra e canta Moon River. In quel preciso istante, tutta la finta allegria delle sue feste sfarzose svanisce e rimani a tu per tu con la sua solitudine. Ti ritrovi a voler bene a questa ragazza così stramba, così spaventata dal mondo, che usa grandi occhiali scuri come scudo per non farsi leggere dentro. La New York di questo film non è una metropoli fredda, ma un rifugio per anime randage, quelle che si svegliano all'alba perché non riescono a dormire e cercano un po' di pace davanti alle vetrine di Tiffany. Senti addosso la loro stessa identica vertigine: quella paura fortissima di legarsi a qualcuno, di perdere la propria libertà, mescolata però al bisogno disperato di essere trovati e protetti. E quando arriva il famoso finale sotto il diluvio, con la ricerca disperata di quel gatto senza nome tra i vicoli bagnati, senti una morsa allo stomaco che si scioglie solo nell'abbraccio finale. Ti lascia addosso una sensazione bellissima e fragile, come se avessi appena scoperto che, alla fine, perdersi insieme è l'unico modo per trovarsi davvero."
Hiroshima Mon Amour
1959"È un film che ti fa respirare un’aria densa, quasi febbrile. Tutto si gioca sul contrasto tra l'intensità travolgente di un amore improvviso, clandestino, consumato in una stanza d’albergo tra un’attrice francese e un architetto giapponese, e l'ombra immensa, devastante, della bomba atomica. Guardandolo, provi una strana sensazione di vertigine: ti accorgi che la tragedia collettiva di una città distrutta e il dramma intimo di un amore privato si fondono, diventando la stessa identica cosa. C’è un ritmo ipnotico nella storia, scandito dalle voci dei due protagonisti che sembrano quasi recitare una poesia o una preghiera. Ti ritrovi immerso in un labirinto di ricordi, dove il presente a Hiroshima si mescola dolorosamente al passato di lei in Francia, a un amore perduto durante la guerra. Senti addosso il peso di una verità profonda e crudele: la paura più grande non è il dolore in sé, ma il fatto che quel dolore, col tempo, svanirà. Senti il terrore della dimenticanza, l'idea che anche l'amore più assoluto e la tragedia più grande siano destinati a diventare solo sbiaditi ricordi."
Paris, Texas
1984"Guardare Paris, Texas è come trovarsi da soli in mezzo a un deserto immenso, mentre il sole tramonta e l'aria si fa improvvisamente fredda. C’è una malinconia polverosa e bellissima in questa pellicola, amplificata dalle note solitarie della chitarra di Ry Cooder che sembrano vibrare direttamente nello stomaco. Senti addosso tutto il peso del silenzio di Travis, un uomo svuotato che cammina nel nulla per fuggire dai cocci del proprio passato. Ma la vera morsa al cuore arriva nella seconda parte, in quel dialogo straziante separato da un vetro specchiato: in quel momento il film ti spezza in due. Provi una tenerezza infinita e un dolore purissimo, quasi intollerabile. *Paris, Texas* ti lascia addosso la sensazione di un viaggio faticoso ma necessario, e la dolorosa consapevolezza che, a volte, l'atto d'amore più grande e assoluto consiste proprio nel saper sparire all'orizzonte, lasciando chi ami libero di respirare."
Youth
2015"È un film sospeso, racchiuso nell'atmosfera ovattata di un lussuoso hotel svizzero dove il tempo sembra essersi fermato, mentre fuori scorre implacabile. Guardandolo, senti addosso una malinconia dorata ed elegantissima. C'è una strana ironia che danza continuamente con la paura di invecchiare e di dimenticare. La sensazione più forte è quella di un contrasto continuo: la pesantezza dei corpi che cedono al tempo e la leggerezza dei desideri che, invece, rimangono giovani, quasi a voler fare i dispetti alla carta d'identità. È un film che suona. Senti la musica ovunque, anche quando il protagonista, Fred, si siede in un prato e inizia a 'dirigere' un'orchestra immaginaria fatta di campanacci di mucche, fruscio di foglie e versi di uccelli. In quel momento provi una sbalorditiva sensazione di pace e di solitudine cosmica. Sorrentino ti regala una metafora visiva che ti si pianta nello stomaco: guardare le cose attraverso un binocolo. Da un lato tutto sembra vicinissimo, ed è il futuro quando si è giovani; dall'altro tutto sembra lontanissimo, ed è il passato quando si è vecchi. Youth ti lascia addosso esattamente questa vertigine. Non ti stringe il cuore con il dolore, ma ti culla con una tenerezza infinita, sussurrandoti che, finché proviamo stupore davanti alla bellezza, il tempo non potrà mai davvero sconfiggerci."
Aftersun
2022"Aftersun ha il sapore dolceamaro di un ricordo d'infanzia che cerchi disperatamente di decifrare da adulto. Guardarlo è come osservare una vecchia videocassetta registrata durante una calda estate al mare: c'è la luce accecante del sole, il blu della piscina, la spensieratezza dei gelati divisi in due. Eppure, sotto quella superficie luminosa, senti costantemente un brivido freddo, un'ombra invisibile che si allunga. La forza del film sta tutta in questo contrasto silenzioso. Provi la tenerezza assoluta del legame tra questo giovane padre e la sua bambina, ma contemporaneamente avverti un nodo alla gola, un senso di impotenza angosciante. Capisci, prima ancora che accada qualcosa, che dietro i sorrisi e i balli di lui si nasconde un dolore immenso, un baratro che la figlia, all'epoca, poteva solo sfiorare senza comprendere. Quella danza finale sulle note di Under Pressure, tra luci stroboscopiche, buio e abbracci disperati, ti spezza letteralmente in due. Aftersun non urla mai il suo dolore, lo sussurra. Ti lascia addosso una devastazione silenziosa, una malinconia che rimane sottopelle per giorni e il bisogno viscerale di stringere le persone che ami, insieme alla dolorosa consapevolezza che, a volte, nemmeno l'amore più puro può salvare qualcuno dai propri fantasmi."
Hamnet attraverso il dolore: parole e immagini diventano catarsi per il pubblico
Il “palcoscenico di Hamnet” è abitato da pochi volti e da poche voci, ma risuona di continui echi e silenzi. Ed è proprio in questi interstizi che il dolore, nelle sue molteplici forme, si dilata, espandendosi come una macchia d’olio lungo i 125 minuti di pellicola. Nella regia intima di Hamnet – Nel nome del figlio, Chloé Zhao (pseudonimo di Zhao Ting) traduce il lutto non solo in parole e immagini, ma anche in carne e ossa. Il film dà corpo alla scomparsa, all’amore per un figlio che la vita ha donato e che la morte ha portato via con sé, attraverso l’indelebile interpretazione di Jessie Buckley e la magnetica vulnerabilità di Paul Mescal, rispettivamente nei ruoli di Anne (Agnes) Hathaway e William Shakespeare.
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